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Il Ciarlatano, di Arturo Frizzi

La copertina dell'edizione del 1912 La copertina dell'edizione del 1912

Per molto tempo ho pensato che al mantovano, inteso come territorio, mancasse una sorta di imprinting mitologico, tale da renderlo non solo folk ma anche freak, al pari delle province emiliane con cui confina, Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma...
Una visione erronea, me ne rendo conto solo ora, dovuta certamente alle letture e agli ascolti adolescenziali tondelliani e punk-emiliani, alla quale solo recentemente sto cercando di porre rimedio, perché anche la mia terra di origine può vantare una letteratura tale da porla, agli occhi di un indagatore come il sottoscritto, nel pantheon dei luoghi mitologici. A Pietro Ghizzardi, Ulisse Barbieri e Clelia Marchi, di cui ho parlato nei mesi scorsi, aggiungo oggi Arturo Frizzi, irregolare ed incallito ciarlatano, nato a Mantova il 3 maggio 1864 da Carlo e da Angela Ferrari.

Rimasto orfano a tredici anni, dopo la morte improvvisa del padre, ex garibaldino, venne accolto nell'orfanotrofio "Casa Archetta" di Cremona, dove rimase fino al 1880, non prima di aver creato qualche grattacapo al direttore dell’istituto dal quale riuscì ad “evadere”, grazie alle parole che spifferò a un ispettore ministeriale sullo stato indecente e indecoroso nel quale versava la struttura e gli “ospiti” in essa contenuti.
Di istruzione approssimativa, Frizzi intraprese una vita da girovago e giramondo, vivendo di espedienti ed esercitando i lavori più disparati, alcuni al limite della legalità. Da questa esperienza trasse lo spunto per realizzare un particolare ed irriverente lasciapassare, il Passaporto della Leggera, rilasciato a Senza Soldi, di professione imbroglione, figlio del fu Tasca Rotta e della vivente Camicia Straccia, nato e domiciliato nel Comune della Fame, nel quale descrisse la “tenuta di marcia” che doveva rispettare ogni aderente alla “Società Leggera”, con tanto di regole, punizioni e condanne. Frizzi fece stampare il passaporto a sue spese ed era solito venderlo, firmato in qualità di Onorevole Presidente dell’Associazione Girovaghi, nelle piazze e nelle pubbliche vie di tutta Italia. Il successo di questo “foglietto” lo spinse poi ad inserirlo all’interno de Il Ciarlatano, una sorta di autobiografia che pubblicò inizialmente in appendice sul Sempre avanti!, foglio socialista torinese, e successivamente raccolse in un unico volume edito per la prima volta a Mantova nel 1902. In questa forma il lettore può farsi un quadro analitico della vita dell’autore, che racconta la propria bizzarra vita, di piazza in piazza, di mercato in mercato, nel tentativo di imbonire la folla per vendere giornali, libri, opuscoli, ma anche medicinali, unguenti e miracolosi trattamenti, spesso costruiti ad arte per ingannare il prossimo. Emblematico il caso in cui spacciò per pillole contro il mal di denti delle “banali” caccole di capra, o meglio ancora quando trovò il sistema di predirre il futuro, grazie ad una finta sonnambula, in grado di interpretare e capire i suggerimenti che Frizzi le lanciava, per mezzo del particolare “gergo dei girovaghi”.

Arturo Frizzi, l’avrete già capito, era un grande imbroglione, per sua stessa ammissione e Il Ciarlatano non è altro che una sorta di confessione pubblica, un elenco di burle e trovate escogitate per sbarcare il lunario e mantenere la propria famiglia, perché anche i ciarlatani hanno un cuore e possono soffrire. Una parte del libro è dedicata infatti alle questioni di cuore, di come trovò moglie e di come si ingegnò per non farle mancare mai una piccola rendita, con la quale allevare la numerosa prole messa nel frattempo al mondo, di come un grave impedimento alla vista rischiò di farlo diventare cieco alla soglia dei trent’anni e - infine - di come si innamorò di Rosina, che lasciò poi perché non sua legittima sposa, perché per diventare "compagno" era necessaria una morale diversa1.
Il Ciarlatano non è solo una bizzarra autobiografia: è un saggio sugli usi e costumi di questa categoria, un vademecum su come non farsi fregare, rapinare e borseggiare, su come sia possibile illudere e irridere il prossimo; sempre prodigo a farsi prendere per mano e al tempo stesso a farsi sfilare, dalla medesima mano, il portafoglio dai pantaloni. Frizzi è consapevole di essere una sorta di cattivo maestro, l’elenco delle tante sòle rifilate agli incauti acquirenti è lungo, ma la pubblicazione del libro ha anche un valore salvifico, tanto che l’autore sembra voler aiutare i lettori fornendo non solo la chiave di lettura di tante truffe ma anche uno strumento per capirne il linguaggio, inserendo un “Dizionario del gergo dei girovaghi” in coda al libro, nel quale spiegare le parole e i vocaboli di questa “professione”, con tanto di etimologia.

Si ha fin qui l’impressione che Arturo Frizzi fosse solo una sorta di picaresco imbonitore, sempre al centro delle città, vestito in modo bizzarro ed appariscente, lontano dai rigidi formalismi sociali e dalle sottili ipocrisie borghesi, per nulla interessato alla politica e privo di morale, quasi che questo fosse l’unico modo possibile di vivere per un uomo della sua specie. Eppure il suo essere a costante contatto con la gente, soprattutto con gli strati più umili ed indifesi, lo portò a maturare una profonda coscienza politica, che trova sfogo anche tra le pieghe del libro, tanto che potremmo definirlo come la storia di un ciarlatano che si fa uomo, che si emancipa dalle circostanze e dagli istinti che lo volevano truffatore e gabbamondo, per liberarsi dall’arte dell’inganno allo scopo di essere più uomo1. Frizzi fu fin da subito un valente ed apprezzato galoppino elettorale, anche se agli esordi prestò la propria arte a candidati governativi e "borghesi", tanto che quando fece richiesta nel 1892 di iscrizione al neocostituito Partito dei lavoratori italiani (che divenne poi il Partito Socialista Italiano) si vide rigettare la domanda per la dubbia moralità delle attività a cui era dedito.


Una delle tante pubblicazioni goliardiche date alle stampe da Arturo Frizzi

Alla politica fatta con impegno giunse per gradi, passando dall’interesse personale a quello di classe un poco alla volta. Per lungo tempo vendette qualsiasi tipo di pubblicazione, senza differenza alcuna. Si era costruito un vestito bianco sul quale aveva poi impresso le testate di tutti i giornali italiani, per attirare l’attenzione su di sé e vendere più copie. Via via che la sua coscienza politica si fece più attenta, si dedicò sempre più alla propaganda progressista, rigettando e non accettando più lavori che reputava non in linea con le proprie idee.

Arturo Frizzi riuscì poi a farsi accettare dal Circolo socialista di Cremona nel 1896, vuoi perché nel frattempo aveva lasciato la "famosa" Rosina, vuoi perché uno come lui tornava comodo, intraprendendo da quel momento una proficua “carriera” in seno al partito, abbandonando la decentrata sezione padana a favore di quella centrale, in quel di Roma, dove nel frattempo era stato fondato l'Avanti!, dalla cui direzione fu incaricato di procacciare abbonamenti e sostenitori. Assolse tale impegno finché la dura repressione dei moti del 1898 e lo scompiglio da essa provocato nelle file del Partito Socialista non lo indussero a riparare a Trento. Qui conobbe Cesare Battisti, allora intento a dar vita al Popolo, primo quotidiano cittadino socialista, e divenne ben presto rivenditore ufficiale di questo giornale2. Tornato in Italia, all'alba del nuovo secolo, poiché la sua indole di irregolare incallito collideva con la coscienza politica da lui acquisita, Frizzi volle suggellare il definitivo distacco dal proprio passato raccogliendo sul foglio socialista Sempre Avanti! estratti del proprio passato ciarlatano, per poi raccogliere il tutto nel volume protagonista di questa recensione, uscito a Mantova nel 1902 e poi ristampato nel 1912 con la prefazione del deputato socialista Giovanni Zibordi. Quest'ultimo definisce Il Ciarlatano un documento letterario rilevante per le vicende del socialismo italiano, oltre che uno spaccato dell'universo degli "scarpinanti" di fine Ottocento3.

  1. Giovanni Artero, Oddino Morgari. Biografia Politica di un "Cittadino del mondo".
  2. Arturo Frizzi, Il Ciarlatano, Edizioni Avanti!, 1953. Introduzione di Sergio Borelli.
  3. Frizzi, Arturo. Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 50 (1998).
  4. Ibidem.

Scheda del libro:

  • Titolo: Il Ciarlatano
  • Autore: Arturo Frizzi
  • Pagine: 220
  • Editore: Baraldi e Fleischmann
  • Anno: 1902
  • Anobii: scheda del libro

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