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Ho da poco terminato la lettura di Bocche di fuoco, romanzo per il quale dopo essere giunto alla parola “the end”, mi sono detto: “Ed McBrain, non me la fai… sono sicuro tu abbia origini italiane”. Una rapida verifica ha confermato la mia impressione: nato Salvatore Albert Lombino, da una famiglia di immigrati italiani originari di Ruvo del Monte, ha poi cambiato legalmente nome nel 1952, diventando Evan Hunter. Così si firmò per la sceneggiatura di uno dei film più celebri di Alfred Hitchcock, Gli Uccelli. Solo per questo meriterebbe eterna riconoscenza. Ed McBrain è invece lo pseudonimo utilizzato per buona parte dei suoi lavori, tra cui la celebre serie poliziesca dedicata all'87° distretto della città di New York. 

Ho trovato La festa del raccolto per caso, nella cesta dei libri che si possono scambiare messa a disposizione dalla biblioteca del mio paese. Cercavo il romanzo di Thomas Tryon da così tanto tempo da non ricordarne nemmeno bene il motivo, visto che non è uno di quei titoli che tutti cercano e che il suo autore è pressoché uno sconosciuto, almeno nel nostro paese. Devo dire che tutto questo ha giovato alla lettura, libera da preconcetti e da influenze varie: mi capita spesso che una recensione influisca sulle aspettative o sveli quegli aspetti del libro che invece andrebbero tenuti segreti.

Primi Anni '80. Oscar Chudzinski, trentaseienne polacco, ex studente di filosofia presso l'Università di Varsavia. Cameriere che vive a New York da sei anni. Un “fallito”, come ama definirsi lui. Un “fallito” che vorrebbe scrivere un saggio filosofico sociale, ma – a parte qualche abbozzo - rinuncia di continuo, perché non ne ha voglia.
Oscar, nonostante la sua impotenza, scopa con Nataša, una donna russa che ama alla follia. Una ninfomane che ama essere sottomessa sessualmente, in particolare da Oscar. Una donna che ama fare sesso con chiunque, ma che ha un'intesa particolare solo con Oscar.

Sono perfettamente consapevole che il titolo di questo articolo farà sobbalzare se non addirittura inorridire molti, tuttavia, seguendo una serie di mie opinabilissime riflessioni, non ho potuto fare a meno di notare una sorta di involontario parallelismo tra due autori che amo e che, nel caso di Guido Ceronetti, ho avuto la fortuna di conoscere di persona.

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