Home

Povero Cristo è un romanzo bizzarro e non facile da decifrare. Un amico mi ha confessato di averlo addirittura strappato in due e scagliato contro il muro senza finire di leggerlo, tanto gli dava sui nervi e gli pareva stupido e incomprensibile (ma era giovane e intemperante: in seguito se ne pentì). Non che sia un libro difficile da intendere alla lettera, tuttavia è un libro che, proprio se preso nel suo significato letterale, risulta come minimo naif (e pesantemente trash). Vorrei proporre un'interpretazione che in parte lo riscatta, ma posso affermare che Carpi qui ha fallito, perché non è un'opera riuscita quella che richiede di discostarsi troppo dal significato apparente. O meglio, quella il cui significato apparente non sia pienamente godibile in sé.

William "Wivo" Voltz, pseudonimo di Willi Christian Voltz, è uno scrttore di lingua tedesca, nato a Offenbach nel 1938 e deceduto nel 1984. Autore brillante e molto dotato, scriveva fantascienza d'avventura e nello stesso tempo storie d'atmosfera. Molto prolifico, prediligeva scritti in "forma breve", raccolti in seguito in antologie pubblicate a suo nome. Dai racconti ai romanzi il passo è breve, ma non tutti gli scrittori sono stati in grado di affrontare e superare indenni la prova. Questo però non è successo a Voltz, che ha saputo trasfondere anche nelle opere più lunghe quelle abilità di invenzione e di scrittura che l'avevano reso famoso con i racconti.

Lunatici e licantropi

Ogni epoca, scriveva Walter Benjamin, sogna la successiva. È una "prefigurazione fantastica" che solo uno sguardo postumo può realmente cogliere, come una "lastra fotosensibile" le cui immagini impresse saranno rivelate solo dagli acidi, più potenti, del futuro (1). Il numero 5 di Horror, dell'aprile 1970, è una di quelle lastre, sorta di monade tesa tra quel che è stato e l'adesso, e che oggi possiamo guardare con nostalgia, curiosità, tenerezza: ma soprattutto come un esempio di che straordinario laboratorio di idee fu quella rivista, e di come essa abbia gettato i semi di molte esperienze germinate in seguito.

Con questa intervista apriamo un nuovo filone di ricerche dedicate a chi, oggi, in vario modo, si occupa di libri che furono. Vuole essere il nostro messaggio di auguri a chi ci legge: auguri di mantenere vive la passione e la curiosità, auguri di incontrare, chissà, un mentore che faccia da guida... per Michele "Miky" Clerici è stato Ernesto Vegetti, e di questo e molto altro ci racconta in questa chiacchierata. Michele è un collezionista e anche un venditore di libri di fantascienza: l'ho conosciuto poco più di un anno fa sotto i migliori auspici, acquistando da lui H come Milano. Me l'ha portato personalmente e mi ha detto: "sono molto curioso di questo tuo acquisto...". Ho capito subito che era una persona speciale.

La caccia del conte Zaroff

Marzo 1970: sul numero 4 di Horror vengono resi noti i risultati del Referendum di gradimento relativo al numero 1 ed Emilio De' Rossignoli si classifica primo nella sua categoria con l'articolo Specchio, specchio delle mie brame... Esulto per la sua vittoria come se fosse una notizia di oggi.

"Ho la lebbra, amore". Più volte l'uomo tenta di pronunciare la frase fatale, dall'uscio del bagno, al night, fra le lenzuola; lei, bellissima e indifferente, non ascolta mai, perennemente presa da qualcos'altro, e le parole restano a vagare, sospese, finché – nella notte – egli non percepisce, sulla schiena di lei, le macchioline che annunciano il male. È l'Italia della Dolce Vita, frenetica, vacanziera e modaiola, che tenta di espellere la morte e il disfacimento moltiplicando le occasioni di svago e distrazione: ma la morte, come Fellini aveva già mostrato pochi anni prima, era sempre stata lì, tra le luci di Via Veneto, allo stesso modo in cui, nel Trionfo della Morte di Buffalmacco – l'affresco del Camposanto di Pisa che serve forse da ispirazione per la cornice narrativa del Decameron – la falce incombeva, non vista e inesorabile, sui giovani intenti a ragionare nel giardino. In "Ho la lebbra, amore" – racconto di Bernardino Zapponi pubblicato per la prima volta sulle pagine de Il Caffè letterario e satirico nel 1965, e raccolto due anni più tardi in Gobal – il film di Fellini si contamina con La maschera della Morte Rossa di Edgar Allan Poe, abbandonando ogni suggestione ottocentesca e lasciando solo, nudo, l'orrore.

William M. Sloane rientra nel novero di quei personaggi capaci di trascendere i generi, i ruoli e gli stili. Nato negli Stati Uniti nel 1906, è ricordato più come direttore ed editore, che come scrittore: vice-presidente della Henry Holt, direttore editoriale della Funk and Wagnalls, direttore della Rutgers University Press e fondatore della William Sloane Associates. Nell'arco di una vita, nonostante un buon numero di racconti, diede alle stampe solo due romanzi: To Walk the Night e The Edge of Running. Quest'ultimo è tuttora inedito dalle nostre parti. Entrambi hanno subito un adattamento per il grande schermo, anche se in epoca remota: Stranger Unearthly nel 1964 e The Devil Commands nel 1941.

Le Vampire, di Ornella Volta

Nel 1964 usciva per l'editore milanese Sugar Il vampiro di Ornella Volta. Negli anni '60 il paese del sole (in realtà da sempre molto più lunare di quanto si potesse supporre, come la stessa Volta avrebbe scritto in un denso articolo – quasi un manifesto – nel quinto numero della rivista Horror)1 riscopriva il gotico, per il tramite di autori, registi ed editori spregiudicati e coraggiosi.

Leggere uno dopo l’altro libri dello stesso autore aiuta a cogliere echi e corrispondenze, a costruirsi un quadro mentale a mano a mano più vivo; d’altro canto, a volte può essere necessario prendersi delle pause per non rischiare di disamorarsi, o perché la passione è tanto ardente che si teme con sgomento il momento in cui quei libri finiranno. Personalmente, ricavo un piacere intenso dal seguire il filo d’Arianna: è un frutto maturo, succoso. E la lettura in sequenza di Un’ombra nell’ombra e Abra cadabra me lo conferma.

Tocchiamo ferro…

Continuiamo la scoperta degli articoli del conte Emilio (chissà poi se conte lo era davvero o non si tratta piuttosto di una delle sue burle) con un viaggio tra le pagine della rivista che li ospitava. Pagine giovani, piene di idee, a volte contraddittorie, sempre stuzzicanti; pagine tridimensionali per la forza suggestiva dei contrasti bianco/nero; pagine traboccanti di libertà e di orgoglio di gruppo per essere i primi a fare qualcosa di nuovo e di speciale.

Lo confesso, non sono la persona più adatta a recensire in maniera neutrale e sincera un libro di Emilio de’ Rossignoli. Dopo mesi di ricerche, indagando e curiosando tra il molto materiale cartaceo e il poco della sua vita privata giunti fino a noi, non riesco a dimostrarmi obiettivo nei suoi confronti, trova ancora oggi il modo di... turbarmi e viziarmi, magari sotto un quarto di luna.

Charles William Goyen (1918-1983) nasce a Trinity, in Texas. Il Sud degli Stati Uniti rimarrà sempre il paesaggio fondamentale e imprescindibile in cui vivranno i suoi personaggi e le sue storie. Goyen conoscerà fortuna principalmente in Europa, tanto da considerare la propria sensibilità di tipo europeo1. Anche se non riuscirà mai a mantenersi con la sola scrittura, i suoi libri verranno stampati e ristampati nel vecchio continente. In Italia, solo La casa in un soffio e i due terzi delle raccolte dei suoi pregevoli racconti, Il fantasma e la carne e Se avessi cento bocche, editi da Theoria, su cui sarà necessario tornare.

Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente (bottoni social). Puoi accettarli o declinarne l'utilizzo.
Voglio approfondire Accetto e procedo! Non accetto e declino