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Ho affrontato con grande godimento Queer di William S. Burroughs, il che mi ha sorpreso perché Burroughs non mi è mai piaciuto come scrittore. Avevo letto il Pasto nudo dopo la visione del film di Cronenberg, del 1991, ma l'avevo trovato insostenibile. Non per la difficoltà della prosa, pure non agevole, ma per la noia. Avevo, e ho, un certo pregiudizio sulla letteratura "drogata", cioè di scrittori tossicodipendenti. Dopo un po' questi romanzi si somigliano tutti: parlano solo di droga, sono autoreferenziali, ci sono sempre storie marce, c'è sempre critica alla società senza una proposta. Insomma, avete capito. Il Pasto nudo aveva in più che era una accozzaglia di tanti stralci messi insieme alla rinfusa, volutamente, certo, ma mi dava l'idea di una cosa un po' troppo voluta. Finii con l'amare Cronenberg e dimenticare Burroughs.

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