Attualità

Un mio parere strettamente privato, che condivido pubblicamente

Lungi da me considerarmi come possibile esperto di una passione che, da tempo, spazia in diramazioni assai estese, quasi come i tentacoli di una medusa. Da parte mia, malgrado questo, non ho mai gradito autodefinirmi un grande esperto collezionista di Arthur Conan Doyle, pur nel rispetto di chi, nel corso di una vita intera cerca di portare avanti la propria passione. Questo malgrado i mezzi a disposizione, le alterne fortune, alla perenne ricerca di un pezzo più o meno raro, inedito o sconosciuto ai più...

Il collezionismo di libri cartacei è un oceano ricco di elementi e sfumature, a cui personalmente faccio fatica a stare dietro. Per questo, da alcuni anni sono in costante contatto con i membri dell'Associazione Italiana di Sherlock Holmes, ai più conosciuta come Uno studio in Holmes, che conosco fin dalla costituzione, avvenuta grazie a persone che all'inizio mi erano sconosciute, quali Carlo Eugeni Casini di Firenze e Stefano Guerra di Roma.

Quando lessi la notizia di questa loro iniziativa, il mio cuore si aprì di gioia, perché finalmente sapevo di non essere l'unico ad avere una passione smisurata per un personaggio a me caro fin dall'infanzia, tanto che da bambino ero spesso oggetto di scherno da parte dei coetanei, che non mi capivano, essendo io di natura assai introversa. Nel corso della mia modesta esistenza, mi sono però evoluto, tanto che da persona pressoché incapace a interagire con i propri simili mi sono trasformato in un conferenziere, in grado anche di pubblicare pensieri ed elucubrazioni su testate varie.

In passato molte cose mi erano negate, in parte perché i medici mi diagnosticavano delle carenze, in parte perché in famiglia ho avuto una educazione molto rigida, al limite del militaresco. Questo ha prodotto in me una forte repulsione per ogni forma di limitazione della libertà, tanto che oggi ho un'alta considerazione della libertà personale, oltre naturalmente a rendermi scettico per natura, con uno spirito indipendente per scelta.

Per me, come sanno bene coloro che mi conoscono di persona, il detective di Baker Street è un modello ideale, tanto che spesso tendo ad assomigliargli, anche in maniera involontaria: osservo gli altri, soprattutto le mani, i polsi o la forma delle unghie, da cui desumo molte cose. Guardo i tatuaggi, le macchie di nicotina, i calli, per poi magari passare le gambe, dove cerco magari peli di animali, tracce di terriccio o altre cose che attirano la mia attenzione, per poi lasciare sorpresi i miei interlocutori. Ricordo che una volta volli strafare, azzardando quanto sopra con l'amico Massimo Polidoro, noto divulgatore scientifico. Lo feci attraverso una lettera e lui fu simpatico e gentile, riconoscendomi come un discreto "cold reader", cosa che al tempo stesso un po' mi turbò e un po' mi divertì alquanto.

In passato ho cercato di studiare i tanti tipi di tabacco e le loro varie denominazioni, cosa che chiunque funi la pipa sa essere molto difficile. Quando ho potuto vivere lontano dalla casa dei miei genitori, ho cercato di ricostruire il salotto sul modello di quello ben più noto che si trova all'indirizzo londinese di Baker Street. Senza dimenticare che, essendo io freddoloso per natura, ho affinato la mia passione per le miscele di tè, venendo a capo delle mille variabili di questa bevanda: come per noi il caffè, che può essere corretto, macchiato, caldo, freddo, shakerato e chi più ne ha più ne metta, anche l'infuso ha le sue specifiche caratteristiche, che variano a seconda di quando viene bevuto nell'arco della giornata. Il tè può variare di gusto, sapore o profumo... e anche se non sono un esperto, ne conosco molte cose.

Nel corso del tempo ho arricchito la mia biblioteca, con testi non solo narrativi, ma anche di formazione e di genere. Ad esempio ho comperato molti libri sul periodo vittoriano,  leggendo di tante figure storiche, che hanno segnato con la loro presenza un'epoca a me cara, che fin dall'infanzia ha stimolato la mia mente, sempre avida di notizie e informazioni. L'amore per quel periodo è stato acuito da una serie televisiva, che andava in onda quando ero adolescente, incentrata sulla vita ai tempi della Regina Vittoria, tanto che per molto tempo ho avuto una forte avversione per certi individui di origine tedesca... è giusto considerare che all'epoca avevo meno di quindici anni, per cui tutto rientrava nella norma e non fateci caso. :-)

Per presunzione e comodità, pensavo che gli scritti originali di Arthur Conan Doyle fossero soltanto un certo numero, con alcuni racconti e ben pochi romanzi. Credevo ingenuamente di poterli leggere in qualsiasi momento, ma mi sbagliavo decisamente. Solo con l'età della ragione iniziai a raccoglierle in uno spazio tutto mio, mettendo assieme le pubblicazioni in italiano di cui ero a conoscenza. Ricordo come fin dall'inizio dovetti scontrarmi con gli amanti del cosiddetto "canone", nonché con l'oceano sconfinato formato dagli apocrifi, che possono stravolgere storie ben note, complicando non poco la vita degli studiosi e dei collezionisti come il sottoscritto.

Anno dopo anno, o cercato di recuperare un sacco di materiale, risalente anche ad epoche diverse e partoriti da autori e autrici di ogni estrazione e provenienza, incurante del fatto che spesso tutto questo generava ulteriori domande e dubbi, su Arthur Conan Doyle e su tutto quanto gli ruota attorno. Fu per questo che solo dopo averne risolti alcuni, decisi di presentarmi ai membri dell'associazione, nonché di istituire il primo archivio italiano sull'edito. Questo non per arroganza, ma per spirito di servizio, per cercare di sfatare assieme certi luoghi comune su Sherlock Holmes, come quello sul suo buffo cappello, sulla sua aria da saccente, sulla sua infallibilità e su tanto altro. No, non ha mai pronunciato la famosa frase "...elementare Watson..." e probabilmente, mi si scusi l'incursione in un tema così delicato, non era un omosessuale dichiarato, così come non era misogino e neppure un misantropo; era sì una sorta di introverso evoluto e un fumatore accanito, ma aveva le sue fragilità, con un'armatura che si era costruito e che sembrava forte ma che a volte aveva delle pecche. Insomma, era né più né meno come tantissimi altri e per questo mi è molto simpatico.

Grazie alla mia passione per Arthur Conan Doyle ho conosciuto molte persone e sviluppato tanti progetti, oltre ad essere testimone di fatti un po' strani ma sicuramente coinvolgenti. Ad esempio, e non sto mentendo, ho conosciuto il dottor Watson: era un attempato insegnante di inglese, in quel di Bologna, di origini neozelandesi e con nonno americano. Ah, il bisnonno era medico e visse - da giovane - per qualche tempo in Australia: vi dice nulla tutto ciò?! Gli chiesi per quale motivo avesse scelto di vivere nella città felsinea e Julius Hector Watson mi disse candidamente che “…un amico di mio bisnonno era stato in quei luoghi e aveva fatto degli studi sulla conformazione delle orecchie umane, asserendo che non esistessero due persone con le avessero uguali sulla faccia della Terra.  In seguito, sempre costui, scrisse un breve articolo sull'argomento, firmandosi in parte con il suo nome quasi completo, per non destare interessi. Per caso lo conosce?". Ebbi un fremito, nel sentire tutto questo, perché sapevo che secondo le "strampalate" ipotesi di William Baring Gould, era stato pubblicato un articolo sullo Strand Magazine, a firma di un certo William Sherlock, giusto poco prima della pubblicazione de La scatola di cartone. Dico questo perché c'è ci asserisce che proprio William Sherlock possa essere un nome "parziale" dello stesso Sherlock Holmes. Per quale motivo mi parlava di queste cose? Io ero affascinato, ancora non gli avevo detto nulla della mia passione, quindi era inconcepibile stesse tentando di prendersi gioco di me. Alla fine cedetti e gli raccontai di come mi piacesse Arthur Conan Doyle... lui non fece una piega e, anzi, mi disse di aver conosciuto Malcom, che come lui condivideva l'amore per le automobili sportive. Prosegui, ribadendo la mia smisurata passione per le storie di Sherlock Holmes, al che lui storse la bocca e concluse dicendo "Mio bisnonno era veramente medico e spesso usciva di casa al calr del sole, per certe cose che mia bisnonna non ha mai chiarito e che però l'hanno non poco indispettita, tanto che abbandonò il tetto coniugale per andare a vivere con un capitando di una squadra di cricket". 

Ero raggiante, avrei voluto invitarlo a un congresso dell'associazione, ma lui fu categorico e disse che non amava raccontare in giro le cose della sua famiglia. Io gli ero simpatico e lui aveva adempiuto ad un patto stipulato nel lontano 1882 a Verona, fra la sua famiglia e i cugini di una famiglia di mugnai di San Vito al Tagliamento, di nome Biasutti, che erano stati aiutati a contrastare le pulsioni di un uomo disonesto. Riuscirono infatti a osteggiare le attenzioni "particolari" di uno straniero, nei confronti di una delle loro figlia, che era stata traviata dalle belle parole del tipo... Ma non perdiamoci in dettagli, da parte mia cercavo di seguire i discorsi del mio interlocutore, che continuava a darmi indizi "fisici" sull'esistenza del mio mito, per poi sentirmi dire in tono divertito: "Potrei dirti di come il tuo autore preferito, non capendo una mazza di italiano, una volta discorrendo con un nobile deputato di origine bergamasca, non abbia capito che si parlava di Tasca e non di Tosca e che quindi parlando della morte dell’ultimo cardinale di Milano di origine Prussiana, abbia confuso le cose, ma non posso dirle di più. Se ti dico Pastrengo, ti consiglio di andare a scandagliare la vita della famiglia Franchini, potresti rimanerne molto sorpreso, ci sono più cose in cielo di quante voi nella vostra filosofia, non credi?".

Fu per me poi un vero piacere, quando il giorno dopo mi regalò due libri. Libri a cui tengo tuttora  in modo molto particolare: una copia di un Karl Baedeker di Londra e una guida di Firenze del fine Ottocento. Era in fondo un buon uomo; per molto tempo fui vincolato a non trascrivere nulla di quanto sopra a nessuno e nel farlo mi sento molto emozionato: come vedete la mia passione mi porta a fare cose belle. Per questo ho voluto condividere con voi questo mio pensiero a ruota libera! :-)

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