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Dottore in strage: il manoscritto perduto di Emilio de’ Rossignoli

René Char - Salvador Dalí, rilegatura surrealista di Leroux, 1930 René Char - Salvador Dalí, rilegatura surrealista di Leroux, 1930

La Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori custodisce un patrimonio archivistico imponente e di grande valore documentario, nel quale spicca il fondo Erich Linder (1924-1983), protagonista di trent'anni di storia dell'editoria italiana. Sotto la sua guida, infatti, l'ALI (Agenzia Letteraria Internazionale) divenne una delle più importanti non solo d'Europa, ma del mondo, arrivando a rappresentare autori come Brecht, Mann, Salinger, Calvino, Volponi, Arbasino. Alla fine degli anni Settanta, della sua "scuderia" facevano parte circa diecimila scrittori di diverse nazionalità. Attraverso i carteggi tra l'agenzia, gli autori e le case editrici, l'archivio, organizzato in serie annuali, testimonia l'influenza e il ruolo determinante di Linder nel panorama editoriale italiano. E in quei faldoni ricchissimi – che mi auguro siano interrogati anche da giovani e seri studiosi, e non solo da cacciatori di bizzarrie – ha lasciato una traccia anche lui, Emilio de' Rossignoli...

Prima, però, è doveroso soffermarci sull'incredibile personaggio di Erich Linder, un «dio di carta» poliedrico e affascinante, promotore culturale di altissimo livello, non solo un agente letterario, ma il primo in Italia: fu lui a introdurre questa professione nel nostro Paese, in un'epoca, gli anni Cinquanta, in cui non si sapeva nemmeno chi o cosa fosse un agente letterario, mentre all'estero qualunque scrittore, «dai premi Nobel all'ultimo scribacchino», ne aveva uno1. A chi gli chiedeva perché si era scelto proprio questo mestiere rispondeva: «Perché sono un puritano. Odio l'ingiustizia, i soprusi. E credo che l'autore sia vittima dell'editore. Il mio scopo è di difenderne gli interessi»2. Se gli chiedevano chi fosse un agente letterario: «Un agente letterario è un amministratore di autori. Non c'è nessuna ragione perché si debbano avere dei commercialisti, degli avvocati e perché invece gli autori non debbano far gestire i loro affari da qualcuno che conosca il mestiere: gli autori dovrebbero scrivere libri». E ancora: «Quando lei ha mal di denti, si tira il dente da sola? No, immagino di no, e un autore, ripeto quel che ho detto prima, scrive libri, non fa l'amministratore di se stesso, e il vantaggio principale è di usare un professionista (bisogna cercarselo bene, evidentemente) che faccia quel che da soli non si sa fare»3.

A questa visione disincantata e prosastica (volutamente riduttiva) del proprio ruolo fa da contraltare il ricordo appassionato di Giordano Bruno Guerri: «Il fatto è che Linder, con la sua cultura enorme, il suo gusto finissimo, la sua esperienza decennale e internazionale, sapeva essere anche la corda tesa sull'abisso che divide lo scrittore dal lettore, consigliare e guidare per un più sicuro e facile approccio. Sarebbe sorprendente l'elenco dei grandi e piccoli successi che sono nati – in tutto o in parte – nelle sue teste. Il merito grande di Linder era infatti questo, di avere tre teste, come Cerbero: quella dell'autore, quella dell'editore e quella del lettore, e di saperle usare, di volta in volta, insieme o disgiunte, magnifico mostro. [...] Buttato sul divano, se l'ospite fumava, gli chiedeva una sigaretta, ché lui aveva smesso, e ricorreva a questo mezzuccio per fumarne qualcuna. So di autori che fingevano di fumare per dargli questa piccola gioia»4.

A Linder toccò in sorte, come a pochi capita, di entrare e uscire di scena al momento giusto. Come ricorda il figlio Dennis, infatti, «Mio padre aveva colmato una lacuna creatasi con la guerra: con l'isolamento dell'Italia e della Germania dagli altri Paesi»; la sua scomparsa, nel 1983, avviene «un attimo prima che il suo dominio vacilli e si imponga il nuovo scenario frazionato»5. Poco prima, cioè, della fine del vero e proprio monopolio che Linder aveva instaurato: «Nel ’58, lo sparuto drappello di scrittori è diventato un esercito – settemila – e Linder può agire in regime di monopolio su tutto il territorio nazionale. Negli Anni Sessanta è ormai il demiurgo che domina nelle scelte di autori ed editori, e che – grazie alla padronanza delle lingue straniere – stabilisce contatti con gli agenti letterari inglesi, statunitensi, tedeschi, francesi. Un poco alla volta, diventa l'intermediario indispensabile anche tra autori stranieri e grandi editori, che devono dipendere da lui se vogliono pubblicare Brecht, Joyce, Musil o Thomas Mann. Si lega di amicizia con Enzo Biagi, che lo definirà "non solo il mio agente, (ma) anche il mio amico, il mio suggeritore"»6.

L'amicizia con Biagi, autore di punta della Rizzoli, introduce bene (e tra poco sarà chiaro il perché) la nostra scoperta di un carteggio tra Linder-Rizzoli-De' Rossignoli a proposito di un romanzo bizzarro (c'è bisogno di dirlo?) scritto dal nostro. Nel 1974, infatti, De' Rossignoli si affidò all'Agenzia Letteraria Internazionale, come testimonia questa lettera di Linder a Mario Spagnol, da poco direttore della divisione libri della Rizzoli (e in seguito, dal 1979, di Longanesi):

Milano, 7 luglio 1974
Caro Spagnol,
Emilio de' Rossignoli, che ha affidato a noi la sua rappresentanza, mi dice d'averLe parlato a suo tempo del Suo libro DOTTORE IN STRAGE, che La interessava: Glie ne mando il dattiloscritto, e Le sarei gratissimo di una decisione non troppo lontana nel tempo.7

A settembre dello stesso anno, Linder scrive a De' Rossignoli (forse per "curare" i rapporti con il suo autore anche se Rizzoli non ha ancora dato risposta in merito al romanzo? In Rizzoli, peraltro, De' Rossignoli ci lavorava, come sappiamo):

Gentilissimo Dottor
De Rossignoli
Annabella
Rizzoli Editore
via Civitavecchia 102
Milano

Milano, 18 settembre 1974
Gentilissimo Dottor De Rossignoli,
Le mando il libro di Warren G. Harris "Gable&Lombard" che penso potrebbe interessarle per alcuni estratti.
Le sarei grato se volesse vederlo e me ne facesse sapere qualcosa.
Con i migliori saluti
Agenzia Letteraria Internazionale8

La risposta su DOTTORE IN STRAGE arriva sei mesi dopo, nonostante la richiesta di Linder di «una decisione non troppo lontana nel tempo»:

Milano, 12 dicembre 1974
Caro Linder,
Le restituisco il manoscritto di De Rossignoli "Dottore in strage". Poi, come d'accordo, la prossima settimana gliene parlerò, anche se non Le nascondo che sono un po' imbarazzato.
Con tanti cari saluti
Sergio Pautasso9

A rispondere non è Mario Spagnol, ma Sergio Pautasso, storico della letteratura e critico che sarebbe poi diventato a sua volta direttore editoriale della Rizzoli, probabilmente ora in veste di consulente. Nella lettera di Linder a De' Rossignoli (spedita al suo indirizzo di casa, in via De La Salle al n. 2 e non presso la redazione di «Annabella» come la precedente) scopriamo il motivo dell'"imbarazzo":

Milano, 16 dicembre 1974
Gentilissimo Signor De' Rossignoli,
la Rizzoli, dopo molte tergiversazioni e molte lentezze, ha risposto di no a DOTTORE IN STRAGE, – risposta che, in verità, mi pare sia dovuta non tanto alla bizzarria del libro, e quindi alle perplessità sulla sua validità, quanto ai timori e alle esitazioni di fronte ad un romanzo in cui appare il Signor Indro Biagi che, nella sua duplice reale personalità, è troppo importante per la casa Rizzoli perché questa pensi di poter mettere a repentaglio il proprio successo editoriale attraverso un personaggio di immaginazione che irriterebbe i due personaggi reali. Gliene parlerà, anche se con un certo imbarazzo, Sergio Pautasso fra qualche giorno.
Mi sappia dire che cosa debbo fare del manoscritto: potrei proporlo a Longanesi, sempre che Lei sia d'accordo.
Molto cordialmente,
p.p. Agenzia Letteraria Internazionale10

Incredibile Emilio: tramite l'agenzia di Linder ha proposto a Rizzoli, l'editore per cui lavora come giornalista, un romanzo dove, attraverso un personaggio d'invenzione, si fa beffe di due dei principali autori della Rizzoli stessa, Indro Montanelli ed Enzo Biagi... Un personaggio, evidentemente, non lusinghiero per i modelli, dato che «li irriterebbe». Ecco perché tutta la faccenda crea imbarazzo, anche a Linder, che però si conferma un grande professionista (il modo in cui spiega la sgradevole ragione del rifiuto è da antologia) e giustamente propone di sottoporre il manoscritto a Longanesi, con cui De' Rossignoli aveva già pubblicato H come Milano quasi dieci anni prima, nel 1965. L'avrà fatto? Qualcuno conserva ancora il manoscritto perduto? To be continued...

 

Ringrazio la Fondazione Mondadori, che mi ha permesso di fare questa ricerca, Tiziano Chiesa, per l'aiuto e i consigli, e Dennis Linder, per avere acconsentito alla divulgazione dei materiali dell'archivio.

  1. Giovanni Russo, E Linder inventò l’agente letterario, «Corriere della Sera», 14 aprile 2008.
  2. Intervista a Erich Linder tratta da «Madamina il catalogo è questo… Conversazione con La Fiera Letteraria», in La Fiera Letteraria, 14 novembre 1968.
  3. Il mestiere dell’agente letterario, trascrizione dell’intervista a Erich Linder realizzata da Benedetta Craveri per Spazio 3 Opinione, Radio Tre, 1980 circa.
  4. L’Agente letterario da Erich Linder a oggi, a cura della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondatori, Edizioni Silvestre Bonnard.
  5. Recensione de «L’Indice» a Dario Biagi, Il dio di carta. Vita di Erich Linder.
  6. Giovanni Russo, E Linder inventò l’agente letterario, vedi nota 1.
  7. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Agenzia letteraria internazionale - Erich Linder, Serie annuale 1974, B.27, fasc. 1 (Rizzoli). Agenzia letteraria internazionale a Mario Spagnol, Milano, 7 luglio 1974, dattiloscritto.
  8. Ibidem, Serie annuale 1974, B.27, fasc. 1 (Rizzoli). Agenzia letteraria internazionale a Emilio De Rossignoli. Milano, 18 settembre 1974, dattiloscritto.
  9. Ibidem, Serie annuale 1974, B.28, fasc. 1 (Rizzoli). Sergio Pautasso a Erich Linder. Milano, 12 dicembre 1974, dattiloscritto.
  10. Ibidem, Serie annuale 1974, B.43, fasc. 22 (Emilio De Rossignoli). Agenzia Letteraria Internazionale a Emilio De’ Rossignoli. Milano, 16 dicembre 1974, dattiloscritto.

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