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Un povero scemo, di Erskine Caldwell

Lo confesso, mi sono recato a Mantova nei giorni del Festivaletteratura. A mia discolpa posso dire che a differenza dello scorso anno, questa volta non ho frequentato nessun evento particolare: il mio interesse per la kermesse letteraria si è limitato a quella zona di piazza Sordello dove trovavano ospitalità alcune bancarelle dell’usato. Tra queste, la più interessante proponeva un lungo tavolaccio, sul quale trovavano spazio torri e pile di vecchi libri, venduti con la formula del “tre per dieci euro”: inutile dire che diversi biglietti rossi hanno lasciato il mio portafoglio e che lo zaino si è riempito di parecchie cosette interessanti. In queste occasioni si acquista compulsivamente, attratti da copertine inusuali e colori vivaci, sperando sempre di trovare la piccola perla dimenticata. Siamo tutti un po’ cacciatori di libri, spinti dai consigli dei “vicini” di banco o da rapide consultazioni su Google. Stavo appunto curiosando, quando Gino, questo il nome del proprietario del banco, mi ha visto pescare dal mucchio un piccolo libro giallo, edito dalla Sugar sul finire degli anni Cinquanta, con due pugili in copertina. Senza pensarci due volte, Gino ha pensato bene di darmi un suggerimento: “Prendilo, quella è roba forte”. Potevo ignorare le sue parole? Grazie Gino, sono felice che tu ti sia preso la briga di spingermi all’acquisto di Un povero scemo, perché il romanzo di Erskine Caldwell è un piccolo capolavoro, letto tutto d’un fiato e grazie al quale mi è tornata la voglia di scrivere quassù, per condividere con voi la gioia di una gradita scoperta.

Erskine Caldwell non è certo un nome sconosciuto, il suo La via del tabacco è spesso annoverato tra i grandi libri del Novecento, quelli che finiscono nelle liste delle riviste serie e patinate. Abbinato a Il piccolo campo, ci racconta la realtà rurale e degradata del profondo Sud degli Stati Uniti, senza tanti sofismi e facendo sfoggio di un linguaggio crudo e tagliente. Al limite del grottesco, i protagonisti di questi due libri sono miseri personaggi, privi di dignità e di senso della morale, pronti a tutto pur di non strisciare più nella melma e nel fango, non solo dei campi nei quali lavorano ma anche nella vita di tutti i giorni.

Un povero scemo, il secondo romanzo in ordine cronologico scritto da Caldwell (nel 1930), non manca degli ingredienti tipici che ne contraddistinguono l’usuale produzione letteraria, con l'eccezione dell’ambientazione, che si sposta dalla campagna alla città. In più troviamo un certo gusto del macabro, che altrove manca. Giacomo Antonini, nel 1964 sulle colonne de La Nazione, scrisse che “L’inaudita violenza de Il piccolo campo e La via del tabacco si ritrova nel Povero scemo,  ma in un clima da incubo che sembra derivare da alcune delle opere più rappresentative della narrativa nord-americana del secolo scorso e più specialmente da Poe”. La parola incubo non è casuale, perché si ha veramente la sensazione di essere piombati in un bruttissimo sogno, di quelli che il giorno dopo lasciano scombussolati. Chiuso il libro, non ho potuto fare a meno di pensare che finalmente era finita, sia per me che per Blondy Niles.

Blondy Niles è la figura centrale del romanzo, un pugile fallito alle prese con i pugni della vita, quelli che uno dopo l’altro ti fanno vedere la “luce”, giusto prima di farti stramazzare a terra. Un povero scemo è un romanzo notturno, profondamente oscuro, tra night e prostitute, gangster e truffatori, pazzi e poveri allucinati: ogni tanto si vede una “luce”, ma è solo un effetto del nervo ottico...

Blondy Niles tocca con mano il significato della parola amore. Dopo i cazzotti e il suono del ring, la carezza di una donna gli farà intravedere la possibilità di una vita tranquilla, lontano dalle umiliazioni e dai soprusi. Povero illuso, dal mondo descritto da Caldwell non si può scappare, se non per il tempo di qualche pagina, giusto il tempo di iniziare il prossimo round, in attesa del pugno giusto, quello che manda definitivamente KO. Un povero scemo non lascia scampo a nessuno, i suoi protagonisti non sono tanto dissimili dai contadini infingardi e ignoranti degli altri romanzi, con l’aggravante che le poche figure positive ne escono massacrate, come agnellini gettati ad un branco di lupi famelici.

La storia è tutto sommato semplice: scritta in tre atti, è nobilitata da dialoghi magistrali, un vero e proprio valore aggiunto del libro che la traduzione un po’ datata non riesce a rovinare completamente. Blondy Niles viene ingaggiato da Salty Banks, un pericoloso gangster locale senza scrupoli, per un paio di incontri truccati, di quelli organizzati per fare fessi gli scommettitori e riempire le tasche di pochi. Tra i due match, una catastrofica sequela di eventi nefasti porterà il “povero scemo” verso un epilogo non solo scontato ma del tutto inevitabile. E sia chiaro, non sto spoilerando, semplicemente il destino di certa gente è già scritto, già noto, fin dalla prima pagina.

L’amore, con una prostituta gentile di nome Louise, si tramuta in tragedia quando invece di un matrimonio il prete si trova costretto a fare dei funerali. Louise viene brutalmente uccisa e il nostro eroe promette vendetta, costi quel che costi. Mentre medita sul da farsi, Blondy trova un po’ di pace nel palazzaccio della signora Boxx, una sorta di clinica dell’orrore, dove le poveracce vanno ad abortire clandestinamente e dove la morte è di casa. Tanto di casa che vi si pratica la necrofilia, con somma gioia dei partecipanti, defunti compresi. Il marito della signora Boxx possiede il segreto per scendere nel regno dei morti, che non sarebbe poi un posto tanto male se non fosse che si deve girare con le chiappe di fuori…

Incapace per qualche mese a darsi alla fuga per colpa di un sortilegio maligno, Blondy trova un’improvvisa alleata in Dorothy, la figlia minore della megera signora Boxx, che riesce a farlo fuggire, dandogli nuovamente la libertà. Libertà che purtroppo non porterà a nulla di buono, in questa sorta di viaggio al termine della notte, che senza scomodare Céline, non vedrà mai la luce dell’alba del giorno dopo. Un povero scemo è un “sogno diabolico”, così come lo definì lo stesso Erskine Caldwell, un sogno dove i protagonisti sembrano accettare con rassegnazione il proprio destino, costi quel che costi, anche una serie di pallottole nel petto. 

Un povero scemo è un libro pazzerello e mi sento di consigliarlo, perché rappresenta in pieno uno dei motivi per cui decisi di aprire questo sito: grottesco, diabolico, scritto bene e meritevole di essere riscoperto. Per cui... buona lettura!

Scheda del libro:

  • Titolo: Un povero scemo
  • Autore: Erskine Caldwell
  • Pagine: 192
  • Editore: Sugar editore
  • Anno: 1958
  • Anobii: scheda del libro

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