Anna Preianò

Anna Preianò

Anna Prejanò (20 agosto 1973), calabrese, ha abitato a Bergamo e a Pisa.
Ora vive a Milano, dove lavora nell’editoria scolastica.

Incontro Alfredo Castelli in pausa pranzo, in un giorno di maggio in cui finalmente, anche a Milano, si può stare all’aperto. Una bottiglia di vino fresco, una tenera giornata primaverile, un disteso momento di otium: sono occasioni come queste a dar gusto alla vita. Parliamo di tante cose: delle ricerche matte che ci piace fare, di archivi da spulciare, del Buffalo Bill italiano e della tristezza di collezioni smembrate e vendute pezzo per pezzo; del sogno di uno spazio dedicato alla cultura popolare, dove raccogliere le nostre – e altrui – biblioteche. Infine, in pace con il mondo, accendo la sigaretta e il registratore e ripenso con un sorriso all’osservazione di una giovane amica: “Ma perché non fai come fanno tutti? Scrivi le domande e ti fai rispondere per mail!”.

Fino al 7 giugno, nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, è allestita la mostra itinerante Inferno (1914-1918) di Tom Porta. Settanta opere, tra tele di grandi dimensioni e disegni, che rievocano la Prima guerra mondiale attraverso il viscerale accostamento tra scene dal taglio cinematografico e citazioni dell’Inferno dantesco. Ce la racconta lui stesso – affabulatore scanzonato all’apparenza, nella sostanza artista di spessore e mente fine – nella sua casa-studio, dove vive insieme a un pitone e a un dragone barbuto australiano, tra caschi di Iron Man e memorabilia assortiti.

Nel mese di giugno del 1961, sul «Settimo giorno»1 escono tre articoli in cui Emilio de' Rossignoli, momentaneamente accantonati divi del cinema e principesse, svela, forse per la prima volta, il suo interesse per l'occulto, sicuramente con l'intenzione di promuovere la prossima pubblicazione di Io credo nei vampiri, prevista per il settembre dello stesso anno: La vera magia è il privilegio di pochi (6 giugno), I vampiri hanno lasciato la leggenda per entrare nella cronaca (13 giugno) e I fantasmi dei nostri tempi non disdegnano la televisione (20 giugno).

Poco più di duecento pagine da leggere il più lentamente possibile e da ricominciare subito dal principio una volta arrivati alla fine, in un ciclo immersivo che diventa esercizio spirituale.
Il soldato Tamura stava di vedetta sul mio scaffale da un paio d'anni, comprato così, spinta da quell'attrazione che agli amanti di libri fa fare tanti acquisti sbagliati, ma che nel tempo si trasforma in infallibile istinto. Poi ho letto della presentazione a Venezia del film Nobi (Fuochi nella pianura) di Shinya Tsukamoto (consacrato dal dirompente Tetsuo, con le allucinanti trasformazioni della carne in metallo) e al primo pensiero ("Voglio vederlo!") ne è subito seguito un altro: "Il nome del protagonista, Tamura, mi ricorda qualcosa...". Ho pensato che potesse essere tratto da quel libro mai aperto ed è venuto il suo momento. Così, fatalmente, si inanellano le piccole, grandi gioie del cacciatore di bellezze nascoste.

Instancabile poligrafo, gran maestro di cucina redazionale, lettore insaziabile, collezionista compulsivo di ritagli e bizzarrie, compositore sopraffino capace di far risuonare tutte le corde dell'animo, dalla commozione all'orrore, dal sorriso al disgusto: oggi vogliamo ricordare Emilio de' Rossignoli come giornalista, la professione alla quale si dedicò sempre con eleganza e senza far chiasso, tanto che anche di questa sua attività non è rimasta memoria.

Ladro di Ferragosto (1984) e Il santo peccatore (1995) sono due parabole moderne finemente cesellate con parole e frasi di precisione chirurgica e allo stesso tempo di alto valore poetico. Le numerose affinità tra i due romanzi, anche tematiche, segnalano più l'immaginario dell'autore che un messaggio analogo e coerente: le due vicende, infatti, pur mostrando due facce (forse più di due) della stessa medaglia, sono quasi opposte negli esiti.

La Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori custodisce un patrimonio archivistico imponente e di grande valore documentario, nel quale spicca il fondo Erich Linder (1924-1983), protagonista di trent'anni di storia dell'editoria italiana. Sotto la sua guida, infatti, l'ALI (Agenzia Letteraria Internazionale) divenne una delle più importanti non solo d'Europa, ma del mondo, arrivando a rappresentare autori come Brecht, Mann, Salinger, Calvino, Volponi, Arbasino. Alla fine degli anni Settanta, della sua "scuderia" facevano parte circa diecimila scrittori di diverse nazionalità. Attraverso i carteggi tra l'agenzia, gli autori e le case editrici, l'archivio, organizzato in serie annuali, testimonia l'influenza e il ruolo determinante di Linder nel panorama editoriale italiano. E in quei faldoni ricchissimi – che mi auguro siano interrogati anche da giovani e seri studiosi, e non solo da cacciatori di bizzarrie – ha lasciato una traccia anche lui, Emilio de' Rossignoli...

«Ci si scambia una quantità di idee, ma le idee non mi interessano. Perché non ci si dovrebbe scambiare i sogni e specialmente i brutti sogni? Si possono benissimo portare in due i brutti sogni, i brutti sogni sono pesanti. Molto spesso le idee si addizionano come i numeri. Mentre i sogni o si combinano o non si combinano, vera chimica».

Alla sua sesta uscita (maggio 1970), Horror sta maturando una fisionomia precisa: oltre a Orizzonti del fantastico di Emilio de' Rossignoli (che prende questo titolo a partire dal n. 4), le rubriche fisse sono: I maghi del terrore, ovvero le interviste di Luigi Cozzi a personaggi come Roger Corman, Antonio Margheriti, Carlo Rambaldi; la Storia del cinema fantastico di Piero Zanotto (dal n. 3); Ai confini della realtà - Storie vere del mondo occulto di Ambrogio Isella (dal n. 4), Al di là di Ornella Volta (dal n. 5) e Horror market, con le novità cinematografiche e letterarie (a partire da n. 3 curata da Claudio Bertieri).

Riscoprire libri dimenticati significa anche ritrovare personaggi che hanno contribuito a fare la storia dell'editoria in Italia: una storia discreta e non strillata – lontana dalla luce dei riflettori perché poco interessante per i più – ma preziosa per ripercorrere il nostro passato in una prospettiva insolita, come abbiamo già osservato parlando della straordinaria avventura dei piccoli editori romani "d'assalto" degli anni Sessanta. La collana «Sotto accusa», pubblicata da Fabbri nel corso del 1973 e destinata non solo alle librerie, ma anche alle edicole, comprende due serie, una di romanzi (profilata in rosso) e una di inchieste (in nero). Tra gli autori dei romanzi, tutti thriller "di costume" calati a fondo nella scottante e contraddittoria società italiana dell'epoca, compaiono Enrico Vaime (Novanta di gradimento), Giuseppe Pederiali (Povero assassino), Inisero Cremaschi (Le mangiatrici di Ice-Cream), Luciano Anselmi (Il commissario Boffa), Giuseppe Bonura (Morte di un senatore), Gaetano Gadda (Il complice del suicidio), Vieri Razzini (Terapia mortale, da cui Lucio Fulci trasse il memorabile film Sette note in nero, del 1977).

Perché parlare di un libro pubblicato nel 2013, La storia dei Racconti di Dracula di Sergio Bissoli e Luigi Cozzi (Edizioni Profondo Rosso, Roma) proprio qui, dove abitualmente ci occupiamo di libri fuori catalogo, da riscoprire e da salvare? Innanzitutto perché è in piena sintonia con il nostro spirito e ha il merito di aver riscoperto e salvato, appunto, libri e autori dimenticati. Ma anche perché noi amiamo i libri eccentrici e fuori dagli schemi e questo lo è ‒ eccome! ‒, sia nella struttura sia nei contenuti: la storia dei Racconti di Dracula viene ricostruita, infatti, attraverso l'alternanza di memorie personali, interviste, biografie e persino un romanzo inedito. Infine, perché da ogni pagina trasuda quella passione caparbia e idealista cara al nostro cuore e che, personalmente, considero il sale della vita (e un segno di elezione).

Povero Cristo è un romanzo bizzarro e non facile da decifrare. Un amico mi ha confessato di averlo addirittura strappato in due e scagliato contro il muro senza finire di leggerlo, tanto gli dava sui nervi e gli pareva stupido e incomprensibile (ma era giovane e intemperante: in seguito se ne pentì). Non che sia un libro difficile da intendere alla lettera, tuttavia è un libro che, proprio se preso nel suo significato letterale, risulta come minimo naif (e pesantemente trash). Vorrei proporre un'interpretazione che in parte lo riscatta, ma posso affermare che Carpi qui ha fallito, perché non è un'opera riuscita quella che richiede di discostarsi troppo dal significato apparente. O meglio, quella il cui significato apparente non sia pienamente godibile in sé.

Con questa intervista apriamo un nuovo filone di ricerche dedicate a chi, oggi, in vario modo, si occupa di libri che furono. Vuole essere il nostro messaggio di auguri a chi ci legge: auguri di mantenere vive la passione e la curiosità, auguri di incontrare, chissà, un mentore che faccia da guida... per Michele "Miky" Clerici è stato Ernesto Vegetti, e di questo e molto altro ci racconta in questa chiacchierata. Michele è un collezionista e anche un venditore di libri di fantascienza: l'ho conosciuto poco più di un anno fa sotto i migliori auspici, acquistando da lui H come Milano. Me l'ha portato personalmente e mi ha detto: "sono molto curioso di questo tuo acquisto...". Ho capito subito che era una persona speciale.

Marzo 1970: sul numero 4 di Horror vengono resi noti i risultati del Referendum di gradimento relativo al numero 1 ed Emilio De' Rossignoli si classifica primo nella sua categoria con l'articolo Specchio, specchio delle mie brame... Esulto per la sua vittoria come se fosse una notizia di oggi.

Leggere uno dopo l’altro libri dello stesso autore aiuta a cogliere echi e corrispondenze, a costruirsi un quadro mentale a mano a mano più vivo; d’altro canto, a volte può essere necessario prendersi delle pause per non rischiare di disamorarsi, o perché la passione è tanto ardente che si teme con sgomento il momento in cui quei libri finiranno. Personalmente, ricavo un piacere intenso dal seguire il filo d’Arianna: è un frutto maturo, succoso. E la lettura in sequenza di Un’ombra nell’ombra e Abra cadabra me lo conferma.

Continuiamo la scoperta degli articoli del conte Emilio (chissà poi se conte lo era davvero o non si tratta piuttosto di una delle sue burle) con un viaggio tra le pagine della rivista che li ospitava. Pagine giovani, piene di idee, a volte contraddittorie, sempre stuzzicanti; pagine tridimensionali per la forza suggestiva dei contrasti bianco/nero; pagine traboccanti di libertà e di orgoglio di gruppo per essere i primi a fare qualcosa di nuovo e di speciale.

Due cose vanno dette subito. La prima: Un’ombra nell’ombra (1974) è un romanzo splendido che consiglio di leggere senza pregiudizi e possibilmente senza sapere nulla della trama, per godersi di più il raffinato crescendo di suspense. Chi vuole osare, tralasci questa recensione, nella quale comunque cercherò di svelare il meno possibile, e corra a cercarlo. La seconda: Pier Carpi ne ricavò un film (Marco Giusti in Stracult1, bibbia del trash italiano, dice che fu «girato nel 1977, ma non chiuso prima dell’intervento del produttore Piero Amati», che tolse la regia a Carpi). A detta di tutti, un film brutto (nonostante il cast grandioso per un progetto simile: Valentina Cortese, Irene Papas, Marisa Mell), anche se non al punto da essere assunto nell’Olimpo dei veri cult, e significativamente diverso dal romanzo in alcuni passaggi fondamentali.

La collana di fantascienza «Presenze del futuro», inaugurata dall'editore Giovanni De Vecchi nel 1979, non ebbe successo e s'interruppe nello stesso anno dopo tre sole uscite, dunque merita la simpatia, la solidarietà e l'omaggio che è giusto tributare ai bei progetti naufragati. I tre titoli sono: Fronte del Sole di Peter e Caterina Kolosimo (contenente il romanzo breve di Peter che dà il titolo al volume e alcuni racconti di Caterina); Eclissi 2000 di Lino Aldani (anche questo con l'aggiunta di racconti) ed Esperimento donna di Gilda Musa.

1962: Anthony Burgess pubblica A Clockwork Orange; muore Marilyn Monroe; si apre il Concilio Vaticano II; scoppia la crisi dei missili di Cuba; i Beatles incidono il primo disco ed esce il primo film di 007 (Licenza di uccidere); su Amazing Fantasy debutta Spider-Man e in Italia esce il primo numero di Diabolik. Sulla copertina, un uomo in calzamaglia brandisce un coltello e una bionda prosperosa urla di terrore. Pare che molti edicolanti non lo abbiano nemmeno esposto a causa di quest’immagine perturbante. Eppure fece il botto.

Nel dicembre del 1969 uscì nelle edicole il primo numero di Horror, rivista mensile edita da Gino Sansoni e a cura di Pier Carpi e Alfredo Castelli. Gino Sansoni, "Editore emancipato", come si autodefinisce nei crediti, fu sposato (poi separato) con Angela Giussani, l'autrice di Diabolik insieme alla sorella Luciana: l'ispettore Ginko si chiama così perché è "Gino" con l'aggiunta di una k. Pier Carpi, "Genio Professionista", un geniaccio maledetto lo era davvero: scrittore, regista, fumettista con vocazione nera ed esoterica (e massone affiliato alla P2). Alfredo Castelli è oggi noto soprattutto per la serie di Martin Mystère.

L’aspettativa di ritrovamenti meravigliosi anima chiunque sia davvero appassionato di qualcosa. L’eccitazione della scoperta non è un’emozione universale e condivisa, tuttavia è un’emozione con una caratteristica unica: rimane tale e quale dall’infanzia all’età adulta, fino alla vecchiaia. L’appassionato (di libri, nel nostro caso, e di qualsiasi cosa, anche la più strana e marginale) ha un entusiasmo caparbio e sognante di cui gli altri a volte sorridono, senza rendersi conto che questo slancio ingenuo (“infantile” in un senso del tutto positivo e vitale) è una potente risorsa contro le difficoltà, le miserie, i drammi della vita; è un “pieno di cuore” che contrasta il vuoto e la mancanza di senso; è un’arma magica capace di esorcizzare persino la morte. Perché se è vivo il “fanciullino” dentro, la fine di certo è lontana.

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