Giallo
Gialli dimenticati vol. 3: Tutti i colori della maschera d'oro di Giovanni Buzi (2005 – 2011)
Daniele Vacchino e Davide RossoCorrevano gli anni zero e del thriller italiano cinematografico - codificato negli anni ’70 da Dario Argento e un manipolo di altri visionari - restava poco o nulla. Anni di antipolitica e nuovi partiti di massa: la Lega di Bossi, il Movimento 5 stelle di Grillo, Alleanza Nazionale di Fini, l’Italia dei valori di Di Pietro, l’Udc di Casini, il Pd di Veltroni, Forza Italia di Berlusconi. Anni di economia sempre più globalizzata. Nuove guerre. Ancora. Il Kosovo, le Torri Gemelle, la guerra in Iraq, la mattanza di Genova, il declino economico di un Paese che subisce la concorrenza di Paesi emergenti in grado di fornire prodotti di massa con un costo del lavoro di molto inferiore.
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Ho conosciuto la scrittura di Laura Grimaldi nel ’90, col secondo romanzo di questa trilogia, La colpa; ricordo che partecipò, senza vincere, all’edizione di quell’anno del premio Bancarella. Ricordo che fu mia madre a comprare La colpa, insieme all’edizione in economica del Sospetto. Negli anni volli ricercare l’edizione cartonata anche del primo libro. Non sapevo nulla di questa signora e della sua lunga carriera: traduttrice di lungo corso, scrittrice raffinatissima, critico letterario, infine dirigente di prestigiose collane come Urania, Segretissimo e il Giallo Mondadori. Il giallo, in tutte le sue forme, era la sua casa, il suo vizio, la sua passione, tanto che con Marco Tropea fondò, nell’89, la casa editrice Interno Giallo. Questi i dati biografici. Veniamo ora ai libri.
Dall'intervista a Ugo Moretti, rivista Fermenti, 1987, a cura di Velio Carratoni: "Forse sono diventato più elegante, più icastico, più filosofo e anche più cosciente delle idee che scaturivano naturali come sorgenti nella jungla, mentre adesso la mia fantasia viene incanalata per gli scaltri acquedotti della letteratura. Anche cercando di essere pulita e litiosa. Per concludere, un libro come Vento caldo non è più possibile scriverlo: né io né alcuno della mia generazione. Speriamo che nelle generazioni venture ci sia un giovane che un giorno si mette a scrivere una lettera a una donna e poi continua per trecento pagine fino che ha fatto un romanzo".
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"Non saprei spiegarle in modo razionale la rabbia che provoca in me un falsario... È lo sconvolgimento naturale del tempo che mi turba". Così si esprimeva Nino Filastò nel romanzo Incubo di signora, pubblicato nel 1990, il testo che avvia la riflessione dell'avvocato fiorentino sul tema del falso artistico. Al centro della vicenda si trova il personaggio - immaginario, ed è bene sottolinearlo, dato che, come vedremo in seguito, la realtà e la finzione hanno tra loro un confine sottile nelle opere dell'autore - di Angelica Degli Alberetti, marchesa decaduta, nipote di una mercante d'arte su cui si addensano sospetti di truffe e falsificazioni.
Il romanzo di Germano Lombardi pretende (e illude) di essere un romanzo oggettivo. Ha un luogo - la riviera ligure nei pressi di Imperia - un tempo - il 20 febbraio 1977 - personaggi descritti minuziosamente - in primis un ispettore privato di nome Nuvolo Cisterna e un floricoltore, Omérus Macaulay Jonesco - e un mistero - "fatti insensati e vandalismi in apparenza senza scopo accaduti nella villa dell'ingegner Volt", la villa con prato all'inglese che dà il titolo all'opera. Il lettore accorto che abbia tra le mani la versione originale Rizzoli del 1977 o la ristampa del 2012 de Il Canneto Editore, si accorgerebbe con una certa facilità che la pretesa ossessiva di descrivere ogni particolare reale non è altro che una maschera, un espediente.
L'intenzione più evidente della letteratura contemporanea è quella di assecondare i gusti del lettore. Le mode sono la cifra esatta del presente, Wilde lo avrebbe confermato. Nei testi gialli, però, l'adesione della scrittura alla moda del momento raggiunge una cifra stilistica abnorme e spesso ci capita di poter saltare delle intere pagine, senza con questo perdere il senso della narrazione. Cosa differenzia dunque un'opera letteraria, di ispirazione artistica, dal lavoro mercatale dell'editor, intento ad adeguare l'opera narrativa ai gusti del pubblico?
Nel genere giallo si sono sviluppate alcune tendenze che hanno preso il sopravvento, finendo con il caratterizzare il genere e rendere possibile dividerlo per sottocategorie. Tali tendenze archetipali sono ben individuabili. Ha avuto larga diffusione, per esempio, il tentativo da parte dei giallisti di comporre il perfetto enigma della stanza chiusa. Locked room murders and other impossible crimes: a comprehensive bibliography di Robert Adey raccoglie oltre duemila opere che hanno affrontato la prova. Se E. Allan Poe può esserne considerato il precursore, è in terra inglese che si assiste alla proliferazione più sostanziosa del sotto-filone. Personalmente, ritengo che lo statunitense John Dickson Carr sia considerabile il campione della categoria. Nel romanzo Le tre bare possiamo leggere una lunga dissertazione teorica sul filone in questione.
Antonio Tabucchi, filosofo del giallo, e Alberto Bevilacqua, cantore della provincia cronica
Daniele VacchinoEsistono libri che sono fatti di una scrittura anonima e che non aggiungono nulla al reame di carta esistente, né lasciano un messaggio nei tessuti connettivi di chi li ha letti. Eppure possono essere piacevoli, sugli scaffali delle librerie scompaiono rapidamente, vengono venduti come pane. E poi esistono libri composti con una scrittura personale, dove tra le righe il lettore esperto può rinvenire il seme di un intento artistico, di affermazione autoriale rispetto al marasma di carta scritta che respira in ogni angolo del pianeta e del tempo. E magari da questa seconda categoria, il lettore può estrapolare un senso delle cose, un messaggio, a dirla banalmente, che lo spiazzi, che gli consegni una visione del reale differente rispetto a quella che aveva prima, una concezione della logica modificata, proprio grazie alla porzione di innovazione che lo scrittore ha trasmesso alle sue pagine.
I KKK classici dell’orrore sono finiti dal ’72. I Racconti di Dracula agonizzano nelle edicole tra ristampe e anonimato. Sulle rastrelliere immagino valanghe di fumetti porno horror, pocket di facile consumo per militari e viaggiatori annoiati (ma ormai anche il gotico pecoreccio ha ingolfato e Attualità Nera segna nuove rotte verso l’abisso). Per non parlare di miriadi di riviste per soli adulti, pubblicazioni che invadono letteralmente l’immaginario collettivo. In questo bailamme, altrove, in libreria, Sonzogno licenzia un romanzetto che potrebbe essere un degno epigono dei thrilling di Laura Toscano. Occhi di Laura Mars di tale H. B. Gilmour. Harriet B. Gilmour (24 novembre 1939, Brooklyn, New York – 21 giugno 2009, Cornwallville, New York) ha lavorato come copywriter, redattrice e direttore associato del marketing per la Bantam. Ha scritto libri per bambini e novellizzazione di film di successo. Gli occhi è uno di questi ed è a traino del film omonimo, scritto da John Carpenter e dallo sceneggiatore David Zelag Goodman.
Teatralità ed evoluzione del giallo nelle opere di Nino Filastò e Fruttero & Lucentini
Daniele VacchinoOgni testo costruisce un cosmo narrativo, una visione del mondo. Opere appartenenti a un medesimo genere condividono una similare propensione filosofica nel delineare i tratti della realtà che la trama circoscrive. I gialli di matrice anglosassone ne sono un esempio. In generale, le opere riconducibili al genere giallo tratteggiano un cosmo ordinato, dominato dalle procedure rincuoranti, dalle attività umane positive e razionali; il delitto è un evento brutale che sconvolge l'equilibrio borghese, che è sano e rituale.
