Vite reali e immaginate: in viaggio con Sherlock Holmes
In passato sono già emersi diversi aspetti, anche intimi, della mia passione bibliografica. Una passione che ha preso forma in modo quasi compulsivo, per non dire cronico, attorno a tutto ciò che riguarda il personaggio più celebre nato dall'inventiva di Arthur Conan Doyle: Sherlock Holmes. I miei articoli pubblicati su Mattatoio n.5 li trovate riuniti tutti qui.
I casi canonici, dai più noti ai meno frequentati, hanno sempre esercitato su di me una forte attrazione, spingendomi a cercare incongruenze, errori e zone d'ombra disseminate tra le sue avventure. Parallelamente, la vasta produzione apocrifa ha costituito un ulteriore campo di esplorazione: parodie, tributi, rielaborazioni e riscritture, provenienti tanto dalla tradizione italiana quanto da quella internazionale. Un universo in cui Holmes viene calato nei contesti più disparati, attraversando epoche e geografie lontane dall'originario mondo vittoriano. In questo stesso ambito cerco, nel mio piccolo, di contribuire con alcuni interventi critici e divulgativi, pubblicati su Uno Studio in Holmes, la rivista ufficiale dell'Associazione Sherlockiana Italiana, di cui faccio parte, e su questa rivista. Nel tempo, questa attività mi ha permesso di entrare in contatto con studiosi, collezionisti e figure di riferimento del panorama sherlockiano, costruendo quasi senza accorgermene una rete di relazioni tenuta insieme da una medesima ossessione condivisa.
L'origine di tutto si colloca a Mantova, città che, a suo modo, ha finito per intrecciarsi con il mio modo di leggere Sherlock Holmes. Sotto i portici di piazza Erbe, presso la Bancarella Piubello, una lunga bancarella scura colma di libri nuovi e usati, fumetti, riviste e riproduzioni d'arte, si concentrava un piccolo mondo di lettori e curiosi nel cuore della città. A gestirla era Giovanni Piubello, veronese come me, che tra una cosa e l'altra trovava anche il tempo di fare il "piccolo" editore e lo scrittore. Il suo romanzo migliore resta Matti beati, pubblicato da Rizzoli nel 1967, in cui rievoca la propria infanzia nella San Bonifacio d'origine, che lasciò a otto anni per trasferirsi a Mantova.
Il libro restituisce un mondo rurale, povero ma vitale, attraversato da strade polverose e case operaie, dove abitavano i lavoratori dello zuccherificio e le giornate erano scandite dalle campane dell'Abbazia di Villanova. Si giocava, certo, ma c'era soprattutto la miseria di quel periodo. Siamo negli anni Venti del Novecento e il Veneto è ancora una regione poverissima. Un'autobiografia asciutta e vivida, che alterna ironia e durezza senza mai indulgere nell'una né nell'altra. Matti beati è proprio un gran libro, e sono felice di poterlo ricordare qui insieme al suo autore. Personaggio schivo e al tempo stesso aperto al mondo, a Piubello devo non solo un'amicizia, ma anche molte delle prime guide nel mondo del libro. Fu lì che iniziai a costruire la mia collezione, a partire dagli Oscar Mondadori che ancora oggi ne costituiscono il nucleo originario. E, in un certo senso, anche il mio avvicinamento a Holmes è passato da lì: da libri trovati, discussi, consigliati, scambiati.
Mantova rimane uno snodo decisivo di questa storia. Non soltanto per i libri, ma per le persone incontrate lungo il percorso: figure schiette e generose, la cui impronta riconosco ancora oggi come determinante. Tra queste, oltre a Max Boschini che conoscete perché ha fondato questo bel sito, restano impressi nomi che appartengono alla memoria collettiva e locale, come Learco Guerra e Tazio Nuvolari. Ed è proprio il "Mantovano volante" a offrirmi un assist inatteso: l'attore britannico Graeme Hardy, celebre per interpretarlo nei raduni d'auto storiche, ha pensato bene di presentarsi in quei panni travestito da Holmes. Il video è disponibile sul sito della Gazzetta di Mantova.
La città virgiliana, spesso avvolta dalla nebbia, sembra a tratti riflettere in chiave padana certe atmosfere londinesi, pur restando irriducibilmente se stessa. È lì che la sovrapposizione si è formata: tra letture, luoghi e immaginazione. Continua a prevalere la prima, una preferenza che appartiene più alla biografia che alla teoria. Chissà se qualcuno abbia mai ambientato una storia di Holmes sulle rive del Mincio: a pensarci bene, l'idea non è poi così stravagante. Avrebbe benissimo potuto pensarci Adrian Conan Doyle, figlio minore di Arthur, autore di numerosi apocrifi holmesiani considerati tra i più importanti dell'intero panorama sherlockiano. Gli apocrifi, del resto, sono spesso il luogo in cui Holmes sopravvive con maggiore libertà: liberato dal canone, può abitare mondi nuovi senza tradire se stesso.
In parallelo a questo percorso, sta prendendo forma un progetto che guarda alla dimensione materiale di questa passione: un libro fotografico dedicato a Sherlock Holmes. Una selezione di immagini d'epoca che, invece di restare dispersa nello spazio domestico, tra fumetti, giochi, francobolli, pupazzi, memorabilia e una stratificazione ormai autonoma di dvd, cd e volumi, potrebbe finalmente trovare una forma più organica in cui raccogliersi e respirare. Spero di potervi dire, su queste pagine, che è pronto.