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Due cose vanno dette subito. La prima: Un’ombra nell’ombra (1974) è un romanzo splendido che consiglio di leggere senza pregiudizi e possibilmente senza sapere nulla della trama, per godersi di più il raffinato crescendo di suspense. Chi vuole osare, tralasci questa recensione, nella quale comunque cercherò di svelare il meno possibile, e corra a cercarlo. La seconda: Pier Carpi ne ricavò un film (Marco Giusti in Stracult1, bibbia del trash italiano, dice che fu «girato nel 1977, ma non chiuso prima dell’intervento del produttore Piero Amati», che tolse la regia a Carpi). A detta di tutti, un film brutto (nonostante il cast grandioso per un progetto simile: Valentina Cortese, Irene Papas, Marisa Mell), anche se non al punto da essere assunto nell’Olimpo dei veri cult, e significativamente diverso dal romanzo in alcuni passaggi fondamentali.

Vonda McIntyre è una scrittrice americana e genetista. Salì potentemente alla ribalta nel 1973 quando la sua opera breve Of Mist, Grass and Sand vinse il Premio Nebula, nella categoria Novelette. Questo racconto lo utilizzò in seguito come capitolo iniziale di DreamSnake, Il Serpente dell’Oblio, nell’edizione italiana.

La collana di fantascienza «Presenze del futuro», inaugurata dall'editore Giovanni De Vecchi nel 1979, non ebbe successo e s'interruppe nello stesso anno dopo tre sole uscite, dunque merita la simpatia, la solidarietà e l'omaggio che è giusto tributare ai bei progetti naufragati. I tre titoli sono: Fronte del Sole di Peter e Caterina Kolosimo (contenente il romanzo breve di Peter che dà il titolo al volume e alcuni racconti di Caterina); Eclissi 2000 di Lino Aldani (anche questo con l'aggiunta di racconti) ed Esperimento donna di Gilda Musa.

Fantomas primo amore

1962: Anthony Burgess pubblica A Clockwork Orange; muore Marilyn Monroe; si apre il Concilio Vaticano II; scoppia la crisi dei missili di Cuba; i Beatles incidono il primo disco ed esce il primo film di 007 (Licenza di uccidere); su Amazing Fantasy debutta Spider-Man e in Italia esce il primo numero di Diabolik. Sulla copertina, un uomo in calzamaglia brandisce un coltello e una bionda prosperosa urla di terrore. Pare che molti edicolanti non lo abbiano nemmeno esposto a causa di quest’immagine perturbante. Eppure fece il botto.

Libri persi e ritrovati, ma anche libri per farsi ricordare. È il caso di Enrico Emanuelli, che ne scrisse uno pochi mesi prima della propria morte e che fu ritrovato finito solo a funerale avvenuto, come un autentico testamento. Il titolo scelto, Curriculum mortis, sembrava quasi un presagio del suo decesso avvenuto improvvisamente nella notte fra il 30 giugno e il 1° luglio 1967 per un arresto cardiaco. Si dice che in alcuni casi, l’uomo in punto di morte rivede in un attimo solo tutto il proprio passato1 e chissà che Emanuelli non abbia avuto sentore della propria fine non qualche attimo prima che questa avvenisse, ma con un po’ di anticipo, giusto il tempo di scrivere un libro fatto da circa un centinaio di racconti brevi dove la riflessione sul destino è resa drammatica dal presagio dell’imminente trapasso. Curriculum mortis ammicca al più scontato “curriculum vitae” che gli aspiranti a un lavoro mandano alle imprese, con la differenza che Emanuelli ci invia il suo elenco di esperienze, considerazioni e viaggi, con la speranza di non essere dimenticato.

Pubblicato nel 1972, Il Gregge Alza la Testa fa teoricamente parte di una trilogia di libri in cui John Brunner affrontava temi sociali fondamentali, proiettati in scenari fantascientifici futuri. I tre libri sono Tutti a Zanzibar (1968, vincitore del Premio Hugo 1969), L'Orbita Spezzata (1969) e questo Il Gregge Alza la Testa giunto in finale del premio Nebula 1972.

Nel dicembre del 1969 uscì nelle edicole il primo numero di Horror, rivista mensile edita da Gino Sansoni e a cura di Pier Carpi e Alfredo Castelli. Gino Sansoni, "Editore emancipato", come si autodefinisce nei crediti, fu sposato (poi separato) con Angela Giussani, l'autrice di Diabolik insieme alla sorella Luciana: l'ispettore Ginko si chiama così perché è "Gino" con l'aggiunta di una k. Pier Carpi, "Genio Professionista", un geniaccio maledetto lo era davvero: scrittore, regista, fumettista con vocazione nera ed esoterica (e massone affiliato alla P2). Alfredo Castelli è oggi noto soprattutto per la serie di Martin Mystère.

L’aspettativa di ritrovamenti meravigliosi anima chiunque sia davvero appassionato di qualcosa. L’eccitazione della scoperta non è un’emozione universale e condivisa, tuttavia è un’emozione con una caratteristica unica: rimane tale e quale dall’infanzia all’età adulta, fino alla vecchiaia. L’appassionato (di libri, nel nostro caso, e di qualsiasi cosa, anche la più strana e marginale) ha un entusiasmo caparbio e sognante di cui gli altri a volte sorridono, senza rendersi conto che questo slancio ingenuo (“infantile” in un senso del tutto positivo e vitale) è una potente risorsa contro le difficoltà, le miserie, i drammi della vita; è un “pieno di cuore” che contrasta il vuoto e la mancanza di senso; è un’arma magica capace di esorcizzare persino la morte. Perché se è vivo il “fanciullino” dentro, la fine di certo è lontana.

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