L'evaso, di Georges Simenon

Conoscete già la mia passione per i romans durs, i romanzi scritti da Georges Simenon senza il commissario Maigret come protagonista. Quando poi si tratta di edizioni d'epoca, la tentazione diventa irresistibile. L'evaso, stampato in Italia da Mondadori nel 1938 e trovato in un mercatino domenicale, è finito prima nella mia biblioteca e poi, una volta letto, anche su queste pagine.

L'inizio è potente e mi ha rapito fin da subito. Gian Paolo Guillaume, detto G.P.G., è un irreprensibile professore di tedesco al Ginnasio di La Rochelle. Una mattina come tante, mentre si reca al lavoro, intravede una donna dall'altra parte della strada. L'apparizione lo sconvolge: è il passato che affiora. L’effetto è quello di un vulcano, sopito da tempo, che improvvisamente torna ad eruttare con forza: tutto salta per aria. Con Mado, questo il nome della donna, aveva messo in piedi un losco affare finito con un omicidio, commesso da lui, e una successiva condanna da scontare in Guyana, in una terribile colonia penale dalla quale, dopo un paio d'anni, era però riuscito a fuggire. 

Tornato in Francia, si era costruito una nuova identità grazie ai gioielli rubati alla donna, usati per procurarsi un passaporto falso dopo aver trascorso una notte di fuoco con lei. Da allora non si erano più visti, almeno fino a quel momento. O meglio, quando lui aveva visto lei, perché la donna non si era accorta di nulla. Mado è arrivata a La Rochelle, da Parigi, per lavorare come manicure in un salone di bellezza. È lei, non ci sono dubbi, nonostante qualche anno in più, qualche chilo di troppo e un fascino ormai appannato. Quell'incontro mattutino lo getta nel panico: teme che possa riconoscerlo. Certo, rispetto ad allora porta i baffi, ma sono dettagli. La tranquillità della sua esistenza viene improvvisamente sconvolta. Giunto a scuola in ritardo, perso in pensieri e congetture, G.P.G. rifila uno scappellotto a uno studente indisciplinato e viene rispedito a casa dal preside. Quest'ultimo, come la moglie, i figli, il medico e gli allievi, fatica quasi a riconoscerlo. Non è più lui, anche fisicamente: un aspetto stralunato, i baffi in disordine. Ed è un dettaglio importante, perché l'apparenza, contrariamente alla vulgata, non inganna. 

La prima parte, come avrete capito, mi ha colpito molto. Georges Simenon, con la consueta maestria, riesce fin dalle prime pagine a trasmettere la crescente inquietudine del protagonista, al punto che la lettura stessa diventa angosciante. La sua discesa sembra inarrestabile: riprende a fumare, ignora la moglie, le ruba del denaro, manifesta un aperto disprezzo per il figlio maschio e sviluppa pensieri inquietanti nei confronti della figlia. Mado non ha soltanto scosso le fondamenta della sua esistenza, ma ha anche risvegliato una personalità probabilmente più autentica, rimasta per anni relegata in un angolo mentre realizzava il sogno di una casa, una famiglia e un lavoro normale. L'incontro lascia presagire che tutto possa trasformarsi, dopo anni di mimetismo sociale, in un incubo. O forse è il contrario, come ne Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde. Il paragone mi pare calzante, perché anche il nostro protagonista ha un altro nome: Vaillant. È quello reale, il primo, sostituito poi sui documenti falsi da Guillaume. Insomma, una cosa tipo Il balzano caso del Prof. Guillaume e Monsieur Vaillant. Si tratta di un romanzo insolito per Simenon che, con il commissario Maigret, ci ha abituati alle prove evidenti e al ragionamento logico; qui, invece, accade l'opposto. Le incertezze avanzano volutamente, tra indizi e falsi indizi, talvolta contraddittori o poco chiari. L'autore belga, in questo, è abilissimo.

La parte finale del romanzo è volutamente ambigua. Come accade spesso con Simenon, il libro è cupo, ma qui l'autore riesce a ribaltare la prospettiva: è la vita domestica, quella di tutti i giorni, tanto agognata, a essere descritta con tinte fosche, mentre quella criminale assume tratti quasi liberatori. Il repentino cambiamento, dopo lo shock iniziale, appare perfino salvifico. Guillaume mette da parte la farsa, l'apatia che si era sedimentata negli anni, una vita che ormai sembrava tediarlo. Il sospetto che, fin dal titolo, l'evasione non riguardi tanto il passato quanto il presente sorge spontaneo. Il grande narratore belga confonde le acque e lascia volutamente dei "vuoti" nella trama. Guillaume è pazzo? La donna è davvero Mado? La storia tra i due è inventata? Gli interrogativi non possono che affacciarsi nella mente del lettore. L'unica certezza, a mio avviso, è che il castello costruito con tanta ostinazione crolli inesorabilmente. E il colmo, forse, è che quando Guillaume decide di presentarsi davanti a Mado, di affrontare faccia a faccia il proprio passato, lei non lo riconosce nemmeno. 

Ma mi fermo qui, per non rovinare il piacere dell'epilogo a chi decidesse di procurarsi L'evaso, un romanzo che consiglio caldamente non solo per la trama incalzante, ma anche per il modo in cui riesce a metterci davanti allo specchio, ponendoci un paio di domande scomode: fino a che punto siamo davvero liberi nella vita che ci siamo scelti? Cosa siamo disposti a sacrificare per essere come tutti? Forse anche noi stessi, mi viene da dire. A distanza di quasi novant'anni dalla sua pubblicazione, L'evaso conserva intatta questa capacità di insinuare il dubbio. Restano, certo, alcune zone d'ombra che non si riesce del tutto a decifrare: lacune narrative, ambiguità che potrebbero essere scelte consapevoli dell'autore o semplicemente il frutto della velocità con cui Simenon era solito scrivere. Non è facile stabilirlo, e forse non è nemmeno importante. Quel che è certo è che queste imperfezioni potrebbero spiegare perché L'evaso sia, tutto sommato, un romanzo poco citato e per lo più ignorato anche tra gli appassionati di Simenon. Un peccato, perché, alla fine, la prigione più difficile da abbandonare potrebbe essere proprio quella che abbiamo arredato con cura e chiamato normalità.

Scheda del libro

  • Titolo: L'evaso
  • Collana: Opere di Georges Simenon, 6
  • Autore: Georges Simenon
  • Pagine: 182
  • Editore: Mondadori
  • Anno: 1938
  • Anobii: scheda del libro