Fantastico

Abra cadabra. Storia della magia, di Pier Carpi

La cover del libro La cover del libro

Leggere uno dopo l’altro libri dello stesso autore aiuta a cogliere echi e corrispondenze, a costruirsi un quadro mentale a mano a mano più vivo; d’altro canto, a volte può essere necessario prendersi delle pause per non rischiare di disamorarsi, o perché la passione è tanto ardente che si teme con sgomento il momento in cui quei libri finiranno. Personalmente, ricavo un piacere intenso dal seguire il filo d’Arianna: è un frutto maturo, succoso. E la lettura in sequenza di Un’ombra nell’ombra e Abra cadabra me lo conferma.

Leggendo Un'ombra nell'ombra mi ero chiesta in che misura i tre personaggi maschili dessero voce al pensiero dell’autore: il Professore, agiografo di Robespierre, che di notte si fa “battezzare” dallo sputo delle puttane; il prete-operaio in crisi di vocazione; lo scrittore pentito. Tre figure che, per vie diverse, ritornano all’ordine, e che, penso ora dopo la lettura di Storia della magia, in chiave iniziatica alludono a tre progressivi stadi di consapevolezza; in chiave storica rispecchiano lo snodo cruciale tra anni Sessanta e anni Settanta. Ma è il terzo, lo scrittore, a esprimere più compiutamente la posizione di Carpi: «Fin da ragazzo sono stato attratto dalle cose occulte. Ho avuto certe esperienze, ho conosciuto alcune persone. Certe cose le ho scritte, altre non potrei mai dirle. Ho studiato le società segrete, i vari circoli iniziatici. Ho sempre cercato, e ho scritto degli articoli, dei libri. Sono stato avvicinato da alcuni ambienti, ho visto delle cose meravigliose, ma pochissime. Il resto è buio. […] A un certo punto mi sono fermato. Con indifferenza ho allentato i rapporti con un organismo esoterico molto importante. Poi, dopo due anni, ho ripreso a cercare. Ho letto migliaia di libri, ho cercato di capire. Ho avuto anche paura. Poi ho capito. E voglio smettere. Non intendo più scrivere nulla sul magico, sul meraviglioso, sull’occulto. […] Ho trovato nella Chiesa la continuazione dei misteri di Eleusi, l’interpretazione della Tavola di Smeraldo di Ermete Trimegisto, le codificazioni pitagoriche, l’essenza delle speculazioni alchemiche. […] La Chiesa è depositaria di queste e altre verità. Io cercavo la parola perduta, il sacro Graal… Cercavo un cadavere […]. Il sacro Graal e la pietra filosofale sono nella Chiesa. Trovando la Chiesa ho trovato il meraviglioso sepolcro. Mi basta. Perché scoperchiarlo? Tu sei abituata a guardare la putrefazione dei tuoi morti o ti basta deporre fiori sul loro sepolcro?» 1.
Un’immagine forte per sancire una rinuncia forte: un’abiura. Tra il 1968 (anno in cui Abra cadabra fu pubblicato per la prima volta nella collana “Il Giallo Mondadori”; una seconda edizione è del 1970, per Sansoni - era iniziata, e nel pieno, l’avventura di Horror) e il 1974, anno della terza edizione, Carpi ha sperimentato di persona il cambiamento raccontato dallo “scrittore”. Ecco cosa scrive nella premessa alla terza edizione (Campironi Editore): «mi sono convinto che la grande verità, quella di tutti, con l’appagamento di tutte le ansie, di tutti i tormenti, di tutti i desideri spirituali, sta nel Verbo del Cristo figlio di Dio e nella Chiesa da lui fondata. Nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana, nella quale credo, accettandone il passato, il presente e il futuro, gli errori e le grandezze, nella continua ricerca di ciò che unisce gli uomini, combattendo ciò che li divide».

Se, come sta scritto nella Tavola di Smeraldo di Ermete Trimegisto, «ciò che è in alto è come ciò che è in basso», ovvero macrocosmo e microcosmo si rispecchiano, Pier non me ne vorrà se leggo questa sua parabola personale come emblema della transizione dalla contestazione agli anni di piombo, per esprimerla in modo semplicistico. Penso anche che forse da quei suoi contatti con le società segrete (la massoneria), accostati con chissà quali accese speranze, possa essere rimasto deluso (e spaventato). La descrizione della Santa Vehme (da lui paragonata alla Mafia: «all’inizio a essere colpiti furono i briganti, i despoti, gli ingiusti. Le stesse origini, si direbbe, della Mafia siciliana: i deboli avevano solo questo modo di difendersi e confidavano nella santa Vehme») a me fa pensare a una tetra prefigurazione del golpe Borghese: «La Santa Vehme era una società segreta formata da giudici sconosciuti e incappucciati. Essa agiva nel nome della legalità, del governo e dell’ordine e lottava soprattutto contro le società segrete di tipo rivoluzionario e riformatore, sia sul piano temporale sia su quello spirituale. Fu per questo - poiché agiva a protezione delle leggi costituite - che non solo non fu perseguitata, ma fu ben vista e in tal modo poteva prosperare»2.
Abra cadabra è una vertiginosa, appassionante cavalcata nella migliore tradizione divulgativa italiana, scritta con bello stile e con fuoco, un po’ alla “De’ Rossignoli maniera” di Io credo nei vampiri. Probabilmente Emilio per Pier era un maestro, e con la benevolenza del maestro gli scrive la Presentazione, partendo da una definizione di “magia” (che nelle turbolente pagine di Carpi non viene mai data). Al maestro, come è giusto, il ruolo di precisare e tirare le fila: la magia è un «motore di civiltà» e «Carpi seziona i sogni, senza distruggerli». Ma lasciamo parlare lui…

  1. Pier Carpi, Un’ombra nell’ombra, Editrice Nord, Milano 1974, p. 117, pp. 119-120.
  2. Pier Carpi, Abra cadabra. Storia della magia, Campironi Editore, Milano 1974, pp. 92-93. Una rappresentazione efficace ed epocale del golpe Borghese è nel film La polizia ringrazia di Stefano Vanzina (1972). Un capolavoro ingiustamente liquidato all’epoca come film di genere, oggi (parzialmente) rivalutato (ma soprattutto come capostipite del “poliziottesco”), per me ennesima testimonianza della verità che, in tutti i campi, si annida al di fuori dei percorsi mainstream.

Scheda del libro:

  • Titolo: Abra cadabra. Storia della magia
  • Autore: Pier Carpi
  • Pagine: 220
  • Editore: Campironi
  • Anno: 1974

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