Ho già detto, nella prima parte dello speciale Killing e l'Italia nera, come la malavita di Killing si rifaccia molto all’immaginario di una criminalità “organizzata” alquanto vecchio stile, più vicina ai film di gangster americani o ai noir di Melville francesi, o ancora a certa criminalità del dopoguerra italiano. E per quanto riguarda la situazione sociale del periodo? Nel numero di Nocturno Giuseppe Lippi chiude il suo intervento accennando alla violenza politica che era nell’aria e che il fotogiallo di Killing (e i neri in generale) sembra intercettare e anticipare.
Opera letteraria, confessione involontaria, o documento proveniente da una zona oscura della coscienza? Casa d'altri di Silvio D'Arzo, pseudonimo di Ezio Comparoni (1920-1952), è un racconto lungo che presenta tratti di rarità all'interno della storia letteraria nostrana. Pubblicato postumo nel 1953, dopo la morte prematura dell'autore a causa di una leucemia, il racconto è stato definito da molti il testo perfetto della narrativa italiana del Novecento. Eugenio Montale lo considerava un capolavoro assoluto.
Ho conosciuto Maurizio Cometto in occasione dell’edizione 2024 del festival Stranimondi presentatomi da Giovanna Repetto. Cometto aveva da poco inaugurato una nuova collana per l'editore Delos Digital dedicata al cosiddetto Realismo Magico. Ricordo che, durante la presentazione della linea editoriale, egli stesso si interrogava sulle declinazioni contemporanee di tale formula, precisando come il progetto fosse nato per accogliere quelle declinazioni del fantastico non ascrivibili a categorie esplicite o codificate come il weird, la sci-fi o il fantasy tout court. In quel contesto, l'autore mi aveva fatto dono del suo romanzo Le leggi dell'ordine etico, primo tassello della trilogia distopica di cui si discute in questa sede. Oggi, a seguito della pubblicazione del secondo volume, L'ombra della stella cometa, è giunto il momento di dialogare con lui.
Il dossier della rivista Nocturno dell’ottobre 2013, dedicato ai fumetti neri italiani, era curato da Giuseppe Lippi, con un importante contributo di Stefano Di Marino, oggi entrambi purtroppo scomparsi. Se nel suo articolo Di Marino paragonava i vari personaggi dei fumetti tascabili a un equivalente in negativo degli agenti segreti che imperversavano sugli schermi e nei fumetti di allora, Lippi, nel ricostruirne la geografia morbosa, arrivava a collegare quel magma oscuro di malavitosi e cattivi in calzamaglia con la violenza che era già nell’aria e sarebbe dilagata dopo la bomba di Piazza Fontana, nel dicembre del ’69, non a caso in coincidenza con la chiusura di Killing, storica testata di fotoromanzi neri ed erotici. Ed è proprio di Killing che vorrei tornare ad occuparmi.
Sul finire del 1962 uscì nelle sale cinematografiche italiane Il sorpasso di Dino Risi, che diventerà la pellicola simbolo del boom economico del nostro Paese. Il film possedeva una trama esile e aperta: due conoscenti a piede libero su un'automobile durante il giorno di Ferragosto. Il miracolo economico veniva letto attraverso la metafora dell'eterno viaggio ad alta velocità e culminava con la negazione dello stesso: uno schianto automobilistico figurava la triste premonizione di quelle che sarebbero state, ancora sotto metafora, le italiche sorti.
Quando le belve arriveranno: tra cronaca, distopia e fantastico italiano. Intervista ad Alfredo Palomba
Daniele VacchinoAll’interno di un contesto letterario in cui il fantastico italiano guarda in maniera sempre più servile al modello horror americano di Stephen King, fa piacere intravvedere delle falle nel sistema e rinvenire libri che abbiano il coraggio di intavolare un discorso che riallacci i fili con il fantastico italiano degli anni Settanta e che guardino al futuro reperendo nuovi approcci e nuovi modi. Quando le belve arriveranno di Alfredo Palomba è il testo che mi fa parlare in questo modo. Mi è stato suggerito da un lettore attento e valente critico letterario, Marco Malvestio, a cui ho il piacere di sottoporre amichevolmente alcune delle mie opere. E proprio la somiglianza con uno dei miei ultimi lavori, Su scala ridotta, con l’opera di Palomba ha suggerito a Malvestio l’accostamento e il consiglio. Ho dunque contattato Alfredo Palomba e l’ho invitato su Mattatoio n.5.
Gialli dimenticati vol. 3: Tutti i colori della maschera d'oro di Giovanni Buzi (2005 – 2011)
Daniele Vacchino e Davide RossoCorrevano gli anni zero e del thriller italiano cinematografico - codificato negli anni ’70 da Dario Argento e un manipolo di altri visionari - restava poco o nulla. Anni di antipolitica e nuovi partiti di massa: la Lega di Bossi, il Movimento 5 stelle di Grillo, Alleanza Nazionale di Fini, l’Italia dei valori di Di Pietro, l’Udc di Casini, il Pd di Veltroni, Forza Italia di Berlusconi. Anni di economia sempre più globalizzata. Nuove guerre. Ancora. Il Kosovo, le Torri Gemelle, la guerra in Iraq, la mattanza di Genova, il declino economico di un Paese che subisce la concorrenza di Paesi emergenti in grado di fornire prodotti di massa con un costo del lavoro di molto inferiore.
Ho conosciuto la scrittura di Laura Grimaldi nel ’90, col secondo romanzo di questa trilogia, La colpa; ricordo che partecipò, senza vincere, all’edizione di quell’anno del premio Bancarella. Ricordo che fu mia madre a comprare La colpa, insieme all’edizione in economica del Sospetto. Negli anni volli ricercare l’edizione cartonata anche del primo libro. Non sapevo nulla di questa signora e della sua lunga carriera: traduttrice di lungo corso, scrittrice raffinatissima, critico letterario, infine dirigente di prestigiose collane come Urania, Segretissimo e il Giallo Mondadori. Il giallo, in tutte le sue forme, era la sua casa, il suo vizio, la sua passione, tanto che con Marco Tropea fondò, nell’89, la casa editrice Interno Giallo. Questi i dati biografici. Veniamo ora ai libri.
Questa intervista nasce da una chiacchierata serale tra Max Boschini e Leonardo Tonini, poeta e collaboratore di Mattatoio n.5. A far scattare la conversazione è stata la notizia che The Massachusetts Review pubblicherà alcune poesie di Leonardo tratte da Siriana, silloge dedicata alla Siria.
Ronsecco, provincia di Vercelli. Visita alla tomba di Simonetta Ferrero, vittima del Delitto della Cattolica, avvenuto a Milano il 24 luglio 1971. Oggi, Simonetta avrebbe compiuto 80 anni.
Una lieve imprecisione (di vivere): forme del comico letterario in Gene Gnocchi
Daniele Vacchino e Davide RossoIl comico e il tragico: due differenti modi di guardare al mondo contemporaneo. Erano questo per il mondo antico: la Grecia classica, e nello specifico Atene, codificava generi differenti, ma entrambi incaricati di offrire al pubblico una riflessione sulla società del tempo, sulle condizioni umane, sulla salute dell'economia (che allora non era qualcosa di completamente avulso dal contesto sociale come lo è diventato oggi), dello Stato in tempo di guerra e di pace.
Questa intervista nasce per caso, grazie a un incontro virtuale su Instagram. Un pomeriggio ho notato un like a una delle mie foto: era di Omar Di Monopoli, una delle voci più originali del noir contemporaneo Gli ho scritto subito un messaggio per chiedergli se potevo fargli qualche domanda, ed eccoci qui…
Nel 2009 uscì per il Giallo Mondadori una preziosa antologia thrilling curata da Stefano Di Marino intitolata Il mio vizio è una stanza chiusa. L’antologia aveva il merito di raccogliere scrittori come Claudia Salvatori, Andrea Carlo Cappi, Alda Teodorani, Barbara Baraldi, Danilo Arona; l’intento era quello di riportare la scrittura alle radici di un genere che aveva trovato nel cinema il suo terreno d’elezione.
Ricordo la provincia. Era una, erano tutte. Ab uno disce omnis, scriveva Virgilio. Per me era la provincia di Vercelli, landa annerita, terra gotica intarsiata nel continuum della Pianura padana tra Torino e Milano. Ci si sentiva in una terra protetta e appartata, era la culla ammantata di misteri cantata da Piero Chiara in Il piatto piange, ma anche nei suoi gialli metafisici ispirati al Dürrenmatt de La promessa: I giovedì della signora Giulia e Saluti notturni dal Passo della Cisa.
La videoteca del dottor ES: arte, scrittura e film di Edoardo Sanguineti (dagli anni ’60 al nulla)
Davide RossoIn questo contributo volevo analizzare il rapporto tra parola e immagine in alcuni lavori di un autore come Edoardo Sanguineti; l’ipotesi è quella di concentrarmi in particolare su un romanzo, un’esposizione multimediale e un seminario universitario, servendomi inoltre di un prezioso materiale: la lista della videoteca privata del poeta genovese, resa pubblica dal bel sito Magazzino Sanguineti.
Confesso di aver scoperto la filmografia di Fernando Di Leo solo di recente, partendo dalla cosiddetta «trilogia del milieu»: Milano calibro 9, La mala ordina e Il boss, realizzati tra il 1972 e il 1973. In questi tre film il poliziottesco tocca uno dei suoi vertici, pur con i necessari distinguo dettati dalla forte impronta autoriale di Di Leo, che vi innesta un sottotesto morale e uno sguardo quasi entomologico sui personaggi.
Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano: Patrizia Vicinelli, Vittorio Reta, Corrado Costa (e una lunga nota su Gian Pio Torricelli)
Davide RossoGli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano, oltre ad essere l’ultimo album degli Area con Demetrio Stratos è anche una frase emblematica che racchiude il senso di quegli ultimi fuochi dei ’70. Gli dei sono le speranze, le Utopie, i sogni di una generazione che ha provato a trasformare e cambiare in senso democratico il proprio mondo. Se i primi anni ’70 erano cominciati con un mutamento radicale dei linguaggi, dei costumi e dei diritti (lo Statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio, la chiusura dei manicomi), l’ultima parte del decennio appare come una gabbia chiusa piena di solitudini. Il neoliberismo aveva preso nuove forme, i fantasmi insepolti di Moro e Pasolini galleggiavano sopra i sonni apparentemente tranquilli degli italiani.
Dopo aver letto Mi troverai nel fuoco di Robert Lowry, ho preso in mano un altro libro targato Mondadori. I due differiscono soltanto per il colore della copertina: verde il primo, arancione il secondo. I più attenti avranno già capito che sto parlando de La Medusa degli italiani. Nata nel 1947 come primo atto della «campagna per la letteratura italiana», aveva l’obiettivo di radunare attorno alla casa editrice milanese alcuni dei più promettenti autori del nostro paese. Tra questi figura anche Nino Palumbo, nato a Trani nel 1921 e morto a Genova nel 1983. Pubblicò due romanzi in questa collana: Impiegato d’imposte (1957) e Il Giornale (1958). Entrambi hanno come protagonista un impiegato, in una città che potrebbe essere la Milano del boom economico, anche se non viene mai nominata.
In questi ultimi anni sono usciti studi documentatissimi sui prodotti editoriali degli anni ’60 e ’70. In particolare studiosi e collezionisti come Luca Mencaroni e Davide Barzi hanno gettato luce sui sexy pocket di quei decenni. Altri studiosi come Fabio Camilletti, Sergio Bissoli, Luigi Cozzi, Franco Pezzini, Enrico Luceri, Matteo Mancini, Giuseppe Lippi e Antonio Bruschini hanno restituito dignità alla cultura popolare che ha accompagnato l’Italia del boom economico.
Dall'intervista a Ugo Moretti, rivista Fermenti, 1987, a cura di Velio Carratoni: "Forse sono diventato più elegante, più icastico, più filosofo e anche più cosciente delle idee che scaturivano naturali come sorgenti nella jungla, mentre adesso la mia fantasia viene incanalata per gli scaltri acquedotti della letteratura. Anche cercando di essere pulita e litiosa. Per concludere, un libro come Vento caldo non è più possibile scriverlo: né io né alcuno della mia generazione. Speriamo che nelle generazioni venture ci sia un giovane che un giorno si mette a scrivere una lettera a una donna e poi continua per trecento pagine fino che ha fatto un romanzo".
"Non saprei spiegarle in modo razionale la rabbia che provoca in me un falsario... È lo sconvolgimento naturale del tempo che mi turba". Così si esprimeva Nino Filastò nel romanzo Incubo di signora, pubblicato nel 1990, il testo che avvia la riflessione dell'avvocato fiorentino sul tema del falso artistico. Al centro della vicenda si trova il personaggio - immaginario, ed è bene sottolinearlo, dato che, come vedremo in seguito, la realtà e la finzione hanno tra loro un confine sottile nelle opere dell'autore - di Angelica Degli Alberetti, marchesa decaduta, nipote di una mercante d'arte su cui si addensano sospetti di truffe e falsificazioni.
Il viaggiatore sogna spettri & fantasmi: sul gotico dell’ultimo Giorgio Caproni (1975 – 1990)
Davide RossoNel supplemento letterario del Manifesto, Alias, il primo di settembre del 2024, leggo un interessante articolo a firma di Luca Fiorentini su Giorgio Caproni. Il pezzo ci informa della ristampa del Franco Cacciatore presso Garzanti. Il volume appartiene ad una serie di ristampe preziose curate da Adele Dei (studiosa già di lungo corso del poeta livornese), di cui si può apprezzare il lavoro fatto sulla raccolta precedente Il muro della terra. In questi due volumi Dei commenta ogni singola poesia, ricostruendone genesi e influenze letterarie. Già nel pezzo di Fiorentini era possibile estrapolare il succo, ossia le ascendenze più spettrali presenti nell’opera di un poeta che sempre più appare come uno dei più grandi del dopo Montale.
Sopravvivenza del fantastico tra postmoderno e gotico: Sergio Bissoli e Tiziano Sclavi
Daniele Vacchino e Davide RossoSono trascorsi diversi anni da quando uscì il volume edito da Hypnos Edizioni su Sergio Bissoli Il paese stregato. Correva l’anno 2012, la crisi economica aveva lasciato dietro di sé cocci (e fantasmi) che non si sarebbero più ricomposti: Berlusconi aveva intrapreso la propria dissoluzione funebre, Monti stava risanando ferocemente le casse dello Stato sulla pelle delle generazioni più giovani, la lega di Bossi si avvitava su se stessa in vista di una nuova rinascita, la sinistra era frantumata tra le utopie di Vendola e il riformismo discreto di Bersani.
Questo resoconto, come lo chiamerò, andrebbe redatto dopo un bel bicchiere di bianco, possibilmente un Trebbiano d’Abruzzo, da gustare fresco e non freddo. Lo scrivo, invece, a caldo, dopo una birra olandese marca 88, perché poi, bevendoci sopra, rischierei di dimenticare senz'altro qualcosa di importante. E una domanda, da porre a Donato Novellini, davvero ce l’ho.
Il romanzo di Germano Lombardi pretende (e illude) di essere un romanzo oggettivo. Ha un luogo - la riviera ligure nei pressi di Imperia - un tempo - il 20 febbraio 1977 - personaggi descritti minuziosamente - in primis un ispettore privato di nome Nuvolo Cisterna e un floricoltore, Omérus Macaulay Jonesco - e un mistero - "fatti insensati e vandalismi in apparenza senza scopo accaduti nella villa dell'ingegner Volt", la villa con prato all'inglese che dà il titolo all'opera. Il lettore accorto che abbia tra le mani la versione originale Rizzoli del 1977 o la ristampa del 2012 de Il Canneto Editore, si accorgerebbe con una certa facilità che la pretesa ossessiva di descrivere ogni particolare reale non è altro che una maschera, un espediente.

