Horror
Horror

Horror (13)

Nero., di Tiziano Sclavi

In una recente intervista pubblicata su Medium Italia1, Tiziano Sclavi ha affermato di aver scritto nel corso della propria vita, un sacco di cose, tra cui parecchi romanzi, alcuni dei quali, una volta distribuiti, hanno poi ottenuto “un’esplosione di indifferenza totale”.

Un’antologia dalla vita editoriale travagliata, e più volte “abortita”: così la definisce il Curatore, l’ottimo G. Lippi, nella Storia di un’antologia pubblicata in appendice al volume. La raccolta costituisce di fatto la seconda parte de Il meglio dei racconti dell’orrore di R. Bloch, il cui primo tomo era uscito nel 1990 nella defunta (il termine ci sembra quanto mai appropriato) collana «Oscar horror». Benché l’edizione originale fosse divisa in tre volumi (vol. I: The selected stories of R. Bloch, vol. II: Bitter Ends, vol. III: Last Rites), quella italiana, nelle intenzioni del Curatore, «si sarebbe articolata in due grossi volumi piuttosto che in tre di formato medio» (p. 389) per evitare eccessive frammentazioni.

Simmons è uno degli autori più celebrati della fantascienza degli ultimi 30 anni; It di Stephen King uno dei romanzi horror che ha fatto epoca, per la potenza dei temi nonché per la mole. Si direbbe che stiamo parlando di due mondi separati, dato che tra Hyperion e le cittadine del Maine non ci sono collegamenti. Eppure un collegamento c’è.

L’apertura mentale degli anni ’70, l’esplosione di orizzonti a livello popolare, si vide anche nella diffusione di una narrativa “animalista”, dove gli animali non erano più maschere di vizi e virtù umani, né volonterosi esemplari di teorie scientifiche o ideologiche, ma finalmente creature dotate di invidualità e coscienza, naturalmente entro i propri limiti: anzi, la sfida era proprio capire che tipo di coscienza potessero avere creature così diverse, veri alieni tra noi, da noi costretti, da sempre, al silenzio. Come altri ultimi della terra considerati fino ad allora buoni per spettacoli da circo, per esempio i Nativi Americani, chissà che non avessero qualcosa da insegnarci nel momento in cui la nostra potenza sembrava portarci in un vicolo cieco dopo l’altro.

Se sei un appassionato di horror, dopo un po' ti trovi come anestetizzato. Non sobbalzi più sulla sedia, anzi saluti i colpi di scena come vecchi amici che stavi quasi disperando di rivedere; apprezzi lo stile, presti attenzione all'intreccio, al gioco delle citazioni; ti getti sulla roba di nicchia, ostenti snobbery. Le ultime cose capaci di suscitarti una vaga palpitazione sono lontane, da qualche parte fra i dischi che ascoltavi alle medie e le trecce della tua vicina di casa: squarci di angoscia di quelli che solo Dickens sa schiudere, immagini cesellate e quiete (e tanto più orrende, chiaro) lasciate in eredità dalle pagine di Shirley Jackson. Harry di Rosemary Timperley, letto in una vecchia antologia curata da Roald Dahl; l'atmosfera straniata, in bianco e nero, di certi racconti di Edith Wharton (e sono tre donne su quattro autori: lo so).

Umorismo che rimi con umorismo

Alla sua sesta uscita (maggio 1970), Horror sta maturando una fisionomia precisa: oltre a Orizzonti del fantastico di Emilio de' Rossignoli (che prende questo titolo a partire dal n. 4), le rubriche fisse sono: I maghi del terrore, ovvero le interviste di Luigi Cozzi a personaggi come Roger Corman, Antonio Margheriti, Carlo Rambaldi; la Storia del cinema fantastico di Piero Zanotto (dal n. 3); Ai confini della realtà - Storie vere del mondo occulto di Ambrogio Isella (dal n. 4), Al di là di Ornella Volta (dal n. 5) e Horror market, con le novità cinematografiche e letterarie (a partire da n. 3 curata da Claudio Bertieri).

Lunatici e licantropi

Ogni epoca, scriveva Walter Benjamin, sogna la successiva. È una "prefigurazione fantastica" che solo uno sguardo postumo può realmente cogliere, come una "lastra fotosensibile" le cui immagini impresse saranno rivelate solo dagli acidi, più potenti, del futuro (1). Il numero 5 di Horror, dell'aprile 1970, è una di quelle lastre, sorta di monade tesa tra quel che è stato e l'adesso, e che oggi possiamo guardare con nostalgia, curiosità, tenerezza: ma soprattutto come un esempio di che straordinario laboratorio di idee fu quella rivista, e di come essa abbia gettato i semi di molte esperienze germinate in seguito.

La caccia del conte Zaroff

Marzo 1970: sul numero 4 di Horror vengono resi noti i risultati del Referendum di gradimento relativo al numero 1 ed Emilio De' Rossignoli si classifica primo nella sua categoria con l'articolo Specchio, specchio delle mie brame... Esulto per la sua vittoria come se fosse una notizia di oggi.

Le Vampire, di Ornella Volta

Nel 1964 usciva per l'editore milanese Sugar Il vampiro di Ornella Volta. Negli anni '60 il paese del sole (in realtà da sempre molto più lunare di quanto si potesse supporre, come la stessa Volta avrebbe scritto in un denso articolo – quasi un manifesto – nel quinto numero della rivista Horror)1 riscopriva il gotico, per il tramite di autori, registi ed editori spregiudicati e coraggiosi.

Tocchiamo ferro…

Continuiamo la scoperta degli articoli del conte Emilio (chissà poi se conte lo era davvero o non si tratta piuttosto di una delle sue burle) con un viaggio tra le pagine della rivista che li ospitava. Pagine giovani, piene di idee, a volte contraddittorie, sempre stuzzicanti; pagine tridimensionali per la forza suggestiva dei contrasti bianco/nero; pagine traboccanti di libertà e di orgoglio di gruppo per essere i primi a fare qualcosa di nuovo e di speciale.

Pagina 1 di 2

Libri per genere