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Max Boschini

Max Boschini

Max Boschini nasce a metà degli anni Settanta a Mantova, città nella quale tuttora vive e lavora. Si definisce un animo inquieto, incapace di trovare percorsi e strade che lo soddisfino totalmente. Dopo quasi due decadi di attività nell'ambito delle arti visive, con partecipazioni a festival e biennali un po' in tutto il mondo, decide che è ora di passare ad altro. Si cimenta in un radiodramma, ingarbuglia le parole, si mette a scrivere.

William M. Sloane rientra nel novero di quei personaggi capaci di trascendere i generi, i ruoli e gli stili. Nato negli Stati Uniti nel 1906, è ricordato più come direttore ed editore, che come scrittore: vice-presidente della Henry Holt, direttore editoriale della Funk and Wagnalls, direttore della Rutgers University Press e fondatore della William Sloane Associates. Nell'arco di una vita, nonostante un buon numero di racconti, diede alle stampe solo due romanzi: To Walk the Night e The Edge of Running. Quest'ultimo è tuttora inedito dalle nostre parti. Entrambi hanno subito un adattamento per il grande schermo, anche se in epoca remota: Stranger Unearthly nel 1964 e The Devil Commands nel 1941.

Lo confesso, non sono la persona più adatta a recensire in maniera neutrale e sincera un libro di Emilio de’ Rossignoli. Dopo mesi di ricerche, indagando e curiosando tra il molto materiale cartaceo e il poco della sua vita privata giunti fino a noi, non riesco a dimostrarmi obiettivo nei suoi confronti, trova ancora oggi il modo di... turbarmi e viziarmi, magari sotto un quarto di luna.

Ignácio de Loyola Lopes Brandão è uno scrittore e giornalista brasiliano, nato ad Araraquara nel 1936. Un autore quindi apparentemente molto lontano dall’Italia, a cui in realtà deve molto. La sua notorietà comincia con il romanzo Zero, pubblicato in prima mondiale da Feltrinelli nel 1974. Scritto con il titolo A inauguraçao da Morte, venne poi alleggerito e tagliato diverse volte, prima della sua forma definitiva. A tali modifiche contribuì Jorge de Andrade, amico di Ignácio de Loyola, che lo mostrò poi a Luciana Stegagno Picchio, all’epoca insegnante di Letteratura Portoghese e Brasiliana all’Università di Roma1. La filologa e medievalista lo segnalò alla casa editrice milanese, che coraggiosamente lo pubblicò nella collana I Narratori con la traduzione di un giovanissimo e già bravo Antonio Tabucchi.

Libri persi e ritrovati, ma anche libri per farsi ricordare. È il caso di Enrico Emanuelli, che ne scrisse uno pochi mesi prima della propria morte e che fu ritrovato finito solo a funerale avvenuto, come un autentico testamento. Il titolo scelto, Curriculum mortis, sembrava quasi un presagio del suo decesso avvenuto improvvisamente nella notte fra il 30 giugno e il 1° luglio 1967 per un arresto cardiaco. Si dice che in alcuni casi, l’uomo in punto di morte rivede in un attimo solo tutto il proprio passato1 e chissà che Emanuelli non abbia avuto sentore della propria fine non qualche attimo prima che questa avvenisse, ma con un po’ di anticipo, giusto il tempo di scrivere un libro fatto da circa un centinaio di racconti brevi dove la riflessione sul destino è resa drammatica dal presagio dell’imminente trapasso. Curriculum mortis ammicca al più scontato “curriculum vitae” che gli aspiranti a un lavoro mandano alle imprese, con la differenza che Emanuelli ci invia il suo elenco di esperienze, considerazioni e viaggi, con la speranza di non essere dimenticato.

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