Poi è uscita questa nuova traduzione della Adelphi che riprende il nome inglese "queer" al posto del davvero meno interessante "checca" delle vecchie edizioni, che pure ne è la traduzione corretta; me lo sono letto e mi sono trovato davanti ad un vero scrittore.
La storia è piuttosto semplice. William Lee, è un espatriato americano che vive tra Città del Messico e il Sud America, immerso in un ambiente marginale fatto di alcol, droga e relazioni omosessuali precarie. Un giorno Lee incontra Allerton, un giovane ex militare ambiguo e distante e ne subisce il fascino tanto da sviluppare una vera ossessione amorosa. Da qui la storia segue la tensione psicologica di questo desiderio non ricambiato o solo vagamente tollerato, mettendo in scena l’umiliazione, la dipendenza emotiva e la difficoltà di Lee di vivere apertamente la propria omosessualità. Nella seconda parte, Lee e Allerton intraprendono un viaggio in Sud America alla ricerca dello yagé (ayahuasca), una sostanza capace – secondo Lee – di ampliare la coscienza e forse di colmare il vuoto interiore. Il viaggio però non porta a una rivelazione risolutiva: il rapporto tra i due resta irrisolto e il romanzo si chiude su una sensazione di fallimento, solitudine e desiderio che non trova compimento.
Al di là del godimento della lettura (una scrittura veloce, agile, mai banale, con sprazzi di genialità) il testo pone (o almeno a me ha posto) tante domande sul contesto intorno al romanzo e all'autore. La sensazione che ne ho avuto è che ci fosse tanto di non detto, e che fosse proprio a causa di questo che derivasse il suo fascino.
Così mi sono informato. Il dattiloscritto fu completato tra il 1952 e il 1953, è un romanzo breve e abbiamo diverse epistole che Burroughs scrisse ai suoi amici e specchi letterari durante la stesura, per avere riscontri immediati e ricevere consigli. Questi amici si chiamavano Jack Kerouac e Allen Ginsberg. I due appartenevano a quel movimento letterario che prende il nome di Beat Generation e che insieme a Burroughs formavano la triade letterariamente più solida. Ma il nostro era molto diverso da loro, era più vecchio di una decina di anni e soprattutto veniva da una delle famiglie più ricche degli Stati Uniti.
C'era un altro fatto molto importante. La vicenda è ambientata in Messico e anche il nostro autore all'epoca si trovava in Messico. Il 6 settembre 1951 in preda agli effetti di alcool e stupefacenti, Burroughs imita il gioco di Guglielmo Tell e accidentalmente uccide Joan Vollmer, sua moglie, con un colpo di pistola. All'epoca pendeva su di lui un processo per omicidio. Era fuori di galera grazie alla cauzione pagata dal padre, il quale impose al figlio di cambiare aria.
Con la famiglia Burroughs aveva un rapporto ambiguo. Per gran parte della sua vita fu mantenuto dalla famiglia, ma i rapporti erano piuttosto freddi. Il padre non si faceva problemi a pagare i conti del figlio purché se ne stesse lontano dall'ambiente upper class, bianco e anglosassone, che quelli come lui frequentavano. Il figlio era nato diverso, non sopportava quell'ambiente ipocrita, dove contava solo il conto in banca. Era poi omosessuale e di questo la famiglia era a conoscenza, ma non ne voleva nemmeno parlare. Allo stesso tempo al figlio non dispiacevano i soldi del babbo che gli permettevano di dedicarsi alla letteratura coltivando come soprammercato tutti i suoi vizi, droga, alcool e sesso.
Dicevamo però che aveva una moglie di cui pure era innamorato; l'omicidio fu un colpo devastante anche per lui. Per tutta la vita tornerà a quell'episodio e, come scrisse molti anni dopo, all'uscita del romanzo (nel 1985, più di 30 anni dopo averlo scritto), il senso di colpa fu il motore psicologico del suo essere scrittore. Quindi il non detto del romanzo è esattamente questo episodio. La trama è tutto incentrata sul senso di colpa del protagonista, un suo essere inadeguato, una continua delusione amorosa che sfocia nella punizione di sé. Anche la ricerca dello yage (ayahuasca) che riempie la seconda parte, se da un lato riflette le reali ricerche che Burroughs stava compiendo in quegli anni, diventa qui il simbolo della ricerca di una cura al dolore psicologico che lo perseguitava.
Il nostro scrittore non verrà condannato per l'omicidio della moglie. Era un esperto di tiro con la pistola, la moglie stava davanti a lui con una mela sulla testa a mo' di Guglielmo Tell, lui stava prendendo la mira e un suo amico, presente al momento dello stupido gioco, volendo impedire che sparasse, fece per abbassare il braccio di Burroughs, e accidentalmente partì il colpo. L'assoluzione non salvò comunque il nostro dalla responsabilità morale dell'omicidio. Dopo il libro ho visto il film di Guadagnino, facendomelo trovare da un amico poiché l'avevo perso al cinema. Sì, va bene, il film si lascia guardare. È per lo più una pellicola estetizzante, a cominciare dall'attore che interpreta Lee, un piuttosto convincente Daniel Craig; ma non sono riuscito a vedermelo tutto in una volta, l'ho visto in più puntate. Diciamo che ho impiegato meno tempo a leggere il romanzo che a guardare il film. Leggetevi il libro.
