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Pochi scrittori meritano uno spazio su Mattatoio come Tiziano Sclavi. Lo scrittore pavese è nominato su questo sito solo per un articolo - cauto - di Max Boschini1. Premetto di essere un lettore meno imparziale del collega: da ragazzino ho amato moltissimo l'autore di Broni, iscrivendolo in un limitatissimo pantheon di prosatori a cui mi sono ispirato per anni. Allo stesso tempo mi preme avvertire il lettore del mio fastidio per il fumetto edito da Bonelli.

Lascio per il momento da parte quei gustosi volumetti dei KKK, dei quali vi parlo da tempo, per fare un piccolo salto in avanti. Nel 1987 Sperling & Kupfer edita nella sua collana di paperback un romanzo di William Katz, “Gli occhi del terrore”, tradotto dall’americano da Luciana Bianciardi.

La fossa dei serpenti esce nelle edicole il 20 settembre del 1969. Lo scrive, al solito, Laura Toscano, celatasi per l'occasione dietro lo pseudonimo di Barbara Lee. Si tratta di un thrilling a metà strada tra quelli per faccende monetarie alla Mario Bava e quelli psicologici di Robert Bloch… Dario Argento non ha ancora fatto la sua comparsa, però La fossa ne anticipa certe derive violente, il gusto estetico di alcuni omicidi, cose così.

I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, Orgasmo di Quentin Polansky (alias Laura Toscano), n. 168, del 5 dicembre 1971. Ancora siamo nel biennio d’oro del nostro italian giallo, e anche questo volumetto da 250 lire ne è un esempio perfetto. La Toscano è ormai al vertice della sua prosa: la trama, con inutile ambientazione parigina, è un condensato di ciò di cui parla Valerio Mattioli (in un volume collettaneo stupefacente, Demonologia rivoluzionaria, della Nero edizioni) a proposito del thrilling italiano, ossia un genere che intercetta le sfaccettature acide del pop, miscelandole con un esoterismo parasatanico, sesso estremo e droghe (miscugli che vengono dall’America, dai lidi irreali di una California pagana).

Ho letto Anodos di George MacDonald tutto d'un fiato, chiedendomi in più di una occasione dove la trama potesse andare a parare, per quel gran finale che siamo solito aspettarci da un romanzo. La prima impressione, dopo aver raggiunto la l’ultima pagina, è che il Anodos sia più una raccolta di esperienze fantastiche che un romanzo compiuto, nel senso classico del termine, con un inizio e una fine. 

Nel 1994 esce nei grandi tascabili della Newton un volume dal titolo Profondo thrilling; si tratta di una rilettura (alquanto fedele) di 5 film di Dario Argento. In realtà il volume è un’espansione rivista di un volume uscito edito da Sonzogno nel giugno del 1975, quando la fama di Argento ha raggiunto l’apice con l’uscita (nel marzo di quel medesimo anno) di Profondo rosso, capolavoro thrilling del regista romano.

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