I casi canonici, dai più noti ai meno frequentati, hanno sempre esercitato su di me una forte attrazione, spingendomi a cercare incongruenze, errori e zone d'ombra disseminate tra le sue avventure. Parallelamente, la vasta produzione apocrifa ha costituito un ulteriore campo di esplorazione: parodie, tributi, rielaborazioni e riscritture, provenienti tanto dalla tradizione italiana quanto da quella internazionale. Un universo in cui Holmes viene calato nei contesti più disparati, attraversando epoche e geografie lontane dall'originario mondo vittoriano. In questo stesso ambito cerco, nel mio piccolo, di contribuire con alcuni interventi critici e divulgativi, pubblicati su Uno Studio in Holmes, la rivista ufficiale dell'Associazione Sherlockiana Italiana, di cui faccio parte, e su questa rivista. Nel tempo, questa attività mi ha permesso di entrare in contatto con studiosi, collezionisti e figure di riferimento del panorama sherlockiano, costruendo quasi senza accorgermene una rete di relazioni tenuta insieme da una medesima ossessione condivisa.
L'origine di tutto si colloca a Mantova, città che, a suo modo, ha finito per intrecciarsi con il mio modo di leggere Sherlock Holmes. Sotto i portici di piazza Erbe, presso la Bancarella Piubello, una lunga bancarella scura colma di libri nuovi e usati, fumetti, riviste e riproduzioni d'arte, si concentrava un piccolo mondo di lettori e curiosi nel cuore della città. A gestirla era Giovanni Piubello, veronese come me, che tra una cosa e l'altra trovava anche il tempo di fare il "piccolo" editore e lo scrittore. Il suo romanzo migliore resta Matti beati, pubblicato da Rizzoli nel 1967, in cui rievoca la propria infanzia nella San Bonifacio d'origine, che lasciò a otto anni per trasferirsi a Mantova.
Il libro restituisce un mondo rurale, povero ma vitale, attraversato da strade polverose e case operaie, dove abitavano i lavoratori dello zuccherificio e le giornate erano scandite dalle campane dell'Abbazia di Villanova. Si giocava, certo, ma c'era soprattutto la miseria di quel periodo. Siamo negli anni Venti del Novecento e il Veneto è ancora una regione poverissima. Un'autobiografia asciutta e vivida, che alterna ironia e durezza senza mai indulgere nell'una né nell'altra. Matti beati è proprio un gran libro, e sono felice di poterlo ricordare qui insieme al suo autore. Personaggio schivo e al tempo stesso aperto al mondo, a Piubello devo non solo un'amicizia, ma anche molte delle prime guide nel mondo del libro. Fu lì che iniziai a costruire la mia collezione, a partire dagli Oscar Mondadori che ancora oggi ne costituiscono il nucleo originario. E, in un certo senso, anche il mio avvicinamento a Holmes è passato da lì: da libri trovati, discussi, consigliati, scambiati.
Mantova rimane uno snodo decisivo di questa storia. Non soltanto per i libri, ma per le persone incontrate lungo il percorso: figure schiette e generose, la cui impronta riconosco ancora oggi come determinante. Tra queste, oltre a Max Boschini che conoscete perché ha fondato questo bel sito, restano impressi nomi che appartengono alla memoria collettiva e locale, come Learco Guerra e Tazio Nuvolari. Ed è proprio il "Mantovano volante" a offrirmi un assist inatteso: l'attore britannico Graeme Hardy, celebre per interpretarlo nei raduni d'auto storiche, ha pensato bene di presentarsi in quei panni travestito da Holmes. Il video è disponibile sul sito della Gazzetta di Mantova.
La città virgiliana, spesso avvolta dalla nebbia, sembra a tratti riflettere in chiave padana certe atmosfere londinesi, pur restando irriducibilmente se stessa. È lì che la sovrapposizione si è formata: tra letture, luoghi e immaginazione. Continua a prevalere la prima, una preferenza che appartiene più alla biografia che alla teoria. Chissà se qualcuno abbia mai ambientato una storia di Holmes sulle rive del Mincio: a pensarci bene, l'idea non è poi così stravagante. Avrebbe benissimo potuto pensarci Adrian Conan Doyle, figlio minore di Arthur, autore di numerosi apocrifi holmesiani considerati tra i più importanti dell'intero panorama sherlockiano. Gli apocrifi, del resto, sono spesso il luogo in cui Holmes sopravvive con maggiore libertà: liberato dal canone, può abitare mondi nuovi senza tradire se stesso.
In parallelo a questo percorso, sta prendendo forma un progetto che guarda alla dimensione materiale di questa passione: un libro fotografico dedicato a Sherlock Holmes. Una selezione di immagini d'epoca che, invece di restare dispersa nello spazio domestico, tra fumetti, giochi, francobolli, pupazzi, memorabilia e una stratificazione ormai autonoma di dvd, cd e volumi, potrebbe finalmente trovare una forma più organica in cui raccogliersi e respirare. Spero di potervi dire, su queste pagine, che è pronto.
