Fantastico

Sirénide, il romanzo di Capri, di Nino Salvaneschi

Sirénide, il romanzo di Capri, di Nino Salvaneschi

Nino Salvaneschi è stato scrittore, giornalista e poeta. Nato a Pavia nel 1886, nel 1921 dà alle stampe Sirénide, il romanzo di Capri, il suo ultimo lavoro prima di diventare cieco. A tal proposito, qualche decennio dopo, affermava che “quella era l’isola del sogno, sulla quale trovò la forza per realizzare l’ultimo libro che doveva scrivere con i suoi occhi”. 

Sogno ed occhi, due parole che ben identificano non solo Capri, località amena e lontana dal quotidiano di quasi tutti noi, ma anche quanto raccontato nel romanzo. Un romanzo che può essere letto sia come dichiarazione d’amore per l’isola che come un “autentico” sogno fatto ad occhi aperti. Sirénide, per stessa ammissione dell’autore, non è che il pretesto per dimostrare ai lettori l’anima leggendaria, lirica e marinara dell’isola. Salvaneschi ci gioca sopra, mettendo in bocca a Franco Marini, uno dei protagonisti, una dichiarazione borġesiana, che a mio avviso sintetizza bene la questione: “E se voi usciste da Sirénide e andaste a raccontare ciò che avete visto qui, nessuno vi crederebbe, ma sarebbe forse per questo meno vero?”. 

Nino Salvaneschi ha sapientemente mescolato realtà e finzione, spezzando il libro in due parti. La prima, forse quella più noiosa, non è altro che una sorta di lungo prologo, utile a costruire il castello su cui appoggiare il gran finale, più onirico e visionario. Incredibile, come per stessa ammissione dell’autore, quanto da lui scritto si presti non solo alla lettura, ma anche alla fascinazione, stimolando l’immersione nelle acque di Capri e nel regno del fantastico: “...essendo Sirénide l’ultimo libro assolutamente visivo che ho scritto, nel rileggerlo ora a occhi chiusi vi ho ritrovato il fascino dell’isola d’allora come se l’anima già consapevole del suo destino avesse voluto intensificare la potenza impressionistica degli occhi”. Che bello. Era tanto che non leggevo un libro così, dove la parte “fiabesca” è stata descritta in maniera così soave da non apparire grottesca, bensì "ai limiti" possibile. Da più parti, Sirénide è identificato come un libro di fantascienza, ma a mio avviso è più corretto parlare di mito, leggenda e mondo fantastico. Salvaneschi è infatti partito da una delle più belle e classiche leggende, cercando attraverso le varie derivazioni della fantasia, di costruire una lontana linea di verità. Siamo a Capri, identificata come l'antica Antemoessa cantata da Omero e da Apollonio: due archeologi scoprono l'esistenza sotterranea di Sirénide.

In questa sorta di Atlantide mediterranea, vivono poche centinaia di persone, governate dalla 94° Sirena. Ciana, questo il suo nome, li ammalia non solo con la bellezza, ma anche con la propria voce. Il suo canto "trattiene" gli uomini, impedendo loro di tornare in superficie, al mondo reale. 

A vederla, non pareva fatta di “carne mortale”, ma d’un altra natura, quasi divina. Il suo sguardo aveva un’intensità prodigiosa  e si muoveva con passo quasi felino. Roba da rimanerne immediatamente ammaliati. Scopo della sua vita e di quella dei suoi sudditi, lavorare per la ricostruzione dell’armonia umana.

A distanza di più di cento anni dalla pubblicazione del libro, è triste ammettere come l’obiettivo sia ben lontano dall’essere stato raggiunto. Fiaba? Illusione? La stessa Ciana non ci gira attorno: “Prima che l’armonia regni sul mondo coll’amore e la fratellanza, quanti secoli passeranno? Il mondo è ancora troppo lontano dal comprenderci”. Realtà e fantasia, tutto sommato le ritroviamo anche qui, in quest'ultima affermazione, molto forte e che non lascia spazio all'illusione. Sembra quasi un paradosso. Salvaneschi ha il merito di riconciliare il lettore con il mito delle sirene, che come ebbe modo di dire, è oggi giorno relegato spesso ai baracconi delle fiere, a fianco della donna cannone.

E a proposito di illusione, Sirénide è anche un romanzo d'amore, un sentimento che muove le persone, in grado di spostarle su piani più alti (o più sotterranei, come in questo caso). Da questo non ci si scappa. Così come non si può scappare da Sirénide: Seira, catena, Seirios, Sole che arde, Sirena, Sole che incatena. Era la leggenda. Era la verità. Il finale è tutto qui: dall'amore e dalle sue catene non si fugge. E chi ci riesce, ne paga le conseguenze. Non mi dilungo oltre sulla trama, per non rovinarvi l'eventuale piacere di leggere questo libro, che ho divorato in poche ore. Non lasciatevi "tediare" dalle prime pagine, abbandonate anche voi la realtà del quotidiano e imbarcatevi per un grande viaggio, con destinazione Capri. 

In rete, o anche altrove, ho trovato veramente poco, sia in relazione a Nino Salvaneschi che su Sirénide. Pubblicato per la prima volta nel 1926 da Corbaccio e successivamente - nel 1943 - da Dall'Oglio, ha visto susseguirsi un buon numero di edizioni. Quella in mio possesso è la decima - 55° migliaio dell'edizione Dall'Oglio. Nonostante questo, credo che ben pochi conoscano Sirénide e quanto si cela tra le sue pagine, nonché dalle parti di Capri...

Scheda del libro:

  • Titolo: Sirénide
  • Collana: I corvi, 7
  • Autore: Nino Salvaneschi
  • Pagine: 254
  • Editore: Dall'Oglio
  • Anno: 1962
  • Anobii: scheda del libro