Sul finire degli anni Sessanta, il Belpaese visse un autentico boom del romanzo giallo, con un fiorire di pubblicazioni e collane su cui trovarono spazio anche diversi autori italiani, non più obbligati ad utilizzare pseudonimi anglosassoni come in passato, ma liberi di ricorrere al proprio nome di battesimo. Rispetto agli anni precedenti non solo aumentò la produzione, ma anche la qualità risultò migliore, come se il doverci mettere “la firma” obbligasse gli autori ad un maggior impegno, con soddisfazione di tutti, pubblico compreso. Il successo poi di Scerbanenco fece scuola e rese tutto più facile.

Ladro di Ferragosto (1984) e Il santo peccatore (1995) sono due parabole moderne finemente cesellate con parole e frasi di precisione chirurgica e allo stesso tempo di alto valore poetico. Le numerose affinità tra i due romanzi, anche tematiche, segnalano più l'immaginario dell'autore che un messaggio analogo e coerente: le due vicende, infatti, pur mostrando due facce (forse più di due) della stessa medaglia, sono quasi opposte negli esiti.

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