Realismo

Il nipote, di Giovanni Amedeo

Il nipote, di Giovanni Amedeo

Qualche tempo fa ho letto Malacqua, romanzo sul quale non ho poi scritto nulla perché recentemente ristampato da Bompiani, nella collana Narratori italiani. Il libro mi era particolarmente piaciuto, tanto da portarmi a fare qualche approfondimento su Nicola Pugliese, che lo scrisse nel 1976 per poi pubblicarlo con Einaudi. Tra le informazioni recuperate, alcune associavano il suo nome a quello di Giovanni Amedeo: stessa origine partenopea e medesime attitudini.

Significativo quanto scritto sulle pagine de La Repubblica1, in occasione dei settant' anni di Amedeo, da Marco Lombardi: "Amedeo si è volontariamente consegnato alla categoria degli scrittori postumi pubblicati in vita: pochissimi volumi e sporadiche apparizioni giornalistiche".

Nello stesso articolo, l’estensore dell’articolo proseguiva con un'affermazione che non poteva lasciarmi indifferente: "Se dell'antiquariato passate ai rigattieri, potete incontrare Il nipote, che nel 1970 inaugura l' ultima grande stagione della nostra scrittura, terminata, dopo soli sette anni, con un altro straordinario e misconosciuto romanzo, Malacqua di Nicola Pugliese: desaparecidos anche loro, naturalmente". 

Ho così recuperato Il nipote sulla Baia, nell’unica edizione pubblicata fino ad oggi, per Vallecchi nel 1970. A consigliarlo a Geno Pampaloni, curatore della collana Narratori, fu Luigi Compagnone. Sulla copia acquistata, con sorpresa, ho trovato anche una dedica di Amedeo al giornalista Mario Stefanile, che viene ringraziato dall'autore per aver apprezzato alcuni dei suoi lavori precedenti. Compagnone e Stefanile sono stati tra gli intellettuali napoletani più autorevoli del secondo Novecento e questo la dice lunga sulla caratura del lavoro di Giovanni Amedeo. Anche con il poeta e politico Antonio Rinaldi ebbe felici rapporti. Con quest'ultimo ebbe a lamentarsi dei numerosi rifiuti ricevuti per Il nipote, dagli editori a cui lo aveva sottoposto. 

Il nipote è un romanzo a mio avviso claustrofobico, si sviluppa interamente a Napoli, senza tuttavia farsi influenzare dagli aspetti più solari della città partenopea. I vicoli e i palazzi dei protagonisti non solo fungono da quinta alle vicende dei protagonisti, ma incidono - letteralmente - sui loro pensieri e sulle azioni quotidiane. Viene da chiedersi se non sia il degrado dei vicoli a spingere le persone a comportarsi in maniera sordida, o se non siano queste che con le loro miserie rendono gli spazi nei quali si muovono a loro immagine e somiglianza. Marco Lombardi, nel prosieguo dell'articolo, risponde magistralmente al quesito: "La Napoli laurina - la stessa del gran cinema di Rosi, che ne ha raccontato lo strazio urbanistico - è lo scenario realistico, ma onirico, estenuato, di un dramma gaddiano con inserti da commedia, che si consuma tra il protagonista, Maurizio, e la madre: genitrice carnale e simbolo di un luogo materno-matrigno".

Maurizio e la madre, la Signora Agliara, sono due dei tre lati del triangolo nel quale Amedeo ha costruito il libro. Il terzo è rappresentato dallo “zio” Guglielmo. Manca un padre, anche se nel libro se ne sente parlare, come assente e lontano. L'inizio della vicenda, narrata in quasi trecento pagine, vede il giovane di ritorno dal servizio militare, con un diploma in tasca, mettersi alla ricerca spasmodica di un lavoro. In una città come Napoli, dove questo manca e dove invece abbondano i disoccupati e gli sfruttati, la questione è molto importante per il suo avvenire. Una situazione attuale ancora oggi, con le stimmate tipiche del neorealismo, su cui Amedeo costruisce invece la metafora di un'allucinazione, e allucinata, "disoccupazione" della volontà e dello spirito2. Siamo nella Napoli vera e sofferente ipotizzata  da Domenico Rea nel saggio Le due Napoli3,  comparso per la prima volta nella rivista “Paragone” nel 1951 , che si contrappone a quella "cantata" nei libri, più solare e colorata ma decisamente meno autentica.

Maurizio incontra lo "zio" Guglielmo, un parente acquisito che sembra godere di poco credito da parte della Signora Agliara. Poco male, perché da quel giorno, il nipote ne diventerà il braccio destro, seppure senza un contratto di assunzione e uno stipendio fisso. Nel perimetro del romanzo troviamo anche alcuni comprimari,  le cui azioni, in qualche modo, aiutano lo scrittore a portare alla luce le debolezze dei protagonisti, verso un epilogo che può essere letto da una tripla angolazione. Epilogo liberatorio e purificatore un po’ per tutti: per Maurizio, per la genitrice, per il lettore stesso. Non è un caso che il primo, nelle ultime pagine, senta il desiderio di uscire, di andare all’aria aperta.

Il nipote è un libro forte, che parte dal quotidiano e  forse, proprio per questo, si infila in una spirale di nevrosi e pazzia, narrando un allucinata e triste realtà. Mi piace pensare che il finale, nonostante tutto, sia un "lieto fine", perché risolve in qualche modo il rapporto di schiavitù venutosi a creare tra il figlio e la madre: un dominio da cui ci si può sottrarre solo con un gesto tragico e perciò "rivoluzionario"4. Non credo sia un caso che per la copertina l'editore abbia scelto "Jeu de massacre" di Georges Rouault, che a mio avviso rappresenta degnamente i giochi, gli intrighi e i colpi bassi narrati nel romanzo. Torno infine al punto di partenza, perché dopo Malacqua di Nicola Pugliese e Althénopis di Fabrizia Ramondino, grandi romanzi del Novecento partenopeo, gli editori dovrebbero trovare il coraggio di ristampare anche Il Nipote: sono sicuro sarebbe un successo. 

Post Scriptum: noto con dispiacere che Il Nipote e lo stesso Giovanni Amedeo sono veramente "dimenticati" e scomparsi dai radar letterari. Ne sia un esempio, La lista dei libri ideali per una biblioteca su Napoli e la Campania secondo Antonella Cilento e il suo team, che non lo cita nemmeno... di striscio. cry

  1. Lo scrittore postumo pubblicato in vita, La Repubblica, 14 settembre 2004
  2. Il nipote, di Giovanni Amedeo. Vallecchi 1970. IV di copertina, di Luigi Compagnone
  3. Le “due Napoli” di Domenico Rea: il racconto della città tra realtà e finzione letteraria
  4. Il nipote, di Giovanni Amedeo. Vallecchi 1970. IV di copertina, di Luigi Compagnone

Scheda del libro:

  • Titolo: Il nipote
  • Collana: Narratori Vallecchi
  • Autore: Giovanni Amedeo
  • Pagine: 270
  • Editore: Vallecchi
  • Anno: 1970
  • Anobii: scheda del libro