Non classificabili - Varie
- TAGS
- italia
- fotoromanzi
- thriller
Il dossier della rivista Nocturno dell’ottobre 2013, dedicato ai fumetti neri italiani, era curato da Giuseppe Lippi, con un importante contributo di Stefano Di Marino, oggi entrambi purtroppo scomparsi. Se nel suo articolo Di Marino paragonava i vari personaggi dei fumetti tascabili a un equivalente in negativo degli agenti segreti che imperversavano sugli schermi e nei fumetti di allora, Lippi, nel ricostruirne la geografia morbosa, arrivava a collegare quel magma oscuro di malavitosi e cattivi in calzamaglia con la violenza che era già nell’aria e sarebbe dilagata dopo la bomba di Piazza Fontana, nel dicembre del ’69, non a caso in coincidenza con la chiusura di Killing, storica testata di fotoromanzi neri ed erotici. Ed è proprio di Killing che vorrei tornare ad occuparmi.
Sul finire del 1962 uscì nelle sale cinematografiche italiane Il sorpasso di Dino Risi, che diventerà la pellicola simbolo del boom economico del nostro Paese. Il film possedeva una trama esile e aperta: due conoscenti a piede libero su un'automobile durante il giorno di Ferragosto. Il miracolo economico veniva letto attraverso la metafora dell'eterno viaggio ad alta velocità e culminava con la negazione dello stesso: uno schianto automobilistico figurava la triste premonizione di quelle che sarebbero state, ancora sotto metafora, le italiche sorti.
Una lieve imprecisione (di vivere): forme del comico letterario in Gene Gnocchi
Daniele Vacchino e Davide RossoIl comico e il tragico: due differenti modi di guardare al mondo contemporaneo. Erano questo per il mondo antico: la Grecia classica, e nello specifico Atene, codificava generi differenti, ma entrambi incaricati di offrire al pubblico una riflessione sulla società del tempo, sulle condizioni umane, sulla salute dell'economia (che allora non era qualcosa di completamente avulso dal contesto sociale come lo è diventato oggi), dello Stato in tempo di guerra e di pace.
Ho affrontato con grande godimento Queer di William S. Burroughs, il che mi ha sorpreso perché Burroughs non mi è mai piaciuto come scrittore. Avevo letto il Pasto nudo dopo la visione del film di Cronenberg, del 1991, ma l'avevo trovato insostenibile. Non per la difficoltà della prosa, pure non agevole, ma per la noia. Avevo, e ho, un certo pregiudizio sulla letteratura "drogata", cioè di scrittori tossicodipendenti. Dopo un po' questi romanzi si somigliano tutti: parlano solo di droga, sono autoreferenziali, ci sono sempre storie marce, c'è sempre critica alla società senza una proposta. Insomma, avete capito. Il Pasto nudo aveva in più che era una accozzaglia di tanti stralci messi insieme alla rinfusa, volutamente, certo, ma mi dava l'idea di una cosa un po' troppo voluta. Finii con l'amare Cronenberg e dimenticare Burroughs.
La videoteca del dottor ES: arte, scrittura e film di Edoardo Sanguineti (dagli anni ’60 al nulla)
Davide RossoIn questo contributo volevo analizzare il rapporto tra parola e immagine in alcuni lavori di un autore come Edoardo Sanguineti; l’ipotesi è quella di concentrarmi in particolare su un romanzo, un’esposizione multimediale e un seminario universitario, servendomi inoltre di un prezioso materiale: la lista della videoteca privata del poeta genovese, resa pubblica dal bel sito Magazzino Sanguineti.
Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano: Patrizia Vicinelli, Vittorio Reta, Corrado Costa (e una lunga nota su Gian Pio Torricelli)
Davide RossoGli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano, oltre ad essere l’ultimo album degli Area con Demetrio Stratos è anche una frase emblematica che racchiude il senso di quegli ultimi fuochi dei ’70. Gli dei sono le speranze, le Utopie, i sogni di una generazione che ha provato a trasformare e cambiare in senso democratico il proprio mondo. Se i primi anni ’70 erano cominciati con un mutamento radicale dei linguaggi, dei costumi e dei diritti (lo Statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio, la chiusura dei manicomi), l’ultima parte del decennio appare come una gabbia chiusa piena di solitudini. Il neoliberismo aveva preso nuove forme, i fantasmi insepolti di Moro e Pasolini galleggiavano sopra i sonni apparentemente tranquilli degli italiani.
In questi ultimi anni sono usciti studi documentatissimi sui prodotti editoriali degli anni ’60 e ’70. In particolare studiosi e collezionisti come Luca Mencaroni e Davide Barzi hanno gettato luce sui sexy pocket di quei decenni. Altri studiosi come Fabio Camilletti, Sergio Bissoli, Luigi Cozzi, Franco Pezzini, Enrico Luceri, Matteo Mancini, Giuseppe Lippi e Antonio Bruschini hanno restituito dignità alla cultura popolare che ha accompagnato l’Italia del boom economico.
È un piacere avere ospite Diego Zandel, nato nel campo profughi di Servigliano, nelle Marche, da genitori fiumani, autore di Un affare balcanico, Autodafé di un esule e di molti altri testi. Oggi è qui in veste di curatore della linea editoriale della casa editrice Oltre, che ha pubblicato l'ultima edizione del romanzo Doppia morte al Governo Vecchio di Ugo Moretti.
- TAGS
- italia
- giorgio caproni
- poesia
Il viaggiatore sogna spettri & fantasmi: sul gotico dell’ultimo Giorgio Caproni (1975 – 1990)
Davide RossoNel supplemento letterario del Manifesto, Alias, il primo di settembre del 2024, leggo un interessante articolo a firma di Luca Fiorentini su Giorgio Caproni. Il pezzo ci informa della ristampa del Franco Cacciatore presso Garzanti. Il volume appartiene ad una serie di ristampe preziose curate da Adele Dei (studiosa già di lungo corso del poeta livornese), di cui si può apprezzare il lavoro fatto sulla raccolta precedente Il muro della terra. In questi due volumi Dei commenta ogni singola poesia, ricostruendone genesi e influenze letterarie. Già nel pezzo di Fiorentini era possibile estrapolare il succo, ossia le ascendenze più spettrali presenti nell’opera di un poeta che sempre più appare come uno dei più grandi del dopo Montale.
- TAGS
- italia
- donato novellini
- poesia
Questo resoconto, come lo chiamerò, andrebbe redatto dopo un bel bicchiere di bianco, possibilmente un Trebbiano d’Abruzzo, da gustare fresco e non freddo. Lo scrivo, invece, a caldo, dopo una birra olandese marca 88, perché poi, bevendoci sopra, rischierei di dimenticare senz'altro qualcosa di importante. E una domanda, da porre a Donato Novellini, davvero ce l’ho.
