Fantascienza

Il gran Murzuk, di Ghislain de Diesbach

La cover del libro La cover del libro

Ghislain de Diesbach, scrittore e biografo francese, discendente da una nobile famiglia svizzera, è conosciuto ai più per l'ottima ma antipaticissima biografia di Marcel Proust e come "curioso" di altre personalità, come la Principessa Bibesco o la signora dei salotti Madame de Staël.

Nel 1969 diede alle stampe Le grand mourzouk, per l'editore Julliard, che uscì in italia nel 1971 con il titolo Il gran Murzuk, per le Edizioni del Borghese e con la prefazione di Claudio Quarantotto. Siamo di fronte a uno dei pochi casi in cui il testo introduttivo ha trovato più risonanza del libro a cui fa riferimento. Per chi ha una particolare predilezione per utopie, distopie, utopie negative e antiutopie, non è infatti raro trovare riferimenti alle parole di Claudio Quarantotto, che lamentava la difficoltà nel mettervi ordine: «Dati i caratteri abbastanza evidenti della antiutopia positiva, si sono tentate anche altre definizioni, come "utopia tradizionale". "utopia reazionaria", "utopia di destra", convenendo però sulla loro insoddisfacenza»1. Le parole di Quarantotto ben si prestano per Il gran Murzuk, libro di difficile collocazione e che tra le righe nasconde una non tanto velata vis polemica nei confronti di Charles de Gaulle e del mondo militare in genere.

Per non sbagliare, diciamo che abbiamo a che fare con un romanzo di fantapolitica, il cui protagonista, un nobile tedesco, ci racconta la Francia alle soglie dell'anno duemila: il potere è detenuto dal Gran Murzuk, un ex ufficiale della Legione straniera, figlio di un legionario e di una donna tuareg, che in breve tempo ristabilisce sulle ceneri della civiltà democratica e "permissiva" una società aristocratica e autoritaria. Ritornano, così, alla ribalta i valori, i miti e i riti della "tradizione"; si riaffermano l'Ordine, la Disciplina, la Gerarchia; mentre il Parlamento, che non conta più nulla, è riservato alle donne, le campagne vengono ripopolate allontanando dalle città gli emigrati interni, le fabbriche sono nascoste nei vecchi castelli per non rovinare il paesaggio e le regole dell'aristocrazia sono state riscritte sulla base di un codice etico.

Ghislain de Diesbach descrive un ritorno al passato proiettato nel futuro, in cui, sotto la forma del paradosso, con accenti ora ironici ora nostalgici, si leva un inno all'Ancien Régime, quello descritto da Taine e da Gaxotte, ma rivisto e aggiornato secondo i suggerimenti di Bourget, Daudet e degli altri maestri della controrivoluzione. Romanzo di fantapolitica, quindi, ma anche, come scrive Claudio Quarantotto nella sua prefazione, conte philosophique, che si richiama a Voltaire e a Montesquieu, gioco intellettuale, divertissement fantastico, sogno, balletto, sorridente celia con cui si capovolgono le sciocchezze di massa della cultura di massa, si mettono alla berlina i soloni democratici e i rivoluzionari di maggio, si fustigano a sangue gli utopisti, di inclinazione russa o cinese, per costruire una sorridente e romanzesca "apologia della reazione". L'autore ne ha per tutti, non solo per la Francia; esilaranti le pagine nelle quali il protagonista visita una sorta di zoo, nel quale sono rinchiusi i rappresentanti umani di tutta l'Europa. Non svelo nulla, ma come al solito noi italiani ne usciamo benissimo...

Il gran Murzuk ha probabilmente divertito più Ghislain de Diesbach a scriverlo, che gli ipotetici lettori nel leggerlo. Detto questo, non è un romanzo da buttare, si finisce velocemente e strappa anche qualche sorriso. A differenza di alcuni classici del genere, sopravvissuti al passare del tempo, appare un po' datato. Ma mi sento di consigliarlo per la sua singolarità: descrive infatti un grande ritorno al passato che avviene nel futuro. È un'"apologia della reazione" sceneggiata, romanzata, che presenta, per la gioia dei conservatori e a dispetto degli innovatori, una grande burla, una parodia del voltarismo tra ironia e nostalgia. Se il progresso ci regala tanti inganni e affanni, vediamo che cosa ci può offrire il regresso2. Con un'accortezza, che capirete solo dopo aver chiuso l'ultima pagina: bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla...

  1. Claudio Quarantotto, Prefazione a Ghislain De Diesbach, Il gran Murzuk, Edizioni del Borghese, 1971, p. XVI.
  2. Ibidem.

Scheda del libro:

  • Titolo: Il gran Murzuk
  • Autore: Ghislain de Diesbach
  • Pagine: 157
  • Editore: Edizioni del Borghese
  • Anno: 1971

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Persone in questa conversazione

  • Copertina meravigliosa... cambiare tutto perché nulla cambi... Gattopardo, Viceré... sono curiosa di scoprire come si presentano gli esemplari italiani!

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  • Curiosona... ;)

    Eccoti accontentata, con l'inzio della descrzione. Non metto tutto per non rivinarvi la sorpesa:
    Appoggiato a una grande pietra, un uomo piccolo e grasso, dal viso bruciato dal sole, faceva la siesta tra bucce d'arancia e altri rifiuti alimentari. Friedrich trovò che assomigliava molto agli spagnoli e ai portoghesi, ma un cartello lo fece ricredere "Italicus Napoliteanus", lesse. Sentendosi osservato, l'uomo aprì gli occhi e si alzò improvvisamente, con un'agilità straordinaria per la sua pinguedine. Con tutta la velocità delle piccole gambe, corse verso Friedrich, la mano tesa, l'occhio illuminato e la bocca aperta in una smorfia piagnucolosa.

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  • Già! :D

    Ultima modifica commento su 3 anni fa da Max Boschini
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