Attualità

Collana Sotto accusa, Fratelli Fabbri editori

Sul finire degli anni Sessanta, il Belpaese visse un autentico boom del romanzo giallo, con un fiorire di pubblicazioni e collane su cui trovarono spazio anche diversi autori italiani, non più obbligati ad utilizzare pseudonimi anglosassoni come in passato, ma liberi di ricorrere al proprio nome di battesimo. Rispetto agli anni precedenti non solo aumentò la produzione, ma anche la qualità risultò migliore, come se il doverci mettere “la firma” obbligasse gli autori ad un maggior impegno, con soddisfazione di tutti, pubblico compreso. Il successo poi di Scerbanenco fece scuola e rese tutto più facile.

Tra la rosa di nomi di spicco di quel periodo, impossibile non ricordare Raffaele Crovi, figura di primissimo piano del genere giallo, produttore editoriale e scrittore esso stesso, del quale ci siamo occupati in passato. Nel 1968 curò per Garzanti Il Rigogolo, collana di gialli di qualità a cui darà un seguito nel 1973, per la Fratelli Fabbri, con la collana Sotto accusa. A tal proposito, per chi volesse poi approfondire, segnalo che ufficialmente la collana porta questo nome, come da informazioni tratte dal libro La Fabbri dei Fratelli Fabbri1, ma il lettering delle copertine porta a pensare che si possa chiamare anche Sottoaccusa, tutto attaccato. Comunque lo si voglia leggere, è chiaro l’intento di porre sotto accusa, appunto, la società di quel tempo, alle prese con delinquenza, turbolenze politiche, tossicodipendenza e molto altro.

Un bell’impegno, insomma, studiato a tavolino, che prevedeva l’uscita di due serie alternate: ad un libro inchiesta (profilato in nero) seguiva un romanzo (in rosso), scritto da un autore italiano. Anche in quest’ultimo caso era comunque prevista un’appendice giornalistica, che approfondiva il “tema” del romanzo e aiutava il lettore a “calarsi” dentro al romanzo stesso, grazie ad un corredo fotografico di tutto rispetto. Curiosa la scelta di pubblicare una sorta di piccolo dizionario milanese-italiano, a margine del giallo meneghino Povero assassino di Giuseppe Pederiali: questi dettagli dimostrano come l’editore ponesse particolare attenzione nella cura della collana, che eccezionalmente e in controtendenza rispetto alla concorrenza, era destinata sia alle edicole che alle librerie, tanto da richiedere una sorta di investitura “nobiliare”, motivo per cui si ricorse alla brossura e alla carta di grammatura importante. Unica concessione al “popolare” fu naturalmente il prezzo, proprio per avvicinare quanti più lettori possibili.

Lettori che in quegli anni erano alla ricerca di strumenti in grado di far comprendere loro i repentini cambiamenti della società e il genere giallo si pose fin da subito come interlocutore privilegiato alla portata di tutti. La collana Sotto accusa fu una delle più attente a soddisfare le esigenze degli acquirenti, ambientando le proprie storie in Italia e stigmatizzando il peggio di quella turbolenta epoca.
A tal proposito, ha un suo perché ricordarne la presentazione editoriale2:

La violenza è ormai una malattia sociale. Lo scoppio di una bomba, il rapimento, il delitto, la rapina, il grande scandalo oggi non sconvolgono soltanto la vita privata perché la loro causa, le ramificazioni e le implicazioni sono di natura politica e sociale. (...) I romanzi – indagini dentro la cronaca – sono veri “gialli sociali” che cercano di svelare quello che c’è dietro la facciata della vita pubblica e privata

Presentazione editoriale che appare ancor più profetica se ad essa affianchiamo le parole che Luca Crovi scrisse, nel 2008 sulle pagine de La Provincia di Lecco3, in un'intervista nella quale gli chiesero del padre: "Mio padre sosteneva che il fascino della letteratura thrilling consiste nel fatto che allena il lettore all’ansia della verità pur lasciandolo consapevole che la verità non sarà mai svelata”.

Purtroppo, come spesso è successo in Italia per le cose meritevoli, la collana Sotto accusa rimase sul mercato solo due anni, dal 1973 al 1974, non prima però di aver pubblicato opere di autori come Enrico Vaime, Guido Gerosa, G. F. Venè, Inisero Cremaschi, Luciano Anselmi, Giuseppe Bonura, Gaetano Gadda, Giorgio Santi, Pier Paolo Pavolini, Walter Tobagi, Maurizio Chierici e Enrico Nassi, ai quali vanno aggiunti quelli a noi cari e per i quali trovate le recensioni su queste pagine: Domenico Paolella, Giuseppe Pederiali e Vieri Razzini. Se il romanzo di Pederiali è da ricordare come il primo giallo scritto dallo scrittore emiliano, una sorta di prova generale di ciò che verrà dopo, quello di Razzini è addirittura l'opera prima in senso assoluto e per questo merita una menzione particolare. Menzione che poi diventa quasi un atto dovuto, se si pensa che proprio dal libro di Vieri Razzini, intitolato Le ossa di zucchero, il grandissimo Lucio Fulci trasse il film Sette note in nero, del 1977)

Sotto accusa aveva infine un ultimo pregio, le copertine realizzate dal grande illustratore olandese Carolus (Karel) Thole, conosciuto ai più per quelle realizzate per la collana Urania, edita da Mondadori. Peccato insomma che Sotto accusa abbia avuto una durata così breve, avrebbe forse meritato miglior fortuna. A mio avviso ha pagato una certa discontinuità di fondo, visto che ad ottimi libri ha alternato titoli molto deludenti. Posso dire con sicurezza, avendoli recentemente letti, che Un paradiso per morire di Massimo Grillandi e Le mangiatrici di ice-cream di Inisero Cremaschi afferiscono a quest'ultima categoria e sfido chiunque a contraddirmi. A Cremaschi la  perdoniamo, sia chiaro, abbiamo già parlato spesso di lui pur senza dedicargli un articolo tutto suo, ma speriamo prima o poi di poterlo fare con uno dei suoi libri venuti meglio.

  1. Carlo Carotti, Giacinto Andriani, La Fabbri dei Fratelli Fabbri, Franco Angeli editore, 2010
  2. S. Benvenuti, G. Rizzoni, Il romanzo giallo. Storia, autori e personaggi, Arnoldo Mondadori Editore, 1979
  3. La provincia di Lecco, Il fascino del thriller è l’ansia di verità, 5 luglio 2008

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