Attualità

Suspense 1971/72: erotismo, magia, terrore

La New Edi.Gra.F edizioni editava già Bigfilm e Cinesex, due grosse riviste di fotofilm degli anni ‘70. Il n.1 di Suspense esce nel maggio del 1970 (pag. 74, L. 250). È una rivista di fotofilm dal curioso sottotitolo “amore erotismo magia terrore”.

Aprendo la prima pagina di questo numero 1 intitolato Troppo bella per morire si viene investiti dalla polvere di quegli anni. La foto in b/n di una donna seminuda attorcigliata a un serpente, sorta di Eva tentatrice, pronta a condurci per mano nella perdizione del peccato. Il primo servizio è un approfondimento di Mario Cordova sul film di Haskell Wexler America, America dove vai?, corredato da alcune foto di scena. Segue un fotofilm inedito, ossia nessuna foto proviene da fotogrammi di una pellicola già esistente, bensì si tratta di scatti fotografici originali. La trama, alquanto confusa e noiosa, si arrovella attorno ad archeologi improbabili, maledizioni Maya e belle ragazze quasi completamente nude (manca solo il nudo integrale, la visione del sesso femminile o maschile). I paginoni della rivista rendono lo splendore delle burrose modelle, icone di un fantasma femminile ammantato di nylon, mutandine, guepiere e standard erotici lontani dalla fastidiosa perfezione dei corpi di oggi, levigati dagli standard consumistici di Amazon. Le scene di sesso sono alquanto caste, anche se il nudo femminile diviene il vero protagonista di tutta la giostra, azzerando quasi la storia di sottofondo. Nella pagina centrale un poster dai colori saturi della ragazza del mese, una delle attrici semisconosciute utilizzate per gli scatti (così come sono sconosciuti i volti maschili che si affacciano nel corso della storia). Non mancano momenti di sadismo tascabile, con belle figliole seviziate e torturate sullo sfondo di set casalinghi e improvvisati che tradiscono una certa povertà del tutto e rimandano alle cattiverie dei fotofilm nerissimi del Killing della Ponzoni editore. Il primo numero si chiude con delle lettere aperte, un oroscopo sui generis e la pubblicità di riviste e film per adulti dalla Danimarca.

Il n. 2 di Suspense (qui col sottotitolo modificato in “erotismo - magia - terrore”) esce nel giugno del 1970. La prima pagina è occupata da una sorta di rubrica editoriale intitolata I consigli del dr. Jekill. Segue un servizio sul fenomeno delle messe nere in Inghilterra, accompagnato da una serie di fotografie in bianco e nero che non lesinano in nudità e blasfemie casalinghe. Il fotofilm che occupa il numero si intitola Per te ho scelto l’inferno ed è una continuazione del fotofilm del primo numero. Anche qui si blatera di talismani Maya e si mostrano da subito belle ragazze spoglie, o in indumenti intimi, adagiate nell’erba e offerte alle segrete bramosie dei lettori perbenisti. La trama comunque non ha niente di horror e si avvicina maggiormente a certi fotoromanzi spionistici. Nelle ultime pagine la posta di mr. Hyde.

Il n.3 esce nel luglio del 1970. Il servizio di apertura è un oscuro articolo di Isotta Altavilla su fenomeni amorosi “carmici” e reincarnazioni di anime ancora turbate dai fremiti del sesso. Le foto mostrano ancora nudi femminili abbinati a tematiche cimiteriali, in un connubio dal sapore necrofilo che verrà cavalcato con foga dai pornofumetti tascabili di allora. Il fotofilm inedito si intitola Una croce per Daina ed è una sorta di giallo cosparso di nudi gratuiti e belle ragazze, tra cui spicca (con una parrucca bionda) una Marzia Damon già parecchio disinibita.

Dal n. 4 dell’agosto 1970 Suspense cambia pelle. Non più il sottotitolo, bensì un più spartano “presenta”. Ora la rivista si limiterà a presentare cinefilm tratti da pellicole già uscite, in questo caso anche un vecchio film gotico del 1953 con Vincent Price. Prima però i soliti articoli pro-satana, con modelle hippy nudissime intente a preparare qualche intruglio diabolico. L’articolo della solita Isotta Altavilla pesca nel torbido, cercando di soffiare sulle mode sataniche scaturite dalla torbida vicenda di cronaca nera appena avvenuta a Bel Air in America.

Il n. 4 presenta il cinefilm di Dracula il vampiro, mentre il n. 5 pesca un vecchio cinefilm, La strage dei vampiri già uscito sulla rivista Malia nell’estate del 1962. Ma la cosa più interessante è il solito articolo di apertura che precede il cineromanzo, anche questo con la firma di Isotta Altavilla e dal titolo suggestivo Vista Sharon Tate in un night di St. Moritz. La bella attrice statunitense trucidata nell’estate del 1969 viene avvistata nella rinomata località al fianco del marito Roman Polanski, tanto che la Altavilla si perde in un delirio surreale, arrivando a ipotizzare che una qualche distorsione temporale permetta all’attrice morta di riapparire al fianco del marito! Fin qui Suspense sembra assumere i connotati di una rivista passatista che ripropone vecchie pellicole del gotico ormai superate in fatto di nudità ed efferatezze, inserendole in un contesto culturale ormai mutato e ancora scosso dai venti acidi che soffiano dall’America della contestazione studentesca. Suspense sembra condire il recupero di un gotico post-Hammer coi falsi profeti della Valle della Morte, ombre dell’Era dell’Acquario portatrici di nuove psicosi liberatrici, di nuovi misticismi e pazzi drogati. Il popolino di lettori italiani avrà gradito? Difficile dirlo, anche se le portate offerte dal pornofumetto tascabile di allora erano poi la stessa cosa, solo ancora più spinti.

Anche il n. 7 di Suspense edita un vecchio cinefilm, La vendetta del vampiro, horror messicano del 1961. Il n. 8 di Suspense edita il cinefilm di Roger Corman Il pozzo e il pendolo. Il n. 10 presenta il cinefilm del film messicano La bara del vampiro (1958), il n. 11 il gotico inglese Black Horror con Karloff e Christopher Lee, il n. 12 dell’Aprile 1971 riedita il cinefilm di un vecchio gotico italiano del 1965 La vendetta di lady Morgan, un bianco e nero claustrofobico e passatista firmato dal regista Massimo Pupillo e interpretato da Erika Blanc, Gordon Mitchell, Paul Muller tra gli altri. Si chiude col n. 13 e col cinefilm in b/n di Operazione Paura di Mario Bava, un film di ben 5 anni prima. Ormai il gotico nelle sale è altro, assai lontano dalle raffinatezze del bianco e nero o dai colori saturi e dalle atmosfere folkloriche e colte di un Bava. Il cinema horror italiano (e non solo) ha imboccato (come tutta la cultura dei generi) una strada discendente e destinata alla saturazione. Il cinema dei ’70 attinge a piene mani dalle trame parossistiche del pornofumetto dell’orrore, mescolando l’orrore con dosi sempre più eccessive di cattivo gusto e perversioni sessuali.

Curioso il n. 9 del gennaio 1971, che presenta ancora un fotofilm originale intitolato Utopia dell’immortalità, poco originale e poverissima (nella messa in scena) vicenda parapsicologica rimpolpata con improbabili fattucchiere tibetane (una casalinga di Treviso sovrappeso), filtri d’amore, parafilie, istinti necrofili e una mano mozzata un pochino trash. Suspense chiude dopo appena tredici numeri, forse per l’inattualità del gotico, in particolare la volontà di proporre cinefilm di pellicole già abbastanza vecchie.

Tuttavia colpisce la chiusura quasi ermetica della rivista (e di quel genere horror) rispetto agli eventi che fanno da sfondo all’Italia di allora. Si tratta di una cecità tipica dei generi; cito a caso: referendum sul divorzio, abbassamento dell’età per il diritto di voto, riforma del sistema carcerario, riforma sanitaria, abrogazione degli ultimi codici liberticidi del fascismo, e poi il clima incandescente dell’Autunno caldo, la bomba a Milano, il grigiore dei depistaggi disegnati da Sciascia nel suo Il contesto, la nascita della sinistra extra-parlamentare di Lotta Continua, la crescita dell’eversione nera, il tentato Golpe Borghese, la bomba alla Questura di Milano, la scoperta della rete clandestina della Rosa dei Venti, la bomba a Brescia, il rapimento del giudice Mario Sossi (morto in questo freddo mese dicembrino del 2019) a opera delle prime Br, fino alla rimonta delle sinistre e a un generale mutamento di clima dopo il 1974 con le dimissioni di Richard Nixon, presidente interventista nelle crisi di molti paesi sudamericani precipitati in atroci dittature (la Bolivia nel 1971, l’Uruguay nel 1973, il Cile sempre nel 1973) e la crisi irreversibile dei partiti della Prima Repubblica.

E quindi? Anche se in modo pretestuoso, in quei morti senza pace, in quegli spettri raggelati e rancorosi del cinefilm su Lady Morgan vedo connessioni coi fantasmi del nostro passato, coi morti che escono dai crateri delle bombe e delle stragi dei ‘70. O è solo un eco? Oggi, nella società signorile e paraschiavistica di massa, a chi può più importare di Piazza Fontana o dei cinefilm gotici? Meglio la prospettiva di ereditare gli immobili e le ricchezze finanziarie delle nostre famiglie e temporeggiare in attesa dell’occasione giusta. Se mai arriverà.

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