Misteri d'Italia

Guida alle guide dell’Italia lunare. I misteri d’Italia, di Dino Buzzati

Dipinto spiritico del sensitivo Gustavo Adolfo Rol (1903-1994). Dipinto spiritico del sensitivo Gustavo Adolfo Rol (1903-1994).

Inauguriamo qui un'ideale 'Guida alle guide dell'Italia lunare', a quei tentativi, cioè, di mappatura - Baedeker, reportage, inchieste - che a partire dagli anni '60 cercano di dar conto del lato più oscuro, inquietante e insolito del Paese dove fioriscono i limoni. Iniziamo con una delle più note e interessanti, I misteri d'Italia di Dino Buzzati.

Ancora una volta, era cominciato tutto Oltralpe. Nel 1964 l'editore parigino Claude Tchou – già fondatore della 'Cercle du livre précieux' – dava vita alla serie delle 'Guides noirs' con un'imponente Guide de la France mystérieuse. La copertina nerissima, il titolo a caratteri oro dal design vagamente primo Novecento, il formato oblungo, a parallelepipedo, davano l'idea di una sorta di infernale guida Michelin; il curatore era l'ingegnere-occultista René Alleau, già sodale di André Breton.
Già due anni dopo l'editore milanese Sugar avrebbe recuperato l'idea in blocco: i due volumi della Guida all'Italia leggendaria, misteriosa, insolita, fantastica, curati tra il 1966 e il 1967 da Mario Spagnol e Giovenale Santi, riprendevano l'impostazione – e finanche il formato, ma con la copertina in rosso vivo – della guida di Tchou, seguiti negli anni successivi da analoghe opere (su Milano, Roma, Napoli, le Alpi e le singole regioni italiane) dedicate ai lati più insoliti e lunari della penisola. Ma immediatamente a ridosso della pubblicazione francese, l'idea di indagare "le leggende [...], i monumenti enigmatici, i mostri, i maghi, i demoni, i fantasmi, i tesori nascosti" del Belpaese aveva colpito l'immaginazione di quello che all'epoca era uno dei più prolifici narratori italiani, Dino Buzzati. Era il 1965, l'anno – lo si riporta per dovere di cronaca – dei primi bombardamenti americani in Vietnam, dell'abbandono della messa in latino, dell'inizio della Rivoluzione Culturale nella Cina maoista; al cinema uscivano L'armata Brancaleone, My Fair Lady e Per qualche dollaro in più, seguito da una serie pressoché infinita di spaghetti western; in quell'estate dalle radio italiane uscivano Se non avessi più te di Gianni Morandi, Il mondo di Jimmy Fontana e La notte di Adamo. Buzzati stava per dare alle stampe l'antologia Il colombre, dopo tre anni dal suo ultimo romanzo, Un amore; e a luglio iniziava, per il Corriere della Sera, un reportage dal titolo "In cerca dell'Italia misteriosa", dieci pezzi in tutto, l'ultimo dei quali pubblicato a settembre.

Come libro, I misteri d'Italia esce nel 1978, sei anni dopo la morte di Buzzati; il volume riunisce gli articoli del 1965 – alcuni dei quali già apparsi in Cronache terrestri, edito da Domenico Porzio nel 1972 – e ne raduna altri, uno splendido inedito, un pezzo già incluso ne Le notti difficili e due articoli sugli UFO, a quell'epoca ancora noti con la denominazione squisitamente vintage 'dischi volanti'. Ma sono quei pezzi il cuore più interessante del volume, perfetta fotografia di un'epoca: fantasmi, santi, fattucchiere, apparizioni della Madonna, medium; e Federico Fellini, in quell'estate impegnato in un' analoga ricerca in preparazione del film Giulietta degli spiriti.
"[...] mi è parso giusto cominciare", scrive Buzzati, "dal posto dove sono nato", Belluno: "Qui infatti per me comincia l'Italia, anche se si tratta di un mistero piccolino". Non aveva forse detto Freud che il perturbante nasce dai luoghi primi, da quanto è più familiare? E Batticuore a mezzanotte: c'è un fantasma nel granaio è un piccolo gioiello di perturbante in senso freudiano: niente di truculento od orrido – pochi passi, strascicati, nella notte, probabilmente la governante della casa; la conferma, il mattino dopo, che la governante ha dormito tutta la notte – ma la sensazione di qualcosa di inquietante e primordiale, come un'impressione che si credeva dimenticata e tuttavia riemerge. È "il sentimento della notte," scrive Buzzati, "così forte e struggente nella casa mia natale, popolata di volti, di voci, di momenti perduti per sempre, quella soggezione solenne e antica che viene su dal sangue a rintocchi": perché il perturbante è sempre un ritorno a casa, ma è una casa che non si riconosce più, straniata dall'esperienza e dal disincanto, e che dunque stringe ancor di più il cuore. Il Buzzati che siede nel granaio, a mezzanotte, attendendo il fantasma, è pienamente conscio di vivere nella modernità: "Che si sta facendo a quest'ora nel Vietnam? [...] E come sarà tra poco il tramonto sulle torri arroventate di New York?". Ma è mezzanotte, l'ora dei fantasmi, e il silenzio è assoluto: un altro tempo può emergere, un altro Veneto – quello degli spettri o forse (più prosaicamente) quello dell'infanzia.
Dal Veneto, l'Italia. Come la pianura veneta, del resto, è tutta la penisola a essere "una terra fertile, di temperamento sereno e lieto. La gente è cortese, le notti tranquille, il cielo luminoso. Le campane suonano spesso e contrariamente alla regola danno un suono piacevole. [...] Una contrada insomma fortunata. Però." E in quel 'però' c'è tutto. C'è Pasqualina, la veggente di Civitanova Marche che Buzzati incontra con Fellini e gli diagnostica il tumore che dopo sette anni lo porterà alla tomba. C'è Rosa Quattrini, la veggente che dal 1964 vedeva la Madonna a San Damiano Piacentino (e a lei dedica poche, belle pagine anche il Pier Carpi de I mercanti dell'occulto). Ci sono le immancabili storie di stregoneria di provincia, in un paese ancora segnato da profonde sacche di analfabetismo. E storie di medium, quelle che a chi scrive (I misteri d'Italia letti di straforo, verso i sette o gli otto anni, in qualche estate dei primi anni '80) davano più inquietudine, piene com'erano di dettagli che si volevano comuni, quotidiani – scrittoi da ufficio, caramelle tipo Rossana, l'albergo Principe di Piemonte a Torino – eppure già, in qualche modo, fané, come le canzoni di Mina o il Nero Wolfe con Tino Buazzelli.

Non a caso, le pagine più felici de I misteri d'Italia sono quelle dedicate a Gustavo Adolfo Rol, il sensitivo torinese che Buzzati aveva incontrato assieme a Fellini: fenomeni inquietanti, grotteschi, prodotti con sigarette, caramelle e carte da gioco, e resi da Buzzati ancora più perturbanti con il suo stile apparentemente neutro. Non c'è bisogno di citarle: del resto, I misteri d'Italia non è, tecnicamente, un libro perduto (l'ultima edizione negli Oscar è del 2002). Perduto, invece, è il mondo a cui si riferisce. Spariti Buzzati, Fellini, Pasqualina, Rol; sparita l'Italia di cui si parla, quella dei veggenti del Sud, dei granai della pianura veneta coi loro spettri ottocenteschi, dei salotti borghesi in cui si fa ballare il tavolino; perché le sedute spiritiche non vanno più di moda, figuriamoci le sigarette, e nemmeno le caramelle Rossana – nell'epoca dello xylitolo – se la passano troppo bene. Insomma, si cambia, si cresce: e si imparano tante cose, ad esempio che Rol non volle mai esibirsi davanti a Silvan, che questi, negli anni '70, replicò alla RAI i più celebri esperimenti di Rol, e che un'inchiesta di Mariano Tomatis del CICAP1 ha dimostrato come le sue esibizioni fossero in larga parte fondate su tecniche e strumenti che sono tradizionalmente parte del bagaglio dei prestigiatori. Niente di cui aver paura, quindi. Però.

  1. http://www.cicap.org/piemonte/cicap.php?section=indagini_in&content=gustavorol

Scheda del libro:

  • Titolo: I misteri d'Italia
  • Autore: Dino Buzzati
  • Pagine: 198
  • Editore: Mondadori
  • Anno: 1978

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