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Nel 1992, in occasione dei trent’anni della casa editrice Adelphi, venne lanciata la collana i peradam. Roberto Calasso dichiarò sulle pagine de La Repubblica che "la necessità di una nuova collana nasceva dal bisogno di ripopolare la zona saggistica con qualche iniezione di pensiero. A distanza di 30 anni, Davide Rosso prende in esame alcune recenti uscite, occupandosi di Robert Eisler, Antonin Artaud, Giorgio Manganelli e Emil Cioran.

Traduttrice, sceneggiatrice, agente e critica d’arte, la figura di Lucia Drudi Demby è una delle più singolari, all'interno del mondo "culturale" italiano. Veneziana di origine, nasce infatti nella città lagunare nel 1924; viene a mancare a metà degli anni Novanta in quel di Firenze. Tra le due date, una vita all'insegna anche della scrittura, con la pubblicazione di sei libri, le cui uscite sono concentrate nell'arco di una dozzina d’anni, tra il 1973 e il 1985. Una sua biografia molto esaustiva e completa è disponibile sul sito Enciclopedia delle donne.

Giuseppe Tardiola in alcune fertilissime pagine de Il vampiro nella letteratura italiana (1991) accenna - tra i primi – alle misconosciute collane dei Racconti di Dracula e KKK classici dell’orrore, rifacendosi agli accenni fatti prima di lui da Domenico Cammarota Jr (1984) - quando ancora sotto lo pseudonimo di Max Dave si credeva un tale Gaetano Sorrentino? In questi brevi accenni Tardiola si riferisce al ventennio compreso fra gli anni ’50 e ’60 come uno dei più neri e fecondi per la sopravvivenza di una via tutta italiana al fantastico. Cinema, letteratura, fumetti, fotoromanzi, in un gioco di influenze e rimandi testuali tra i vari linguaggi.

Nino Salvaneschi è stato scrittore, giornalista e poeta. Nato a Pavia nel 1886, nel 1921 dà alle stampe Sirénide, il romanzo di Capri, il suo ultimo lavoro prima di diventare cieco. A tal proposito, qualche decennio dopo, affermava che “quella era l’isola del sogno, sulla quale trovò la forza per realizzare l’ultimo libro che doveva scrivere con i suoi occhi”. 

La cronaca nera è una colla oleosa che scivola tra i tasti di una macchina da scrivere di qualche cronista di razza; la cronaca nera di un’Italia “povera ma bella” che si apre su grandi fogliettoni del dopoguerra, resa leggendaria dai flash dei fotografi e dalle parole degli scribacchini. Franco Di Bella ci ha fatto sopra un saggio magnifico, uscito in prima edizione per la Sugar nel ’60 (e oggi rieditato dal Milieu edizioni): Italia nera.

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