Misteri d'Italia
Misteri d'Italia

Misteri d'Italia (6)

Questa particolare categoria raccoglie le guide più o meno note dell'Italia misteriosa, pubblicate a partire dagli anni '60.

Questo è un libro che mi è particolarmente piaciuto e a cui sono molto legato; per l’occasione ho deciso di fare uno strappo alla regola non scritta, che vorrebbe che su questo sito si recensissero solo titoli di difficile reperibilità, parlando di un’opera che, seppur molto datata, è da poco stata ristampata da Relapsus, piccola casa editrice di Gallarate, nel varesotto. Il libro in questione si chiama Il palazzo del Diavolo: leggenda mantovana di Ulisse Barbieri, pubblicato per la prima volta nel 1868 dell’editore Natale Battezzati di Milano.

In una villa nei dintorni di Roma, si verificò uno strano fatto. Una notte, un cacciatore che si era levato prima dell'alba, udì una voce infantile che cantava con tono stridulo una canzoncina: poco dopo la voce s'interruppe, e si udirono delle grida laceranti, miste a singhiozzi...

Torniamo dopo molto tempo a pubblicare un nuovo articolo su Mattatoio n.5, occupandoci di un bizzarro personaggio e del manoscritto da lui redatto, da titolo Dei tesori nascosti. Giuseppe Bodini, questo il nome del protagonista della storia qui narrata, si mise a dissertare su come scovare e scoprire preziosi tesori, sulle modalità per “levarli” dal terreno, segnalandone infine ben 28 in quel territorio stretto tra l’Oglio e il Po, in provincia di Cremona, sicuramente fecondo di uomini “particolari”, se non proprio di forzieri nascosti.

Quando ero piccolo mio nonno mi mostrava la collina della Giana, o delle Giane (la grafia non importa: il dialetto non è fatto per essere scritto). Era – è – un rilievo ondulato, coltivato a grano: in mezzo stava un'apertura puntellata da mattoni, probabilmente (credo, oggi) un pozzetto medievale, scavato in corrispondenza di una fonte. Mi ci sarebbero voluti anni, e la lettura di Storia notturna di Carlo Ginzburg, per capire che quella misteriosa Giana (una donna? "Una specie", mi diceva mio nonno, senza entrare nei dettagli) altri non era che Diana cacciatrice, sopravvissuta e trasfigurata da duemila anni di Cattolicesimo; e le Giane null'altro che le Dianæ, le ninfe che l'attorniavano, ora divenute una qualche sorta di fate (donne? una specie).

Se vieni da nord, e se sei Goethe o Winfried Sebald, la visione del Garda è un preludio del Mediterraneo: limoni, glicini, il Pisanello e la Cappella degli Scrovegni, e forse l'intuizione remota delle rovine di Roma. Ma se vieni da sud, e hai imboccato l'autostrada del Brennero a Modena (e da lì a Berlino, dicevano Tondelli e Giovanni Lindo Ferretti, è un attimo), il giallino delle facciate delle case, la forma dei campanili e l'aroma di certi alberghi rischiano, a quell'altezza, di parlarti d'altro. In qualche modo impercettibile, sei entrato nella Mitteleuropa: quel corpo immenso, kaiserlich und königlich anche se il re-imperatore non c'è più da quel dì, che ancora nel 1925 il motociclista austriaco Ernst Ganauser andava cercando - immortalato nel film muto Der Kilometerfresser - da Bolzano alla Bosnia-Erzegovina, da Milano a Praga e Vienna, sulle macerie lasciate dalla prima guerra mondiale.

Inauguriamo qui un'ideale 'Guida alle guide dell'Italia lunare', a quei tentativi, cioè, di mappatura - Baedeker, reportage, inchieste - che a partire dagli anni '60 cercano di dar conto del lato più oscuro, inquietante e insolito del Paese dove fioriscono i limoni. Iniziamo con una delle più note e interessanti, I misteri d'Italia di Dino Buzzati.

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