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Libri persi e ritrovati, ma anche libri per farsi ricordare. È il caso di Enrico Emanuelli, che ne scrisse uno pochi mesi prima della propria morte e che fu ritrovato finito solo a funerale avvenuto, come un autentico testamento. Il titolo scelto, Curriculum mortis, sembrava quasi un presagio del suo decesso avvenuto improvvisamente nella notte fra il 30 giugno e il 1° luglio 1967 per un arresto cardiaco. Si dice che in alcuni casi, l’uomo in punto di morte rivede in un attimo solo tutto il proprio passato1 e chissà che Emanuelli non abbia avuto sentore della propria fine non qualche attimo prima che questa avvenisse, ma con un po’ di anticipo, giusto il tempo di scrivere un libro fatto da circa un centinaio di racconti brevi dove la riflessione sul destino è resa drammatica dal presagio dell’imminente trapasso. Curriculum mortis ammicca al più scontato “curriculum vitae” che gli aspiranti a un lavoro mandano alle imprese, con la differenza che Emanuelli ci invia il suo elenco di esperienze, considerazioni e viaggi, con la speranza di non essere dimenticato.

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