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Davide Rosso

Davide Rosso

Davide Rosso ha scritto il romanzo gotico “Messe nere anatomiche su Madonna delle Vigne” (2017), il thrilling “Sonno profondo” (2018) e la true fiction Voix” (2020). Collabora con La Zona Morta, La Soglia Oscura e Mattatoio n.5.

Lascio per il momento da parte quei gustosi volumetti dei KKK, dei quali vi parlo da tempo, per fare un piccolo salto in avanti. Nel 1987 Sperling & Kupfer edita nella sua collana di paperback un romanzo di William Katz, “Gli occhi del terrore”, tradotto dall’americano da Luciana Bianciardi.

La fossa dei serpenti esce nelle edicole il 20 settembre del 1969. Lo scrive, al solito, Laura Toscano, celatasi per l'occasione dietro lo pseudonimo di Barbara Lee. Si tratta di un thrilling a metà strada tra quelli per faccende monetarie alla Mario Bava e quelli psicologici di Robert Bloch… Dario Argento non ha ancora fatto la sua comparsa, però La fossa ne anticipa certe derive violente, il gusto estetico di alcuni omicidi, cose così.

I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, Orgasmo di Quentin Polansky (alias Laura Toscano), n. 168, del 5 dicembre 1971. Ancora siamo nel biennio d’oro del nostro italian giallo, e anche questo volumetto da 250 lire ne è un esempio perfetto. La Toscano è ormai al vertice della sua prosa: la trama, con inutile ambientazione parigina, è un condensato di ciò di cui parla Valerio Mattioli (in un volume collettaneo stupefacente, Demonologia rivoluzionaria, della Nero edizioni) a proposito del thrilling italiano, ossia un genere che intercetta le sfaccettature acide del pop, miscelandole con un esoterismo parasatanico, sesso estremo e droghe (miscugli che vengono dall’America, dai lidi irreali di una California pagana).

Nel 1994 esce nei grandi tascabili della Newton un volume dal titolo Profondo thrilling; si tratta di una rilettura (alquanto fedele) di 5 film di Dario Argento. In realtà il volume è un’espansione rivista di un volume uscito edito da Sonzogno nel giugno del 1975, quando la fama di Argento ha raggiunto l’apice con l’uscita (nel marzo di quel medesimo anno) di Profondo rosso, capolavoro thrilling del regista romano.

Rimesto ancora in questi sublimi volumetti da edicola degli anni ’70. Parossismo esce il 5 ottobre del 1970, quando la collana è ormai orientata verso un nuovo tipo di thrilling, verso una sensibilità più moderna e sperimentale rispetto al gotico.

Torno, con brevi abbozzi, ad occuparmi di ciò che conta davvero, ossia di questa letteratura automatica degli anni ’60 e ’70, letteratura da edicola a 250 lire. La collana dei KKK1, a mio avviso, ha elementi molto più interessanti rispetto a quella dei coevi Racconti di Dracula. Si tratta infatti di una collana che, alla necrologia di un gotico di cartapesta, innesta una vena moderna e nervosa capace di allacciarsi a uno dei generi più dirompenti di quegli anni: il thrilling italiano, il nostro giallo italiano inventato da Mario Bava e, soprattutto, Dario Argento.

Il ’69 psichedelico della letteratura italiana è affidato esclusivamente alla penna fertilissima di Laura Toscano, la più grande scrittrice thriller che l’Italia abbia avuto.
Il 5 ottobre del 1969 esce il n. 124 della collana I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, edita dalle Edizioni Periodici Italiani di Marco Vicario, collana per la quale, brevemente, ha collaborato un giovanissimo Dario Argento.

Avvicinarsi oggi alla letteratura sperimentale che si praticava più di cinquant’anni fa significa fare un salto in un grande altrove impraticato, persino ostile, un corpus anti-narrativo lasciato cadere nell’oblio. Scelgo di prendere il sentiero di questa selva intricata passando non a caso per L’Oblò di Adriano Spatola, pubblicato da Feltrinelli nell’ottobre del 1964 nella collana sperimentale Le Comete n. 36.

Conduco l’indagine (anche per comodità visto che li ho sottomano, in condizioni perfette) sulla collana Jacula collezione, raccolta e ristampa della serie regolare, uscita dal ’73 all’84 con splendide copertine inedite, assai più spinte di quelle originali. Jacula appare per la prima volta nelle edicole nel 1969 (un periodo politicamente e culturalmente lontano dal nostro presente editoriale, dominato – leggo la classifica da un Tuttolibri a caso – da gente come Volo, Carofiglio e invadenti scrittori dall’aldilà), cavalcando una erotizzazione sempre più spinta del cinema horror del periodo (penso alle vampire lesbiche dei primi gotici italiani di Polselli e Regnoli o a quelle della Hammer dei primi ’70 e ancora a quelle spintissime del cinema iberico di Aranda e Franco).

Nel settembre del 1975 l’editore Rizzoli manda in libreria un interessante volume a firma di Anonimo, I soldi in paradiso. Si tratta di un racconto fantapolitico, una commedia sulla fine del capitalismo in Italia e sul tracollo di un intero sistema politico. Il romanzo tiene conto del senso di fine di una collettività e delle mutazioni di un certo italiano inetto e fanfarone alla base di molti film della commedia degli anni ’60, in particolare quelli interpretati da Alberto Sordi. Gli anni ’70 tuttavia sono l’ultima stagione di popolarità del nostro cinema, un decennio fecondo e sperimentale, d’irripetibile libertà.

La casa del buio è uno Sperling & Kupfer del 2002, scritto da Stephen King e Peter Straub (traduzione di Maria Teresa Marenco). Il romanzo, uscito nel 2001, due anni dopo l’incidente quasi mortale che coinvolse King nel 1999, appartiene di diritto all’ultima fase, quella giustamente definita da Giovanni Arduino, in un bel numero di Linus dedicato allo scrittore americano, malinconica e melanconica. In questa fase però, King raggiunge anche la sua piena maturità, quasi una piacevolezza narrativa (quasi) senza più padri o padroni.

Il clima ansiogeno di questi giorni1 contagia la comunicazione televisiva e digitale: caccia alle mascherine, orribili racconti su malati intubati, cadaveri portati via di nascosto dalle autorità, ambulatori avveniristici e voli di biocontenimento; nell'età multimediale la potenza evocativa della comunicazione materializza nuovamente paure antiche di complottismo millenarista.

Nelle magiche edicole degli anni ’70, oltre a certi fumetti neri da stazione che uscivano all’epoca, era possibile trovare un nutrito numero di riviste dedicate ai fotofilm, ossia cineromanzi e fotoromanzi originali infarciti di grand guignol, trame contorte e stravaganti e dosi massicce di sesso. Pellicole sexy horror, sexy thriller, sexy e basta girate tra lugubri castelli o panorami mozzafiato ammaliati dalla presenza di muse femminili che hanno fatto sognare gli spettatori dell’epoca. Rosalba Neri, Rita Calderoni, Edwige Fenech, Cristina Airoldi, Sylva Coscina, Femi Benussi, corpi di attrici calde e surreali, chiamate a impersonare vampire assatanate, femmine lussuriose o personaggi sempre al limite, paragonabili appunto a quelli automatici dei fumetti neri di allora. In tal senso, penso soprattutto a collane che hanno amalgamato l’orrore, il thriller con il sesso, il sadismo e la necrofilia: Oltretomba gigante, Terror gigante, Il vampiro presenta, Lo scheletro presenta, Jacula, Vampirissimo, I sanguinari.

Ho tentennato un po' prima di scrivere questo articolo, in parte perché di Richard Laymon so quasi nulla. Di esperti su di lui ce ne saranno, ma non devono essersi sprecati perché su internet (in italiano) si trova pochino. In un volume di Monster Masters di qualche anno fa era possibile leggere alcune cose su di lui dette dalla moglie Ann Marshall. Su youtube circola una intervista degli anni ’90, con lo scrittore che si dondola sornione su una sedia, il viso largo a frittella, gli occhietti piccoli dietro le lenti dei grandi occhiali, il fisico corpulento e obeso.

Nella bella introduzione alla nuova edizione del classico di Ernesto de Martino Sud e magia (Biblioteca Donzelli, 2015), i curatori Fabio Dei e Antonio Fanelli accennano - nonostante la scomparsa di certa cultura della miseria e di un contesto contadino e agrario legato ad ideologie magico religiose dissolte parzialmente dall’avvento della cultura di massa -  a una permanenza della magia nei contesti modernizzati e urbani dei segmenti sociali del ceto medio. 

La cultura di massa degli anni ’60 si nutre di scuole, caserme, tribunali, carceri e cimiteri. Una società rurale non ancora scomparsa e una società di massa “arrivante”. Nuove identità di classe. La sociabilità di gruppo passa dalle piazze, ai caffè, ai luoghi del dopolavoro. Circoli anarchici, periferie urbane, osterie, il tutto in una transizione post-fascista sorvegliata dalle pratiche religiose. Una geografia di luoghi sacri nella penisola, con Madonne votive, chiese di campagna e riti di passaggio (matrimoni, funerali, battesimi) a ricordare un’intensa devozione religiosa in tutte le classi sociali. Nel frattempo la vita quotidiana si fa più dinamica, mobile, con una densità degli spazi urbani intasati dalle automobili.

La New Edi.Gra.F edizioni editava già Bigfilm e Cinesex, due grosse riviste di fotofilm degli anni ‘70. Il n.1 di Suspense esce nel maggio del 1970 (pag. 74, L. 250). È una rivista di fotofilm dal curioso sottotitolo “amore erotismo magia terrore”.

Il primo giugno del 1973, esce nelle edicole italiane il primo numero di Oltretomba gigante, che va ad aggiungersi alla collana regolare e a Oltretomba colore. Il formato aumentato, grandi tavole, copertine pittoriche coloratissime e spettrali, tutti elementi che rendono la collana tra le più belle tra i fumetti neri di allora. Per una breve storia editoriale rimando ai bei volumi filologici curati da Luca Mencaroni editore.

La rivista Planète/Pianeta esce in edizione italiana nel marzo/aprile del 1964. Planète (The Planet) era una rivista francese di realismo fantastico creata da Jacques Bergier e Louis Pauwels. Funzionò dal 1961 al 1972 (in Francia).

Il 1969 psichedelico della letteratura italiana è affidato quasi esclusivamente alla penna fertilissima di Laura Toscano, la più grande scrittrice thriller che l’Italia abbia avuto. Il 5 ottobre del 1969 esce il n. 124 della collana I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, edita dalle Edizioni Periodici Italiani di Marco Vicario, collana per la quale, brevemente, ha collaborato un giovanissimo Dario Argento.

Fabio Camilletti, nella Guida alla letteratura gotica (Odoya 2018), illustra il potere immaginifico di un genere forgiato da miti e figure che rispondono al presente con l’evasione nel passato. Il gotico, dal Settecento francese, vaga per l’Europa diventando di volta in volta racconto supernatural, horror, german o littérature frénetique. Negli altrettanto frenetici anni ’60 e ’70 italiani dello scorso secolo, i fantasmi del gotico riaffiorano nel lessico stereotipato delle collane da edicola I racconti di Dracula e I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, ovvero pura letteratura di massa.

I racconti di Dracula uscirono nelle edicole italiane nel 1959 e continuarono fino al 1981. L’editore, la ERP, apparteneva al barone Cantarella, nobile siciliano che prima aveva iniziato a muoversi nel cinema, poi era passato al boom della narrativa popolare, in quegli anni al culmine. Cantarella non editava solo i Dracula, bensì anche molte altre collane, offrendo storie di guerra, spionaggio, rifacimenti della narrativa hard boiled americana. Gli scrittori dei Dracula erano tutti italiani, celati sotto pseudonimi anglofoni, un po' come i registi degli spaghetti western. Molti di questi erano alle prime armi e accettavano il compenso dell’editore (circa 50 mila lire dell’epoca in contanti e non era poco per un centinaio di cartelle!) per aumentare le entrate mensili: tra di loro abbiamo un giudice, un medico, uno psichiatra, un militare di carriera, un giornalista. Quasi tutti si vergognavano di quei romanzetti (scritti velocemente ai margini della vita lavorativa e famigliare, senza riletture o scalette e tantomeno editing particolari) e, negli anni, hanno cercato di far perdere le loro tracce. Si trattava insomma di “negri” della macchina da scrivere, mercenari pronti a tutto pur di raggranellare un po' di quattrini e non certo di fini intellettuali animati da propositi artistici.

Renzo Barbieri ha avuto molti meriti. Verso la metà degli anni settanta, l’editore milanese affianca alle sue numerosissime collane a fumetti horror-erotiche una serie di romanzi del terrore, anch’essi destinati al circuito secondario delle edicole.

Nel pregiato volume Mondadori Il piacere della paura (uscito nel 1973) i curatori Ravoni & Riva ricercano le origini del genere horror nel fascino discreto della borghesia novecentesca. Prima gli psicagoghi americani Creepy ed Eerie, buffoni orrendi di grandi abbuffate di fumetti collaudati sui canovacci di Poe, Lovecraft, Shelley, Stoker rivisti su fondo retinato e un lettering innovativo che verrà ripreso dalla pop art. Poi l'incubo borghese ha attecchito anche qui da noi, in una serie di pubblicazioni popolari della prima metà degli anni ’60: i fotoromanzi del brivido dell’editrice Nova di Roma, le collane dei KKK, dei Racconti di Dracula e ancora i Romanzi diabolici, la collana degli Urania, i Gialli allucinanti, le scimmiette della Garzanti, I gialli del secolo, I gialli dello schedario, o le valanghe di fumetti neri che cominciano ad uscire dalla prima metà degli anni ’60: Kriminal, Satanik, Sadik, giù fino all’orgia dei fumetti horror erotici inventati da Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon.

Buzzati fantastiqueur, pasticheur di stili, dìablerìe alla Buzzati.
Nella nostra ricerca sul fantastico nella letteratura italiana, non può mancare un approfondimento su uno scrittore così ingombrante. Autore facile? Per bambini? Trascurato? Eccessivamente rivalutato? Buzzati è stato, dagli anni ’30 fino agli inizi degli anni ’70 l’autore che più di tutti ha indagato i topoi della tradizione fantastica. I suoi racconti, oggi, possono apparire dei pezzi d’antiquariato dove il perturbante veste i panni moderni dell’Italia del dopoguerra, in particolare quella investita dal Boom economico degli anni ’50.

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