Fantascienza

Venivano dalle stelle, di Giuseppe Pederiali

La cover del libro La cover del libro

Ci sono autori a cui siamo molto affezionati, tra questi sicuramente Giuseppe Pederiali, che abbiamo già recensito due volte, con Povero assassino e Le città del diluvio. All’elenco si aggiunge Venivano dalle stelle, romanzo di fantascienza con venature gotiche, pubblicato nel 1974 da Campironi nella collana Il Torchio e ormai dimenticato da tempo, pur essendo molto attuale, forse ancora di più oggi che nel periodo nel quale venne scritto.

Giuseppe Pederiali si infila nel novero degli autori che hanno ambientato i propri romanzi fantascientifici sul suolo italico, dopo Gianni Montanari, Giorgio Scerbanenco ed Emilio De' Rossignoli, solo per citare quelli a noi più vicini e cari. Chissà se lo scrittore di Finale Emilia conosceva H come Milano, con i suoi zombie a spasso per la città meneghina. Me lo chiedo perché anche Venivano dalle stelle affronta il tema dei morti che tornano a vivere, creando non pochi problemi a coloro che si pensano “vivi”. Dicevo all’inizio di come il libro, nonostante una certa patina vintage, affronti temi molto attuali, tra invasioni, ricerca di capri espiatori e paure collettive, esasperando la contrapposizione tra “noi” e “loro”, tra ciò che si conosce e ciò che si ignora. La storia è molto “familiare”, pur toccando temi universali. Un giovane notaio, vedovo da poco, ha un figlio il quale afferma di aver incontrato nei prati attorno al paese la mamma morta da poco tempo. Siamo negli anni Settanta, in un paese della “Bassa” emiliana, Alberone: chi mai potrebbe pensare all’arrivo di un’astronave dallo spazio più profondo? Pagina dopo pagina, morto dopo morto, si apprende di come la Pianura Padana sia al centro di una vera e propria invasione dallo spazio. Gli UFO, naufraghi di un’esplosione cosmica e del tutto incorporei, chiedono di occupare i corpi senza vita degli umani: la loro è una civiltà superiore, hanno molto da insegnarci, ma necessitano di “involucri”, si sostituiscono all'anima passata a miglior vita, di intelligenza in intelligenza. Per comodità, per farsi capire, si dipingono come “angeli senza ali”, interconnessi tra loro e uniti da una sorta di amore universale. Da Alberone, paese scelto a caso sulla cartina geografica, gli extraterrestri dilagano verso il resto del pianeta Terra. Con il loro arrivo dilaga anche l’isteria collettiva, la paura per tutto ciò che è non si comprende e capisce. Pederiali, non a caso, sul finire del libro infila anche un’autentica strega, di quelle col gatto nero e le pozioni, per ricordarci di come il Medioevo possa sempre ripresentarsi, anche a distanza di secoli. Quella che poteva essere una pacifica e benefica “unione” tra razze diverse diventa una guerra, durante la quale tutti i terrestri dimenticano le loro divisioni per unirsi nell’odio verso il diverso. “Siamo Vivi. Vivi. Siete morti. Vi distruggeremo perché morti e non avete alcun diritto di tornare tra noi” grida il notaio Gelardi, il protagonista inventato da Giuseppe Pederiali, colui che arriverà addirittura a concepire un figlio con il nemico. Ma non fatemi parlare troppo della trama... :)

Il libro ricorda, per certi versi, il ben più famoso L'invasione degli ultracorpi di Jack Finney: due piccoli paesi alle prese con entità aliene, corpi umani occupati e la paura che dilaga. Entrambi si prestano a molteplici interpretazioni sociologiche, con il vantaggio - per il lettore tricolore - di potersi immedesimare nel solito caos all’italiana, dove anche la politica deve mettere becco e i "poteri forti" celare, nascondere e occultare. Si sorride ai metodi messi in campo dal maresciallo di Alberone, dai tentativi di depistaggio, dai mezzucci utilizzati per tentare di combattere entità cosmiche ben più evolute e progredite di noi; si sorride per non piangere, quando ci si rende conto che come tutti ben sappiamo, l’uomo vive nella menzogna ed è spesso portato a dimenticare ogni nefandezza compiuta, per un po’ di tranquillità e quieto vivere.

Trovo Venivano dalle stelle un romanzo interessante, che andrebbe riproposto alla luce dei grandi cambiamenti e delle grandi paure che sono emerse nel nostro paese negli ultimi anni. Franca Feslikenian, nella presentazione del libro, scrisse una raccomandazione finale: “Il libro si legge in un soffio, poi si rilegge, e ci si ripensa su. Quanti angeli ti passano di fianco, lettore, senza che tu ancora non li riconosca?”. Il terrificante, il male può germogliare a qualsiasi latitudine, anche nella grassa terra emiliana, tra Sestola e Bondeno, anche a casa nostra. Pederiali lascia però aperta una piccola breccia, un segnale di speranza. Il finale è magnifico e merita di essere letto direttamente dalle pagine del libro, per cui non anticipo nulla, cercatelo sulla Baia senza tante storie.

Dopo l’edizione di Campironi, nel 1976 Venivano dalle stelle viene ripubblicato dalla Edifumetto nella collana I romanzi dell’orrore, con il titolo di Ladri di cadaveri e sotto lo speudonimo di Ivana Conti. Il perché di questa scelta editoriale mi è del tutto ignoto, se qualcuno tra voi conosce qualche dettaglio è pregato di scrivelro nei commenti. È interessante aggiungere infine, come da questo romanzo breve è stato tratto nel 1987 il film Luci lontane, diretto da Aurelio Chiesa, prodotto da Claudio Argento e interpretato da Tomas Milian e Laura Morante. Quindi... buona lettura e buona visione!

 

Scheda del libro:

  • Titolo: Venivano dalle stelle
  • Collana: Il Torchio
  • Autore: Giuseppe Pederiali
  • Pagine: 218
  • Editore: Campironi Editore
  • Anno: 1974
  • Anobii: scheda del libro

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