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Attualità (37)

Rimesto ancora in questi sublimi volumetti da edicola degli anni ’70. Parossismo esce il 5 ottobre del 1970, quando la collana è ormai orientata verso un nuovo tipo di thrilling, verso una sensibilità più moderna e sperimentale rispetto al gotico.

Torno, con brevi abbozzi, ad occuparmi di ciò che conta davvero, ossia di questa letteratura automatica degli anni ’60 e ’70, letteratura da edicola a 250 lire. La collana dei KKK1, a mio avviso, ha elementi molto più interessanti rispetto a quella dei coevi Racconti di Dracula. Si tratta infatti di una collana che, alla necrologia di un gotico di cartapesta, innesta una vena moderna e nervosa capace di allacciarsi a uno dei generi più dirompenti di quegli anni: il thrilling italiano, il nostro giallo italiano inventato da Mario Bava e, soprattutto, Dario Argento.

Il ’69 psichedelico della letteratura italiana è affidato esclusivamente alla penna fertilissima di Laura Toscano, la più grande scrittrice thriller che l’Italia abbia avuto.
Il 5 ottobre del 1969 esce il n. 124 della collana I capolavori della serie KKK classici dell’orrore, edita dalle Edizioni Periodici Italiani di Marco Vicario, collana per la quale, brevemente, ha collaborato un giovanissimo Dario Argento.

Tre anni fa scrivemmo una recensione di Romanzo con cocaina, opera "firmata" da M. Ageev e tradotta nel 1984 da Lila Greco, per la casa editrice romana E/O. Approfittando della riedizione del libro, curata da Ernesto Valerio per conto di GOG, abbiamo pensato di fare qualche domanda a lui e a Vittorio Bonino, che ha letteralmente cambiato pelle al testo in italiano. 

Lungi da me considerarmi come possibile esperto di una passione che, da tempo, spazia in diramazioni assai estese, quasi come i tentacoli di una medusa. Da parte mia, malgrado questo, non ho mai gradito autodefinirmi un grande esperto collezionista di Arthur Conan Doyle, pur nel rispetto di chi, nel corso di una vita intera cerca di portare avanti la propria passione. Questo malgrado i mezzi a disposizione, le alterne fortune, alla perenne ricerca di un pezzo più o meno raro, inedito o sconosciuto ai più...

Conduco l’indagine (anche per comodità visto che li ho sottomano, in condizioni perfette) sulla collana Jacula collezione, raccolta e ristampa della serie regolare, uscita dal ’73 all’84 con splendide copertine inedite, assai più spinte di quelle originali. Jacula appare per la prima volta nelle edicole nel 1969 (un periodo politicamente e culturalmente lontano dal nostro presente editoriale, dominato – leggo la classifica da un Tuttolibri a caso – da gente come Volo, Carofiglio e invadenti scrittori dall’aldilà), cavalcando una erotizzazione sempre più spinta del cinema horror del periodo (penso alle vampire lesbiche dei primi gotici italiani di Polselli e Regnoli o a quelle della Hammer dei primi ’70 e ancora a quelle spintissime del cinema iberico di Aranda e Franco).

La casa del buio è uno Sperling & Kupfer del 2002, scritto da Stephen King e Peter Straub (traduzione di Maria Teresa Marenco). Il romanzo, uscito nel 2001, due anni dopo l’incidente quasi mortale che coinvolse King nel 1999, appartiene di diritto all’ultima fase, quella giustamente definita da Giovanni Arduino, in un bel numero di Linus dedicato allo scrittore americano, malinconica e melanconica. In questa fase però, King raggiunge anche la sua piena maturità, quasi una piacevolezza narrativa (quasi) senza più padri o padroni.

Il clima ansiogeno di questi giorni1 contagia la comunicazione televisiva e digitale: caccia alle mascherine, orribili racconti su malati intubati, cadaveri portati via di nascosto dalle autorità, ambulatori avveniristici e voli di biocontenimento; nell'età multimediale la potenza evocativa della comunicazione materializza nuovamente paure antiche di complottismo millenarista.

Nelle magiche edicole degli anni ’70, oltre a certi fumetti neri da stazione che uscivano all’epoca, era possibile trovare un nutrito numero di riviste dedicate ai fotofilm, ossia cineromanzi e fotoromanzi originali infarciti di grand guignol, trame contorte e stravaganti e dosi massicce di sesso. Pellicole sexy horror, sexy thriller, sexy e basta girate tra lugubri castelli o panorami mozzafiato ammaliati dalla presenza di muse femminili che hanno fatto sognare gli spettatori dell’epoca. Rosalba Neri, Rita Calderoni, Edwige Fenech, Cristina Airoldi, Sylva Coscina, Femi Benussi, corpi di attrici calde e surreali, chiamate a impersonare vampire assatanate, femmine lussuriose o personaggi sempre al limite, paragonabili appunto a quelli automatici dei fumetti neri di allora. In tal senso, penso soprattutto a collane che hanno amalgamato l’orrore, il thriller con il sesso, il sadismo e la necrofilia: Oltretomba gigante, Terror gigante, Il vampiro presenta, Lo scheletro presenta, Jacula, Vampirissimo, I sanguinari.

Nella bella introduzione alla nuova edizione del classico di Ernesto de Martino Sud e magia (Biblioteca Donzelli, 2015), i curatori Fabio Dei e Antonio Fanelli accennano - nonostante la scomparsa di certa cultura della miseria e di un contesto contadino e agrario legato ad ideologie magico religiose dissolte parzialmente dall’avvento della cultura di massa -  a una permanenza della magia nei contesti modernizzati e urbani dei segmenti sociali del ceto medio. 

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