Thriller
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Thriller (6)

Requiem for Richard Laymon

Ho tentennato un po' prima di scrivere questo articolo, in parte perché di Richard Laymon so quasi nulla. Di esperti su di lui ce ne saranno, ma non devono essersi sprecati perché su internet (in italiano) si trova pochino. In un volume di Monster Masters di qualche anno fa era possibile leggere alcune cose su di lui dette dalla moglie Ann Marshall. Su youtube circola una intervista degli anni ’90, con lo scrittore che si dondola sornione su una sedia, il viso largo a frittella, gli occhietti piccoli dietro le lenti dei grandi occhiali, il fisico corpulento e obeso.

Primi Anni '80. Oscar Chudzinski, trentaseienne polacco, ex studente di filosofia presso l'Università di Varsavia. Cameriere che vive a New York da sei anni. Un “fallito”, come ama definirsi lui. Un “fallito” che vorrebbe scrivere un saggio filosofico sociale, ma – a parte qualche abbozzo - rinuncia di continuo, perché non ne ha voglia.
Oscar, nonostante la sua impotenza, scopa con Nataša, una donna russa che ama alla follia. Una ninfomane che ama essere sottomessa sessualmente, in particolare da Oscar. Una donna che ama fare sesso con chiunque, ma che ha un'intesa particolare solo con Oscar.

Sono perfettamente consapevole che il titolo di questo articolo farà sobbalzare se non addirittura inorridire molti, tuttavia, seguendo una serie di mie opinabilissime riflessioni, non ho potuto fare a meno di notare una sorta di involontario parallelismo tra due autori che amo e che, nel caso di Guido Ceronetti, ho avuto la fortuna di conoscere di persona.

Nel 1987 lo scrittore di crime fiction Lawrence Block viene chiamato a completare, con un finale che trovo francamente incoerente e frettoloso, un romanzo lasciato incompleto dal suo illustre predecessore Cornell Woolrich, morto diciannove anni prima. Lo si può quindi considerare come il libro dell’addio definitivo di Woolrich; Dentro la notte è un titolo quanto mai idoneo ad un commiato, tanto più che stiamo parlando di un autore che non ha fatto altro che scandagliare l’oscurità, descriverla in tutte le sue più cupe sfumature.

Il vampiro, di Steve Cockrane

Lo confesso, ho preso un abbaglio: ero convinto di acquistare un libruncolo in perfetto stile Bram Stoker, con vampiri dai denti aguzzi, quando invece la storia è sostanzialmente un thriller giallastro, con poliziotti, pupe e tanto sangue. E dire che la copertina è molto chiara, con una bella fanciulla in corsetto e calze a rete e una un’inquietante forbice su sfondo rosso a mettere in chiaro le cose: il sangue scorre, non sfama, il sangue scorre, purifica.

Riscoprire libri dimenticati significa anche ritrovare personaggi che hanno contribuito a fare la storia dell'editoria in Italia: una storia discreta e non strillata – lontana dalla luce dei riflettori perché poco interessante per i più – ma preziosa per ripercorrere il nostro passato in una prospettiva insolita, come abbiamo già osservato parlando della straordinaria avventura dei piccoli editori romani "d'assalto" degli anni Sessanta. La collana «Sotto accusa», pubblicata da Fabbri nel corso del 1973 e destinata non solo alle librerie, ma anche alle edicole, comprende due serie, una di romanzi (profilata in rosso) e una di inchieste (in nero). Tra gli autori dei romanzi, tutti thriller "di costume" calati a fondo nella scottante e contraddittoria società italiana dell'epoca, compaiono Enrico Vaime (Novanta di gradimento), Giuseppe Pederiali (Povero assassino), Inisero Cremaschi (Le mangiatrici di Ice-Cream), Luciano Anselmi (Il commissario Boffa), Giuseppe Bonura (Morte di un senatore), Gaetano Gadda (Il complice del suicidio), Vieri Razzini (Terapia mortale, da cui Lucio Fulci trasse il memorabile film Sette note in nero, del 1977).

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