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Rimesto ancora in questi sublimi volumetti da edicola degli anni ’70. Parossismo esce il 5 ottobre del 1970, quando la collana è ormai orientata verso un nuovo tipo di thrilling, verso una sensibilità più moderna e sperimentale rispetto al gotico.

Sono un fan dei thriller nordici da quando in Italia uscì, negli anni Novanta, quel capolavoro assoluto de Il senso di Smilla per la neve, che, a distanza di quasi trent’anni, credo rimanga una delle massime vette toccate dalla letteratura europea contemporanea e che non esito a definire da premio Nobel. Peter Høeg, un personaggio con una vita già romanzesca di suo, mascherò dietro un avvincente giallo imperniato sulla misteriosa morte di un bambino di origine inuit groenlandese, una serie di profonde riflessioni sulle diverse declinazioni del rapporto tra Uomo e Ambiente: da un lato quello egoistico, arraffone e sfruttatore degli europei “civilizzati”, imperniato esclusivamente su logiche di profitto; dall’altro quello rispettoso e sottilmente panteista degli inuit, ridotti a relitti della società nella “civilissima” Copenaghen di oggi.

Torno, con brevi abbozzi, ad occuparmi di ciò che conta davvero, ossia di questa letteratura automatica degli anni ’60 e ’70, letteratura da edicola a 250 lire. La collana dei KKK1, a mio avviso, ha elementi molto più interessanti rispetto a quella dei coevi Racconti di Dracula. Si tratta infatti di una collana che, alla necrologia di un gotico di cartapesta, innesta una vena moderna e nervosa capace di allacciarsi a uno dei generi più dirompenti di quegli anni: il thrilling italiano, il nostro giallo italiano inventato da Mario Bava e, soprattutto, Dario Argento.

Il ’69 psichedelico della letteratura italiana è affidato esclusivamente alla penna fertilissima di Laura Toscano, la più grande scrittrice thriller che l’Italia abbia avuto.
Il 5 ottobre del 1969 esce il n. 124 della collana I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, edita dalle Edizioni Periodici Italiani di Marco Vicario, collana per la quale, brevemente, ha collaborato un giovanissimo Dario Argento.

Torno, dopo molto tempo, ad occuparmi degli autori di quella Torino sulfurea che tanto mi piace e che ha sempre un suo seguito. Dopo Italo Cremona e Giovanni Arpino, aggiungo all’elenco degli autori recensiti su Mattatoio n.5 anche il nome di Oddone Camerana, consapevole che il "cerchio magico sabaudo" si chiuderà solo dopo la lettura di Minuetto all’inferno, libro di Elémire Zolla che non sono ancora riuscito a recuperare ad un prezzo equo. 

Non molto tempo fa mi sono recato a Tito, in provincia di Potenza, per qualche giorno di vacanza con la famiglia. Senza tediarvi oltre con informazioni del tutto personali, aggiungo semplicemente che nel paese lucano ha sede il "Fondo Alianello", ospitato nella locale biblioteca e composto da quadri, disegni, fotografie, documenti, libri e alcuni oggetti personali appartenuti a Carlo Alianello, scrittore e sceneggiatore cattolico, nato a Roma da padre potentino e madre titese. Naturalmente non ho resistito e complice una giornata senza escursioni in programma, ho vinto la pigrizia e trovato l’abbrivio per una doverosa visita al "Fondo Alianello".

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