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«Pulsatilla sexuata è il primo libro italiano di fantascienza». Questa frase, scritta sulla seconda di copertina, credo basti a far sobbalzare sulla seggiola molti dei lettori di Mattatoio n.5. Se poi l'autore è Carlo Della Corte e sei un lettore di Alan Ford e il gruppo T.N.T., è probabile che da quella seggiola tu sia pure caduto...

Nerone, al secolo Sergio Terzi, nasce nel 1939 a Villarotta di Luzzara da una famiglia molto povera. Primo di sette fratelli, si trova spesso a dover mediare tra un padre violento, una madre infelice e molte bocche da sfamare. Nonostante questo, riesce da autodidatta a ritagliarsi un posto di primo piano nel pantheon degli artisti contemporanei, al fianco di alcuni conterranei come Antonio Ligabue e Pietro Ghizzardi. Come quest'ultimo, oltre a essere pittore e scultore di straordinaria forza e suggestione, è anche apprezzato poeta e scrittore. L'analogia con Ghizzardi non termina qua, visto che la loro opera prima è un'autobiografia, che racconta non solo una vita fatta di tribolazioni, ma anche il rapporto con l'arte e le altre persone, la natura e Dio, le donne e il sesso. Molto diversa invece la forma, visto che, a differenza di Ghizzardi, Nerone scrive in italiano. Non è stato facile, questo il titolo della sua opera prima, pubblicata da Vallecchi nel 1978, rappresenta la somma delle difficoltà e delle peripezie che hanno reso l'autore non solo un autentico artista, ma anche una persona dalle straordinarie qualità umane.

La Pasqua è trascorsa da poco: cade quindi opportuna una recensione sul tema fantascientifico più affine, e cioè l'Utopia, la rinascita di una società (non mancano naturalmente le distopie, essendo la fantascienza un genere concreto e a suo modo realistico).

«Borètto 24 aghosto 1986 mio testamento io Pietro Ghizzardi nato a chorte Pavesina di Viadana im provincia di mantova il 20 luglio 1906 im pieno possesso delle mie facholtà mentali dispongho dei mei beni mobili e immobili chome segue istituischo mia errede universsale Pechchini nives iolanda vedova di mio nipote Ghizzardi dante nata a sorbolo il 22 febbraio 1921».

Seguono le firme di Pietro Ghizzardi Pierino, della signora Pecchini e dei testimoni. Il documento definisce nelle date il percorso dello straordinario personaggio Ghizzardi, che si sarebbe concluso 4 mesi dopo, il 7 dicembre 19861 e che trova la sua naturale descrizione nel libro Mi richordo anchora.

Se sei un appassionato di horror, dopo un po' ti trovi come anestetizzato. Non sobbalzi più sulla sedia, anzi saluti i colpi di scena come vecchi amici che stavi quasi disperando di rivedere; apprezzi lo stile, presti attenzione all'intreccio, al gioco delle citazioni; ti getti sulla roba di nicchia, ostenti snobbery. Le ultime cose capaci di suscitarti una vaga palpitazione sono lontane, da qualche parte fra i dischi che ascoltavi alle medie e le trecce della tua vicina di casa: squarci di angoscia di quelli che solo Dickens sa schiudere, immagini cesellate e quiete (e tanto più orrende, chiaro) lasciate in eredità dalle pagine di Shirley Jackson. Harry di Rosemary Timperley, letto in una vecchia antologia curata da Roald Dahl; l'atmosfera straniata, in bianco e nero, di certi racconti di Edith Wharton (e sono tre donne su quattro autori: lo so).

La Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori custodisce un patrimonio archivistico imponente e di grande valore documentario, nel quale spicca il fondo Erich Linder (1924-1983), protagonista di trent'anni di storia dell'editoria italiana. Sotto la sua guida, infatti, l'ALI (Agenzia Letteraria Internazionale) divenne una delle più importanti non solo d'Europa, ma del mondo, arrivando a rappresentare autori come Brecht, Mann, Salinger, Calvino, Volponi, Arbasino. Alla fine degli anni Settanta, della sua "scuderia" facevano parte circa diecimila scrittori di diverse nazionalità. Attraverso i carteggi tra l'agenzia, gli autori e le case editrici, l'archivio, organizzato in serie annuali, testimonia l'influenza e il ruolo determinante di Linder nel panorama editoriale italiano. E in quei faldoni ricchissimi – che mi auguro siano interrogati anche da giovani e seri studiosi, e non solo da cacciatori di bizzarrie – ha lasciato una traccia anche lui, Emilio de' Rossignoli...

Ghislain de Diesbach, scrittore e biografo francese, discendente da una nobile famiglia svizzera, è conosciuto ai più per l'ottima ma antipaticissima biografia di Marcel Proust e come "curioso" di altre personalità, come la Principessa Bibesco o la signora dei salotti Madame de Staël.

Lo stile lirico di Delany, la sua attenzione alle sfumature di luce e ombra e soprattutto ai colori, reali e mentali, la sua ossessione manieristica per i dettagli possono risultare snervanti per gli appassionati di fs "dura". E non è facile (per i medesimi) accettare l'insistenza sulle deformazioni di corpi, le mutazioni della sessualità, i contorti equilibri psichici imposti alla maggior parte dei protagonisti di queste storie.
Ogni pagina trasuda letteratura e, tra le righe, omosessualità (il tema della razza c'è, ma appare a Delany un fattore di diversità secondario), ma sarebbe un errore grave pensare che ciò definisca Delany, perché non solo temi come questi apparivano nella fs per la prima volta in questi racconti, ma la letterarietà ha lo scopo di dare un significato umano a società futuristiche, e i temi omosessuali sono resi universali.

«Ci si scambia una quantità di idee, ma le idee non mi interessano. Perché non ci si dovrebbe scambiare i sogni e specialmente i brutti sogni? Si possono benissimo portare in due i brutti sogni, i brutti sogni sono pesanti. Molto spesso le idee si addizionano come i numeri. Mentre i sogni o si combinano o non si combinano, vera chimica».

Il titolo originale, Strange Doings, più che a "fatti", allude a strani "modi di fare". Lo sottolineo perché la caratteristica di questo autore, bizzarro e oggi un po' dimenticato, consiste proprio nel riprendere temi classici della fantascienza e nel trattarli nel modo più "strano" possibile: deformandoli, distorcendoli... mai trattandoli nel modo razionale più tipico della fantascienza classica. E siccome è l'approccio, e non la materia trattata, a definire il genere, direi che questa non è fantascienza: al massimo, meta-fantascienza.

Jarma Lewis è uno degli pseudonimi di cui si servì Emilio De' Rossignoli nel corso della propria vita. Come accennato nell'articolo Ultimo indirizzo conosciuto: R105, N246, Jarma Lewis era un'attrice americana, non molto nota al grande pubblico, ma che in qualche modo seppe colpire l'immaginazione dello scrittore milanese, molto attento alle dinamiche hollywoodiane, tanto da indurlo a firmare con tale nome alcuni titoli per la collana "I gialli che turbano", edita nei primi anni Sessanta dall'Editoriale Franco Signori di Milano.

«Fuori dello spazio e del tempo, ognuno chiuso in un suo limbo, esistevano i pianeti chiamati Terra. […] Uno era composto quasi esclusivamente di oceani, con poche foreste di alberi giganteschi, distorti, che crescevano nell'emisfero nord; un altro sembrava immerso in un crepuscolo perenne: un pianeta d'ossidiana scura; un altro ancora era un nido di cristalli multicolori, e un altro possedeva un unico continente che formava un anello di terra attorno a una grande laguna. I relitti del tempo, abbandonati, moribondi. […]
Indossava una camicia hawaiana, calzoncini da spiaggia color oro, un paio di scarpe da ginnastica logore, e un berretto da giocatore di baseball. Pesava almeno centoventi chili ed era alto più di un metro e novanta. Un uomo grosso. […]»