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Attualità (28)

Max Boschini ha posto qualche domanda a Federico Cenci: appassionato e studioso di letteratura popolare e di genere, ha deciso a un certo punto di pubblicarsi quei libri che tanto voleva leggere ma che non trovava da nessuna parte, fondando nel 2014 la casa editricie romana Cliquot, oggi da lui condotta assieme a Paolo Guazzo, Roberta Rega e Cristina Barone.

Nel pregiato volume Mondadori Il piacere della paura (uscito nel 1973) i curatori Ravoni & Riva ricercano le origini del genere horror nel fascino discreto della borghesia novecentesca. Prima gli psicagoghi americani Creepy ed Eerie, buffoni orrendi di grandi abbuffate di fumetti collaudati sui canovacci di Poe, Lovecraft, Shelley, Stoker rivisti su fondo retinato e un lettering innovativo che verrà ripreso dalla pop art. Poi l'incubo borghese ha attecchito anche qui da noi, in una serie di pubblicazioni popolari della prima metà degli anni ’60: i fotoromanzi del brivido dell’editrice Nova di Roma, le collane dei KKK, dei Racconti di Dracula e ancora i Romanzi diabolici, la collana degli Urania, i Gialli allucinanti, le scimmiette della Garzanti, I gialli del secolo, I gialli dello schedario, o le valanghe di fumetti neri che cominciano ad uscire dalla prima metà degli anni ’60: Kriminal, Satanik, Sadik, giù fino all’orgia dei fumetti horror erotici inventati da Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon.

Buzzati fantastiqueur, pasticheur di stili, dìablerìe alla Buzzati.
Nella nostra ricerca sul fantastico nella letteratura italiana, non può mancare un approfondimento su uno scrittore così ingombrante. Autore facile? Per bambini? Trascurato? Eccessivamente rivalutato? Buzzati è stato, dagli anni ’30 fino agli inizi degli anni ’70 l’autore che più di tutti ha indagato i topoi della tradizione fantastica. I suoi racconti, oggi, possono apparire dei pezzi d’antiquariato dove il perturbante veste i panni moderni dell’Italia del dopoguerra, in particolare quella investita dal Boom economico degli anni ’50.

Sherlock Holmes, a dispetto del tempo, delle mode, delle opinioni del singolo, gode ancora di una fortissima attrattiva nel pubblico. Spesso il suo fascino ha colpito anche l'universo femminile, malgrado la sua "presunta" misogenia o misantropia; egli fu in passato incarnato da più di duecento interpreti nel mondo del cinema muto, sonoro. Il passaggio dal classico bianco e nero al colore non fu facile; e spesso fu assai travagliato; la tecnologia moderna attuale, con l'avvento di effetti speciali pirotecnici, ci porta a viaggiare molto lontano con la fantasia. Entrando nel suo contesto, alcuni si sono azzardati di presentare scene e situazioni in anticipo alla tecnologia precedente, quindi possiamo vedere in un film di animazione l'immagine di una ruota dentellata di un orologio che in maniera sorprendente per quegli anni è tridimensionale, oppure in un altro contesto appare in assoluto il primo attore "virtuale" della storia, un personaggio interamente ricostruito attraverso il computer che interagisce con i personaggi reali in carne e ossa.

Ripubblichiamo una retrospettiva uscita originalmente nel dicembre 1982 su City Fanzine, a firma di Gian Filippo Pizzo, che ringraziamo per averci concesso questo onore. Il testo è sicuramente datato, ma le cose non sono cambiate poi così tanto da allora e lasciamo a voi lettori la possibilità di inserire nei commenti le vostre opinioni in merito.

Scrivere una riflessione su Stephen King dopo il bellissimo articolo di Nicola Lagioia apparso l’anno scorso su Internazionale, sembra un’impresa estremamente ambiziosa, tuttavia, in concomitanza con l’uscita nelle sale italiane del primo dei due film tratti da It, vale la pena di provarci, magari con l’intento di offrire nuove chiavi di lettura sul capolavoro del Re dell’horror.

Sul finire degli anni Sessanta, il Belpaese visse un autentico boom del romanzo giallo, con un fiorire di pubblicazioni e collane su cui trovarono spazio anche diversi autori italiani, non più obbligati ad utilizzare pseudonimi anglosassoni come in passato, ma liberi di ricorrere al proprio nome di battesimo. Rispetto agli anni precedenti non solo aumentò la produzione, ma anche la qualità risultò migliore, come se il doverci mettere “la firma” obbligasse gli autori ad un maggior impegno, con soddisfazione di tutti, pubblico compreso. Il successo poi di Scerbanenco fece scuola e rese tutto più facile.

Dopo Mario Dagrada, è la volta di Silvio Coppola e le “sue” copertine per Feltrinelli, in particolare quelle realizzate per la collana Franchi Narratori, edita dal 1970 al 1983. Siamo negli gli anni "caldi" dell’impegno ideologico e politico della casa editrice milanese, anni che vedono nascere libri talvolta inconsueti, lontani dai cliché usuali della narrativa di genere.

Si possono collezionare i libri per i motivi più svariati, dal genere all’autore, per casa editrice o per collana, talvolta anche per periodo. Raramente, almeno credo, lo si fa per la copertina, che pure riveste un’importanza capitale nell’indurre il lettore all’acquisto. Sono convinto che molti dei lettori di Mattatoio n.5, come il sottoscritto, abbiano fatto compere sulla spinta emotiva di illustrazioni bizzarre, fantastiche o ammiccanti, talvolta realizzate da autentici fuoriclasse  come Carlo Jacono, Ferenc Pinter o Karel Thole, ma anche grazie a opere più grafiche e meno di nicchia. Bene, detto questo, confesso che una parte della mia libreria è occupata dai capolavori firmati Mario Dagrada, usciti per Rizzoli nella collana La Scala tra il 1962 e il 1971.

Incontro Alfredo Castelli in pausa pranzo, in un giorno di maggio in cui finalmente, anche a Milano, si può stare all’aperto. Una bottiglia di vino fresco, una tenera giornata primaverile, un disteso momento di otium: sono occasioni come queste a dar gusto alla vita. Parliamo di tante cose: delle ricerche matte che ci piace fare, di archivi da spulciare, del Buffalo Bill italiano e della tristezza di collezioni smembrate e vendute pezzo per pezzo; del sogno di uno spazio dedicato alla cultura popolare, dove raccogliere le nostre – e altrui – biblioteche. Infine, in pace con il mondo, accendo la sigaretta e il registratore e ripenso con un sorriso all’osservazione di una giovane amica: “Ma perché non fai come fanno tutti? Scrivi le domande e ti fai rispondere per mail!”.

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