Non classificabili
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Non classificabili (12)

Per molto tempo ho pensato che al mantovano, inteso come territorio, mancasse una sorta di imprinting mitologico, tale da renderlo non solo folk ma anche freak, al pari delle province emiliane con cui confina, Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma...
Una visione erronea, me ne rendo conto solo ora, dovuta certamente alle letture e agli ascolti adolescenziali tondelliani e punk-emiliani, alla quale solo recentemente sto cercando di porre rimedio, perché anche la mia terra di origine può vantare una letteratura tale da porla, agli occhi di un indagatore come il sottoscritto, nel pantheon dei luoghi mitologici. A Pietro Ghizzardi, Ulisse Barbieri e Clelia Marchi, di cui ho parlato nei mesi scorsi, aggiungo oggi Arturo Frizzi, irregolare ed incallito ciarlatano, nato a Mantova il 3 maggio 1864 da Carlo e da Angela Ferrari.

Dopo il manoscritto di Giuseppe Bodini, i richordi di Pietro Ghizzardi e le difficoltà di Nerone, accomunati da una sorta di origine geografica e dal medesimo desiderio di tramandare ai posteri ricordi e considerazioni, rimaniamo in zona per occuparci di Clelia Marchi e del suo lenzuolo.

Non è facile descrivere un capolavoro, il rischio di sminuirlo è altissimo.
Ad ogni modo: Fausto Coen, direttore storico di Paese Sera1 mantovano, italiano, ebreo. Un ebreo di quella Mantova (o di Ferrara? E' tutto da scoprire) che aveva in seno una comunità perfettamente integrata nella sua estrema varietà sociale e culturale, che si differenziava in due piccoli particolari: la cultura e il dialetto. Si, perché nemmeno il rabbino più ortodosso del pianeta potrebbe sostenere la tesi che l''ebraismo è una religione.

Pedro Ara Sarrìa (Jaca, Spagna, 1891 - Buenos Aires, Argentina, 1973) è stato un medico anatomista spagnolo, e fu l'imbalsamatore del corpo di Maria Eva Duarte Ibarguren De Peròn, la famosa Evita Peròn.

Nel 1988, secondo un sondaggio riportato dal giornalista Arrigo Levi, il 33% degli italiani credeva nell’esistenza del diavolo.1 Nello stesso anno, sondaggi più circoscritti – e limitati alla città di Torino, già di suo connotata da una certa reputazione sulfurea – consentivano di precisare il dato, con qualche piccola sorpresa. Nella città della FIAT e dell’Einaudi, nel 1988, credevano al diavolo il 18,7% degli uomini e il 19,3% delle donne: un dato praticamente identico, dunque, alla faccia di una presunta propensione femminile alla superstizione.

Che bella era la collana Olimpo nero della Sugar. Poe, Stoker e i classici del gotico inglese in edizioni eleganti, essenziali; e nello stesso catalogo di Nodier, Huysmans (Là-bas), Balzac. Sacher Masoch, quando ancora Sterling Morrison e John Cale non si erano imbattuti in Venus im Pelz, e quando - soprattutto - non aveva subito volgarizzamenti plebei a base di latex e sfumature di grigio. E Sade, ovviamente – prima dell'assunzione nell'Olimpo in carta india della Pléiade, quando ancora era una cosa semi-clandestina, da mandare (nella Francia più gretta e piccoloborghese) gli editori sotto processo; ma nell'Italia del 1967 Justine usciva con una copertina celeste polvere, introdotta da Guido Piovene e con un saggio di Jean Paulhan, giusto un anno prima che nelle sale arrivasse la versione cinematografica – folle, kitsch – di Jesús Franco.

Ladro di Ferragosto (1984) e Il santo peccatore (1995) sono due parabole moderne finemente cesellate con parole e frasi di precisione chirurgica e allo stesso tempo di alto valore poetico. Le numerose affinità tra i due romanzi, anche tematiche, segnalano più l'immaginario dell'autore che un messaggio analogo e coerente: le due vicende, infatti, pur mostrando due facce (forse più di due) della stessa medaglia, sono quasi opposte negli esiti.

Nerone, al secolo Sergio Terzi, nasce nel 1939 a Villarotta di Luzzara da una famiglia molto povera. Primo di sette fratelli, si trova spesso a dover mediare tra un padre violento, una madre infelice e molte bocche da sfamare. Nonostante questo, riesce da autodidatta a ritagliarsi un posto di primo piano nel pantheon degli artisti contemporanei, al fianco di alcuni conterranei come Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi. Come quest'ultimo, oltre a essere pittore e scultore di straordinaria forza e suggestione, è anche apprezzato poeta e scrittore. L'analogia con Ghizzardi non termina qua, visto che la loro opera prima è un'autobiografia, che racconta non solo una vita fatta di tribolazioni, ma anche il rapporto con l'arte e le altre persone, la natura e Dio, le donne e il sesso. Molto diversa invece la forma, visto che, a differenza di Ghizzardi, Nerone scrive in italiano. Non è stato facile, questo il titolo della sua opera prima, pubblicata da Vallecchi nel 1978, rappresenta la somma delle difficoltà e delle peripezie che hanno reso l'autore non solo un autentico artista, ma anche una persona dalle straordinarie qualità umane.

«Borètto 24 aghosto 1986 mio testamento io Pietro Ghizzardi nato a chorte Pavesina di Viadana im provincia di mantova il 20 luglio 1906 im pieno possesso delle mie facholtà mentali dispongho dei mei beni mobili e immobili chome segue istituischo mia errede universsale Pechchini nives iolanda vedova di mio nipote Ghizzardi dante nata a sorbolo il 22 febbraio 1921».

Seguono le firme di Pietro Ghizzardi Pierino, della signora Pecchini e dei testimoni. Il documento definisce nelle date il percorso dello straordinario personaggio Ghizzardi, che si sarebbe concluso 4 mesi dopo, il 7 dicembre 19861 e che trova la sua naturale descrizione nel libro Mi richordo anchora.

Forse il ’68 un’anima occulta, magica, l’aveva avuta sin dal principio, si diceva. È che a un certo punto la commistione si fa esplicita: in fondo, in entrambi i casi, si tratta di forzare le barriere del possibile. “Sono entrato l’altro giorno in prima persona in quella libreria, come si chiama, fa lo stesso, era una libreria che sei o sette anni fa vendeva dei testi anarchici, rivoluzionari, tupamari, terroristi, dirò di più, marxisti…”: adesso s’è riciclata, vende “erbe medicamentose, e istruzioni per fare l’homunculus”, e la bazzica “gente fantastica, gente che parla con gli angeli, che fa l’oro, e poi maghi professionisti, con la faccia da mago professionista”. I pittori espongono quadri con titoli come Mystica Rosa, Atanòr, Sophia. Ex tupamari uruguayani animano riviste esoteriche con nomi da grimorio, ed evocano ectoplasmi nelle sedute spiritiche. E i libri di successo? Niente più Lenin o Mao-Tse-Tung: romanzi gnostici, invece, e il libro “di una giornalista famosa, che racconta di cose incredibili che accadono a Torino, Torino dico, la città dell’automobile: fattucchiere, messe nere, evocazioni del diavolo, e tutto per gente che paga, non per le tarantolate del meridione”.

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