Home

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit? Macché, è evidente che su questo sito piacciono più le cose dimenticate e da riscoprire, per cui al bando il lorem ipsum e viva l’etaoin shrdlu, espressione un tempo usata dagli operatori delle Linotype per testarne l’efficienza. Su queste macchine per la composizione tipografica le lettere erano ordinate  in base alla frequenza d'uso, e quelle di etaoin shrdlu comparivano in ordine sulle prime due colonne da sinistra. Spesso, quando facevano un errore, gli operatori scorrevano con il dito sulle due colonne per inserire la stringa di testo, segnalare la presenza di un errore e ritrovarlo più facilmente in seguito1. Col tempo l’espressione cominciò ad essere utilizzata anche in modo ironico e spiritoso, tanto da condurci al bellunese Beniamino Dal Fabbro e al suo ultimo romanzo edito, Etaoin.

Per molto tempo ho pensato che al mantovano, inteso come territorio, mancasse una sorta di imprinting mitologico, tale da renderlo non solo folk ma anche freak, al pari delle province emiliane con cui confina, Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma...
Una visione erronea, me ne rendo conto solo ora, dovuta certamente alle letture e agli ascolti adolescenziali tondelliani e punk-emiliani, alla quale solo recentemente sto cercando di porre rimedio, perché anche la mia terra di origine può vantare una letteratura tale da porla, agli occhi di un indagatore come il sottoscritto, nel pantheon dei luoghi mitologici. A Pietro Ghizzardi, Ulisse Barbieri e Clelia Marchi, di cui ho parlato nei mesi scorsi, aggiungo oggi Arturo Frizzi, irregolare ed incallito ciarlatano, nato a Mantova il 3 maggio 1864 da Carlo e da Angela Ferrari.

Dopo il manoscritto di Giuseppe Bodini, i richordi di Pietro Ghizzardi e le difficoltà di Nerone, accomunati da una sorta di origine geografica e dal medesimo desiderio di tramandare ai posteri ricordi e considerazioni, rimaniamo in zona per occuparci di Clelia Marchi e del suo lenzuolo.

Non è facile descrivere un capolavoro, il rischio di sminuirlo è altissimo.
Ad ogni modo: Fausto Coen, direttore storico di Paese Sera1 mantovano, italiano, ebreo. Un ebreo di quella Mantova (o di Ferrara? E' tutto da scoprire) che aveva in seno una comunità perfettamente integrata nella sua estrema varietà sociale e culturale, che si differenziava in due piccoli particolari: la cultura e il dialetto. Si, perché nemmeno il rabbino più ortodosso del pianeta potrebbe sostenere la tesi che l''ebraismo è una religione.

Con la recensione di Povero assassino, il primo giallo di Giuseppe Pederiali ambientato a Milano (Fratelli Fabbri Editore, 1973), abbiamo avuto il piacere di occuparci di questo autore emiliano, quindi siamo rimasti in zona, spostandoci solo “di lato”, con Le città del diluvio, la cui trama si dipana tra il capoluogo meneghino e il delta del fiume Po.

Sottesa alla narrativa horror e fantastica di scuola lovecraftiana c’è una filosofia nichilistica che è stata definita “cosmicismo”, che considera la razza umana come una presenza accidentale ed insignificante all’interno di un universo meccanicistico, caotico ed indifferente. Creature e mondi spaventosi e sovrannaturali sono quindi creati anche per sfuggire a questa cupa visione di immensi cieli neri e vuoti. Questo aspetto decadente, questa sorta di spleen trasposto su scala cosmica, è colto alla perfezione dai racconti di Clark Ashton Smith, che di Lovecraft era, oltre che collega, amico epistolare; i due si stimavano ed ammiravano a vicenda e furono influenzati l’uno dall’altro, pur mantenendo stili ed approcci diversi. É significativo ricordare che Smith fu molto influenzato anche da Baudelaire e le sue traduzioni in inglese delle poesie del “maudit” sono considerate fra le migliori.

Pagina 10 di 11

Libri per genere:

JS Like Box Slider

Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente (bottoni social). Puoi accettarli o declinarne l'utilizzo.