Non classificabili
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Non classificabili (27)

Lontano dai furori delle avanguardie transalpine, lontano dal purismo formale degli spiriti tedeschi, lontano dalla convulsione intellettuale dei surrealismi gallici, dall’eversismo fatto bandiera dal futurismo romano e milanese. Ancora lontano, in tempi più recenti dal concettualismo ideologico dei lettristi e dei situazionisti parigini, dei pop-artisti e della loro apologia di tutto ciò che è lisergico, lontano dai fautori dell’intervento chimico sulla psiche in favore di una nuova visione del mondo, dal casualizzare del dadaismo e dal sorseggiare del movimento hippy: molto lontano da questi clamori della modernità, per tutto il Novecento lungo la duplice lingua di terra che racchiude il fiume Po, viveva un tipo di visionario di tutt’altra caratura: il matto di golena.

Nel 1992, in occasione dei trent’anni della casa editrice Adelphi, venne lanciata la collana i peradam. Roberto Calasso dichiarò sulle pagine de La Repubblica che "la necessità di una nuova collana nasceva dal bisogno di ripopolare la zona saggistica con qualche iniezione di pensiero. A distanza di 30 anni, Davide Rosso prende in esame alcune recenti uscite, occupandosi di Robert Eisler, Antonin Artaud, Giorgio Manganelli e Emil Cioran.

Proseguo la disanima dedicata ai racconti erotici da edicola, iniziata qualche settimana fa con la prima parte. L'auspicio è di non urtare la sensibilità di nessuno. Come consuetudine, questo sito ha l'obiettivo di scavare e riportare a galla quanto finito nell'oblio, ma che a nostro avviso merita almeno una traccia, ad uso futuro... ;)

Ho sempre apprezzato Georges Simenon, uno di quegli autori che più o meno tutti hanno letto almeno una volta nel corso della propria vita. I romanzi che vedono protagonista il Commissario Maigret non solo sono moltissimi, ma si trovano in giro con altrettanta facilità, acquistabili anche per pochi spiccioli. È difficile immaginare che ci possa essere un titolo dell’autore belga, che possa fare al caso nostro, eppure Il trasloco è proprio tra questi: dimenticato e difficile da reperire, ma anche un poco sopra le righe. Mi piace pensarlo "diverso", e non solo per i contenuti. Ma facciamo un passo alla volta. 

Scorrendo il bel volume Bompiani di Saran Alexandrian sulla storia della letteratura erotica, cerco un aggancio per cominciare questo pezzo (pezzo che se stai leggendo, caro lettore, è segno della larghezza di vedute del nostro buon Boschini, uomo colto e di mondo). In realtà i nomi snocciolati da Alexandrian si collegano ben poco a quel di cui voglio parlarvi. Tralasciamo proprio i classici greci e latini, così come gli erotomani cortesi (col loro eros metafisico), o le salaci e deliranti operette rivoluzionarie e controrivoluzionarie di fine ‘700.

Torno, dopo molto tempo, ad occuparmi degli autori di quella Torino sulfurea che tanto mi piace e che ha sempre un suo seguito. Dopo Italo Cremona e Giovanni Arpino, aggiungo all’elenco degli autori recensiti su Mattatoio n.5 anche il nome di Oddone Camerana, consapevole che il "cerchio magico sabaudo" si chiuderà solo dopo la lettura di Minuetto all’inferno, libro di Elémire Zolla che non sono ancora riuscito a recuperare ad un prezzo equo. 

Avvicinarsi oggi alla letteratura sperimentale che si praticava più di cinquant’anni fa significa fare un salto in un grande altrove impraticato, persino ostile, un corpus anti-narrativo lasciato cadere nell’oblio. Scelgo di prendere il sentiero di questa selva intricata passando non a caso per L’Oblò di Adriano Spatola, pubblicato da Feltrinelli nell’ottobre del 1964 nella collana sperimentale Le Comete n. 36.

Nel settembre del 1975 l’editore Rizzoli manda in libreria un interessante volume a firma di Anonimo, I soldi in paradiso. Si tratta di un racconto fantapolitico, una commedia sulla fine del capitalismo in Italia e sul tracollo di un intero sistema politico. Il romanzo tiene conto del senso di fine di una collettività e delle mutazioni di un certo italiano inetto e fanfarone alla base di molti film della commedia degli anni ’60, in particolare quelli interpretati da Alberto Sordi. Gli anni ’70 tuttavia sono l’ultima stagione di popolarità del nostro cinema, un decennio fecondo e sperimentale, d’irripetibile libertà.

Non ho l’obbligo di rispettare scalette o disposizioni particolari, rispondo solo a me stesso e ai pochi lettori del sito. Dico questo perché voglio esordire con una domanda: “Com'è possibile che La Gana sia un libro disperso e dimenticato?”. Nel nostro Paese non si trova praticamente nulla che lo riguardi e di questo faccio fatica a capacitarmene. Zero di zero, qualche riga o poco più. Dico questo con rammarico, invitandovi a recuperarlo, perché La Gana è uno di quei libri che non si dimenticano, un autentico pugno nello stomaco del quale non si può che parlarne… male.

Ogni tanto ci permettiamo qualche digressione, trasgredendo alla regola di non scrivere mai di libri di recente pubblicazione: la curiosità di conoscere, il piacere di leggere cose sempre nuove non dovrebbero mai venir meno, pure in quelli di noi che sono soliti prediligere libri polverosi e mangiucchiati dagli psocotteri. Detto questo, oggi voglio parlarvi di Social classici. 50 capolavori letterari ripensati al tempo degli smartphone, edito da Clichy e giunto in libreria da qualche settimana.

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