Horror

Umorismo che rimi con umorismo

Disegno di Hans Arnold su «Abracadabra» 2 («Horror 6», maggio 1970) Disegno di Hans Arnold su «Abracadabra» 2 («Horror 6», maggio 1970)

Alla sua sesta uscita (maggio 1970), Horror sta maturando una fisionomia precisa: oltre a Orizzonti del fantastico di Emilio de' Rossignoli (che prende questo titolo a partire dal n. 4), le rubriche fisse sono: I maghi del terrore, ovvero le interviste di Luigi Cozzi a personaggi come Roger Corman, Antonio Margheriti, Carlo Rambaldi; la Storia del cinema fantastico di Piero Zanotto (dal n. 3); Ai confini della realtà - Storie vere del mondo occulto di Ambrogio Isella (dal n. 4), Al di là di Ornella Volta (dal n. 5) e Horror market, con le novità cinematografiche e letterarie (a partire da n. 3 curata da Claudio Bertieri).

Di questi articoli sorprendono la qualità, sempre altissima, e, soprattutto, l'attualità: infatti, non solo non mostrano i segni del tempo, ma sono ancora di grande interesse. Personalmente, li leggo anche per scoprire libri e film che non conosco: sono una fonte di consigli eccellenti, anche se di quasi cinquant'anni fa! Per esempio, in Horror Market del n. 6 mi ha colpito la recensione di Mephistovalzer di F. Mustard Stewart (Garzanti, 1970), un libro che poi mi è casualmente capitato di trovare su una bancarella e che ho letto con enorme piacere (consigliatissimo: una storia "demoniaca" con grandioso colpo di scena finale). Sempre in Horror Market, Bertieri parla dei cortometraggi animati di Aleksandar Marks e Vladimir Jutrisa: «Gli antieroi del cartoon jugoslavo non sfoderano la spada in difesa del Bene, non posseggono filtri, non sono destinati alla vittoria: tentano soltanto il mistero cercando dentro di sé la possibile risposta. Hanno sulle spalle il Medioevo atomico e s'affacciano sul Nulla. O sull'Assoluto». Come non essere incuriositi?

Date un'occhiata a La mosca https://www.youtube.com/watch?v=NX9Zt-nfC8c...

L'inserto Abracadabra è dedicato al disegnatore Hans Arnold, presentato da un Carpi acceso come sempre:

«Umorismo nero. È tragico constatare che, per presentarne un po', si debba ricorrere alle tavole di questo inserto: i pregevoli disegni del danese Hans Arnold, tratti dalla sua più recente pubblicazione, Monster-Land. Hans Arnold è giovane e si distacca abbastanza dai maestri di questo settore (Topor, per citarne uno, poi Ylipe, Addams, Searle). L'allucinante, per Arnold, è abbastanza squadrato. Non serve nemmeno parlarne, perché le sue tavole sanno ben da sole portare innanzi un discorso intelligente. E ritengo piuttosto stupido fare analisi critiche, non solo per questo tipo di produzione. Arnold farebbe bene a dirmi: "Ciò che avevo, l'ho disegnato". È un discorso alla Fellini, alla Pasolini, alla Zavattini. E funziona. È un discorso che ci hanno insegnato sia Marcel Carnè sia Luis Buñuel. [...] Pubblicando questi disegni di Hans Arnold, dunque, tragico s'impone un esame dell'umorismo, non solo nero, in Italia. Un esame del nulla, quindi. Da noi la caccia alle streghe e agli umoristi è sempre stata aperta. E un umorismo che non rimi con qualunquismo, comunismo o fascismo merita il rogo. [...] Il nostro è il paese che ha bastonato Galantara, che per introdurre Searle e Topor (nonostante il coraggio di Bernardino Zapponi) ha dovuto attendere i capricci delle mode, il risveglio snobistico di certe riviste che vivono di luce riflessa, attendendo i messia dall'estero [...] La fiducia non ci manca e le nostre pagine sono aperte. [...] Ci rivolgiamo a disegnatori che vogliamo fare quell'umorismo che rimi solo con umorismo».

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Gabriele Galantara, L'Asino, 1902.

In effetti sulle pagine di Horror si segnalano alcuni tentativi riusciti di umorismo: di Beatrice abbiamo già parlato, mentre qui merita di essere citato Arturo di Coco:

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Arturo di Coco sul n. 1 di Horror (dicembre 1969).

Il discorso sull'umorismo continua poi con una chicca: i Proverbi diabolici di Giovanni Arpino:

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I Proverbi diabolici di Arpino sul n. 6 di Horror (disegni di Maria Luisa Gioia).

Infine, eccoci arrivati all'immancabile appuntamento con il Conte Emilio, che in tema di umorismo poteva fare scuola. Basta leggere come parla di Lilith, la civetta della notte: «Lilith arrivò, attaccò discorso e presumibilmente prese a vellicargli il collo»...

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