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I racconti di Dracula uscirono nelle edicole italiane nel 1959 e continuarono fino al 1981. L’editore, la ERP, apparteneva al barone Cantarella, nobile siciliano che prima aveva iniziato a muoversi nel cinema, poi era passato al boom della narrativa popolare, in quegli anni al culmine. Cantarella non editava solo i Dracula, bensì anche molte altre collane, offrendo storie di guerra, spionaggio, rifacimenti della narrativa hard boiled americana. Gli scrittori dei Dracula erano tutti italiani, celati sotto pseudonimi anglofoni, un po' come i registi degli spaghetti western. Molti di questi erano alle prime armi e accettavano il compenso dell’editore (circa 50 mila lire dell’epoca in contanti e non era poco per un centinaio di cartelle!) per aumentare le entrate mensili: tra di loro abbiamo un giudice, un medico, uno psichiatra, un militare di carriera, un giornalista. Quasi tutti si vergognavano di quei romanzetti (scritti velocemente ai margini della vita lavorativa e famigliare, senza riletture o scalette e tantomeno editing particolari) e, negli anni, hanno cercato di far perdere le loro tracce. Si trattava insomma di “negri” della macchina da scrivere, mercenari pronti a tutto pur di raggranellare un po' di quattrini e non certo di fini intellettuali animati da propositi artistici.

Perché parlare di un libro pubblicato nel 2013, La storia dei Racconti di Dracula di Sergio Bissoli e Luigi Cozzi (Edizioni Profondo Rosso, Roma) proprio qui, dove abitualmente ci occupiamo di libri fuori catalogo, da riscoprire e da salvare? Innanzitutto perché è in piena sintonia con il nostro spirito e ha il merito di aver riscoperto e salvato, appunto, libri e autori dimenticati. Ma anche perché noi amiamo i libri eccentrici e fuori dagli schemi e questo lo è ‒ eccome! ‒, sia nella struttura sia nei contenuti: la storia dei Racconti di Dracula viene ricostruita, infatti, attraverso l'alternanza di memorie personali, interviste, biografie e persino un romanzo inedito. Infine, perché da ogni pagina trasuda quella passione caparbia e idealista cara al nostro cuore e che, personalmente, considero il sale della vita (e un segno di elezione).

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