Ho conosciuto Amal Bouchareb all’inizio del 2022 – quasi un’altra epoca rispetto a oggi. Non vi era ancora stato il 7 ottobre, la guerra tra Russia e Ucraina era ai suoi esordi, quasi nessuno parlava di intelligenza artificiale o ChatGPT e il mondo stava faticosamente uscendo dalla più tragica pandemia degli ultimi secoli. Ci eravamo messi in contatto per la traduzione di alcune mie poesie sulla Siria; ricordo che le erano piaciute perché, come mi disse, «non erano di parte» – il che, per me, fu un autentico complimento. Il merito profondo di quell'espressione appartiene tuttavia ad Amal: già allora, nella sua duplice veste di giornalista e scrittrice, ricercava la verità storica rifuggendo da posture filistee. Una scelta, la sua, che non va confusa con il disimpegno o con una fredda neutralità; al contrario, la sua attività di intellettuale è costantemente volta a scardinare la narrazione ufficiale, per andare al fondo dei fatti e rintracciarne le cause remote. All’uscita del suo nuovo romanzo I boccioli del mandorlo (ed. Vallecchi 2026) abbiamo contattato Amal per un’intervista.

