Realismo

La casa in un soffio, di William Goyen

La cover del libro La cover del libro

Charles William Goyen (1918-1983) nasce a Trinity, in Texas. Il Sud degli Stati Uniti rimarrà sempre il paesaggio fondamentale e imprescindibile in cui vivranno i suoi personaggi e le sue storie. Goyen conoscerà fortuna principalmente in Europa, tanto da considerare la propria sensibilità di tipo europeo1. Anche se non riuscirà mai a mantenersi con la sola scrittura, i suoi libri verranno stampati e ristampati nel vecchio continente. In Italia, solo La casa in un soffio e i due terzi delle raccolte dei suoi pregevoli racconti, Il fantasma e la carne e Se avessi cento bocche, editi da Theoria, su cui sarà necessario tornare.

Il libro parla delle famiglie Starnes e Ganchion, e di Ettie Clegg che è andata a vivere con loro. Tutta la famiglia è destinata alla rovina. Malattia, devianza e grottesco la fanno da padrone nonostante la profonda religiosità di quasi tutti, che pregano, cantano e parlano a Dio.

Jimbob Starnes ha la schiena malata, le emorroidi e un sasso nella vescica, e non può lavorare.

Nonna Ganchion ha il gozzo ed è sorda («I Ganchion sono la peste di Charity, lo so benissimo, peggio degli scarafaggi del cotone, peggio delle termiti e delle cavallette, il Diavolo incarnato»).

Christy, figlio illegittimo di nonna Ganchion, non riesce a consumare il matrimonio con Otey (che si rifiuta e che lui comunque non tocca ‒ né lei né altre) e si sfoga masturbandosi nei boschi sporco del sangue degli uccelli cacciati; Boy lo vedrà dormire nudo al chiaro di luna con un’erezione «che sembra una fiamma» e ne rimarrà ossessionato a vita. Christy completerà l’opera portandolo a caccia con sé allo scopo di iniziarlo alla masturbazione reciproca in una scenetta grottesca magnifica: «Oh, me stesso, splendido me stesso, potente come uno stallone e grazioso e circonciso (lo è lui?) chi, chi mi ha preso? Lo fa, lui? Come posso domandarglielo? (Se tuo zio falegname perdesse la sega, aiuteresti tuo zio a farsi una sega?)». Boy, segnato e rovinato e ossessionato per sempre dalla visione di Christy che si masturba su un ceppo in una radura, lo sapeva da subito che sarebbe successo qualcosa di speciale e cruciale in quella caccia nel bosco.

Folner, Follie, già perduto da piccolo quando Nonna Ganchion lo vestiva con abiti da bambina, per sfuggire le prese in giro e i pestaggi dei paesani scapperà col circo, col trapezista. Di lui tornerà solo il baule con gli abiti di scena tutti lustrini.

Suimma («speravo che pensassi che ero scappata, perché è quello che farò un giorno, come è vero il Diavolo») se ne andrà a Dallas e diverrà una star, per poi avere dei figli deformi («come ce ne furono molti a Charity») e cadere in rovina e beccarsi il porro sul naso delle donne Ganchion.

E poi Zio Walter Warren, adepto del Ku Klux Klan, che assieme ai compagni una volta al mese spalmano di catrame e piume un negro e gli danno fuoco «per ricordargli che sono negri»; sua moglie Mallie, cieca per la cataratta, che morirà sulla sua sedia alla finestra; Jessy, malata dalla nascita, ed Ettie Clegg che finirà con una grottesca paralisi facciale.

Anche Charity è maledetto, delimitato dal fiume Charity («I Negri del Fondofiume avevano perso dei figli in te, avevano catturato con gli ami strani mostri tuoi mandati dal Demonio»), dalla segheria che riempie tutto di segatura, il cui rumore è onnipresente, e dalla ferrovia.

Il libro vive del contrasto di una scrittura quasi poetica (l’autore a posteriori definirà la sua scrittura singing, “canto”2) con le miserie e le devianze dei personaggi. La storia viene raccontata in maniera corale, principalmente da Boy ma anche dal pozzo, dal bosco, dal vento. Il risultato è originale e molto personale senza sconfinare nello sperimentale. Vi è un’evoluzione nella maniera del racconto. All’inizio le parti più poetiche sono dedicate alle descrizioni di Charity e della casa e sono molto distinte dai racconti dei personaggi, che usano un linguaggio quasi orale. Con il progredire delle pagine il tutto si livella su una scrittura elegante e lirica.

Il libro vinse il MacMurray Award come migliore opera prima di un texano e fu candidato al National book Award per la fiction. Un estratto fu selezionato e pubblicato su The best american short stories 1950. Nel 1952, nella traduzione francese, vinse il premio Halperin-Kaminsky. Nel 1956 Goyen lo adattò con lo stesso titolo per il teatro. Nel 1971 ne fece un altro adattamento dal titolo House of Breath Black/White3.

  1. William Goyen, The Art of Fiction No. 63. Interviewed by Robert Phillips
  2. William Goyen, The Art of Fiction No. 63. Interviewed by Robert Phillips
  3. The House of breath, Wikipedia

Scheda del libro:

  • Titolo: La casa in un soffio
  • Collana: I Coralli
  • Autore: William Goyen
  • Traduttore: Ida Omboni
  • Pagine: 174
  • Editore: Einaudi
  • Anno: 1963

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