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Intervista a Diego Zandel, scrittore e bibliofilo incallito

Giovedì, 31 Luglio 2025

È un piacere avere ospite Diego Zandel, nato nel campo profughi di Servigliano, nelle Marche, da genitori fiumani, autore di Un affare balcanico, Autodafé di un esule e di molti altri testi. Oggi è qui in veste di curatore della linea editoriale della casa editrice Oltre, che ha pubblicato l'ultima edizione del romanzo Doppia morte al Governo Vecchio di Ugo Moretti.

Proprio di recente ho dedicato un approfondimento a Moretti, nel tentativo di riportare alla luce il suo operato. L'idea mi è venuta dopo uno scambio di messaggi con Max Boschini, che aveva prima visto la pellicola Doppio delitto e poi letto un interessante articolo che lo riguardava. Zandel, che lo ha conosciuto personalmente, firma la prefazione al romanzo Doppia morte al Governo Vecchio: un testo che è anche un accorato addio di un amico.

Daniele Vacchino: Caro Diego, innanzitutto un caro saluto. Noi a Mattatoio amiamo rivalutare scrittori di pregio dimenticati e il mio personale compito risiede proprio nello scovare giallisti dimenticati, ma che abbiano dimostrato di poter appartenere alla schiera di giallisti che abbiano saputo scrivere gialli di valore letterario. Secondo te Moretti entra di diritto in questa schiera. Cosa ti fa dire che il suo romanzo da voi rieditato ha un valore letterario?

Diego Zandel: Diciamo che Ugo Moretti è diventato giallista per necessità, così come è diventato pornografo per necessità, proprio come lo furono all’epoca Henry Miller e Anaïs Nin, che prima di tutto erano scrittori tout court. Necessità dettate dalla volontà di vivere esclusivamente di scrittura e, visto che i libri di personale ispirazione fruttavano poco – ancor meno in Italia – l’unica soluzione era andare incontro al mercato.

Negli anni Cinquanta, dominati dai Gialli Mondadori diretti da Alberto Tedeschi, che pubblicava però solo i cosiddetti gialli all’inglese, cioè il delitto seguito dalle indagini di un qualche detective, mentre rifiutava del tutto i gialli d’azione, prevalentemente americani, quelli della scuola di Chandler e Dashiell Hammett. Questi ultimi, pur avendo molti appassionati, erano però poco diffusi. Così, prima dello sviluppo dei Gialli Garzanti, nacque qualche piccolo editore che pensò bene di pubblicare questo tipo di gialli. Ma comprarli all’estero costava, così si prese a fabbricarli in casa: molti scrittori, o semplicemente giornalisti che volevano guadagnare qualcosa, s’inventarono uno o più pseudonimi americani e iniziarono a scrivere gialli ambientati in America. Lo fece la stessa Laura Grimaldi che, più tardi, sarebbe diventata per anni direttrice di Segretissimo; così il più noto Franco Enna, il giornalista Franco Prattico e altri, tra cui, appunto, Ugo Moretti. Ogni giallo era pagato a forfait: 150 mila lire a titolo. Più ne scrivevi, più guadagnavi. Solo più tardi, con la spinta di direttori editoriali come Raffaele Crovi e Oreste Del Buono, il giallo di ambientazione italiana cominciò a decollare, arrivando ai successi degli autori di oggi, con Loriano Macchiavelli e Secondo Signoroni in primis, quindi De Cataldo, Carlotto, Lucarelli, De Giovanni e tanti altri.

Ugo Moretti apparteneva già a un’altra generazione e, quando poté usare il suo nome e l’ambientazione italiana anche per i gialli – pochi – tornò a rifarsi un po’ al suo mondo, un po’ decadente, di amori sballati, di amanti, nobili decaduti, case d’appuntamento, artisti libertini: quello dei suoi romanzi mainstream, come Vento caldo oppure Natale in casa d’appuntamento, che, secondo me, sono di grande levatura.

Daniele: Rimaniamo su Doppia morte. Fu un romanzo di successo di pubblico, tanto da meritare un film. Secondo te Doppio delitto fu una trasposizione riuscita?

Diego: Forse sì, almeno in parte, anche se io preferisco il libro per la scrittura veloce e sensuale di Ugo. Il film, invece, mi sembra più lento, forse proprio come era quel tempo. Tempo fa, a Grado Giallo — la rassegna che si teneva sull’isola di Grado — furono trasmessi un paio di film della serie di Maigret con Gino Cervi, che da giovane mi erano tanto piaciuti. Eppure, rivedendoli, li trovai di una lentezza incredibile, tanto da finire per annoiarmi.

Daniele:  Veniamo a Ugo. Puoi darci una caratterizzazione in qualche riga?

Diego: Un talento sprecato quando era in vita e, oggi, troppo dimenticato per alcuni libri che ha scritto: rara rappresentazione letteraria di un mondo e di un'epoca. Infine, non ultimo, un uomo generoso.

Daniele:  E un aneddoto con cui vuoi ricordarcelo, magari qualcosa che non hai mai raccontato a nessuno?

Diego: Ne ho diversi di aneddoti, ma tutti al limite della, diciamo, impudicizia. Per cui preferisco osservare il silenzio. La prima volta — delle tantissime — che andai a casa sua, nella zona pranzo e salotto (aveva due stanze: quella, più la camera da letto, oltre a cucina e bagno), accanto alla porta c’era il vetro di una grande damigiana pieno di tappi di champagne. Mostrandomelo, mi confessò: “Ogni tappo una scopata.” Amava i partouze e aveva alcune amiche complici. Cercò anche di tirarmi dentro, ma ero allergico a quel mondo. Credo che mi volesse bene anche per questa mia pudicizia da bravo ragazzo.

Daniele: Veniamo agli altri lavori di Ugo Moretti. Quale romanzo preferisci? 

Diego: I due che ho citato, Vento Caldo e Natale in casa di appuntamento più Fortuna di notte.

Daniele:  E quale secondo te merita una subitanea riedizione?

Vento caldo è stato da poco ripubblicato da una piccola casa editrice, la Readerforblind. Quindi gli altri due.

Daniele:  Ugo Moretti scrisse una cinquantina di gialli sotto pseudonimo. Oggi questo è materiale da mercatino delle pulci, fondo di magazzino. Prelibatezze per Mattatoio. Quale tra quei romanzi gialli sotto pseudonimo prosegue maggiormente il discorso avviato con Doppia morte al Governo Vecchio? 

Diego: Mi dispiace, ma credo di non averli mai letti, anche se lo gradirei. Mentre ho letto un suo libro pornografico, la continuazione di Emanuelle.

Daniele:  Quale tra i romanzi di Moretti rappresenta secondo te il suo testamento spirituale?

Diego: Gli Ippogrifi, uno dei suoi ultimi libri, con i ricordi legati al suo mondo letterario e. diciamo, "sentimental-sessuale".

Daniele:  Con quale ricordo ti ha lasciato Ugo?

Rivado spesso con la memoria ai pranzetti che facevo a casa sua, con un’amica scrittrice che sapeva cucinare bene alcuni piatti.


Ringraziamo molto Diego Zandel e speriamo che la sua attività di riqualificazione letteraria possa proseguire fianco a fianco con la nostra. Intanto consigliamo a tutti i nostri lettori di correre a compare e leggere l'ultima edizione di Doppia morte al Governo Vecchio riedita da Oltre edizioni. 

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