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Primi Anni '80. Oscar Chudzinski, trentaseienne polacco, ex studente di filosofia presso l'Università di Varsavia. Cameriere che vive a New York da sei anni. Un “fallito”, come ama definirsi lui. Un “fallito” che vorrebbe scrivere un saggio filosofico sociale, ma – a parte qualche abbozzo - rinuncia di continuo, perché non ne ha voglia.
Oscar, nonostante la sua impotenza, scopa con Nataša, una donna russa che ama alla follia. Una ninfomane che ama essere sottomessa sessualmente, in particolare da Oscar. Una donna che ama fare sesso con chiunque, ma che ha un'intesa particolare solo con Oscar.

Nella bella introduzione alla nuova edizione del classico di Ernesto de Martino Sud e magia (Biblioteca Donzelli, 2015), i curatori Fabio Dei e Antonio Fanelli accennano - nonostante la scomparsa di certa cultura della miseria e di un contesto contadino e agrario legato ad ideologie magico religiose dissolte parzialmente dall’avvento della cultura di massa -  a una permanenza della magia nei contesti modernizzati e urbani dei segmenti sociali del ceto medio. 

Immaginate una di quelle zone residenziali della periferia di Los Angeles alla fine degli anni ’50, ovvero un reticolo di viali  con le villette ad un piano, dove tanti giovani padri di famiglia tentano di mettersi alle spalle gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e di convivere con il timore della Terza generando bambini con mogliettine devote, tagliando il prato la domenica, organizzando barbecue con gli amici e bevendo birra sul divano davanti  all’elettrodomestico più di moda in quel periodo: la TV, autentico strumento di affermazione sociale.

Lo confesso, la fiaba Le avventure di Pinocchio non mi è mai particolarmente piaciuta. Ricordo con piacere lo sceneggiato televisivo dei primi anni Settanta per via della coppia comica composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma questo è un altro paio di… orecchie. Mi sento quasi in colpa, il romanzo scritto da Carlo Collodi è al secondo posto nella classifica dei 50 libri più tradotti al mondo1, tra l’altro l’unico italiano in lista, e io mi permetto di esordire mettendo subito in chiaro che non è in cima ai miei preferiti. Per fortuna, grazie ad un vecchio romanzo di fantascienza del quale vi ho parlato tempo fa, ho scoperto che in Russia ne conoscono una versione molto diversa, riadattata da Aleksej Tolstoj nel 1935 e pubblicata l’anno successivo.

La cultura di massa degli anni ’60 si nutre di scuole, caserme, tribunali, carceri e cimiteri. Una società rurale non ancora scomparsa e una società di massa “arrivante”. Nuove identità di classe. La sociabilità di gruppo passa dalle piazze, ai caffè, ai luoghi del dopolavoro. Circoli anarchici, periferie urbane, osterie, il tutto in una transizione post-fascista sorvegliata dalle pratiche religiose. Una geografia di luoghi sacri nella penisola, con Madonne votive, chiese di campagna e riti di passaggio (matrimoni, funerali, battesimi) a ricordare un’intensa devozione religiosa in tutte le classi sociali. Nel frattempo la vita quotidiana si fa più dinamica, mobile, con una densità degli spazi urbani intasati dalle automobili.

La New Edi.Gra.F edizioni editava già Bigfilm e Cinesex, due grosse riviste di fotofilm degli anni ‘70. Il n.1 di Suspense esce nel maggio del 1970 (pag. 74, L. 250). È una rivista di fotofilm dal curioso sottotitolo “amore erotismo magia terrore”.

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