Attualità
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Attualità (12)

Sul finire degli anni Sessanta, il Belpaese visse un autentico boom del romanzo giallo, con un fiorire di pubblicazioni e collane su cui trovarono spazio anche diversi autori italiani, non più obbligati ad utilizzare pseudonimi anglosassoni come in passato, ma liberi di ricorrere al proprio nome di battesimo. Rispetto agli anni precedenti non solo aumentò la produzione, ma anche la qualità risultò migliore, come se il doverci mettere “la firma” obbligasse gli autori ad un maggior impegno, con soddisfazione di tutti, pubblico compreso. Il successo poi di Scerbanenco fece scuola e rese tutto più facile.

Dopo Mario Dagrada, è la volta di Silvio Coppola e le “sue” copertine per Feltrinelli, in particolare quelle realizzate per la collana Franchi Narratori, edita dal 1970 al 1983. Siamo negli gli anni "caldi" dell’impegno ideologico e politico della casa editrice milanese, anni che vedono nascere libri talvolta inconsueti, lontani dai cliché usuali della narrativa di genere.

Si possono collezionare i libri per i motivi più svariati, dal genere all’autore, per casa editrice o per collana, talvolta anche per periodo. Raramente, almeno credo, lo si fa per la copertina, che pure riveste un’importanza capitale nell’indurre il lettore all’acquisto. Sono convinto che molti dei lettori di Mattatoio n.5, come il sottoscritto, abbiano fatto compere sulla spinta emotiva di illustrazioni bizzarre, fantastiche o ammiccanti, talvolta realizzate da autentici fuoriclasse  come Carlo Jacono, Ferenc Pinter o Karel Thole, ma anche grazie a opere più grafiche e meno di nicchia. Bene, detto questo, confesso che una parte della mia libreria è occupata dai capolavori firmati Mario Dagrada, usciti per Rizzoli nella collana La Scala tra il 1962 e il 1971.

Incontro Alfredo Castelli in pausa pranzo, in un giorno di maggio in cui finalmente, anche a Milano, si può stare all’aperto. Una bottiglia di vino fresco, una tenera giornata primaverile, un disteso momento di otium: sono occasioni come queste a dar gusto alla vita. Parliamo di tante cose: delle ricerche matte che ci piace fare, di archivi da spulciare, del Buffalo Bill italiano e della tristezza di collezioni smembrate e vendute pezzo per pezzo; del sogno di uno spazio dedicato alla cultura popolare, dove raccogliere le nostre – e altrui – biblioteche. Infine, in pace con il mondo, accendo la sigaretta e il registratore e ripenso con un sorriso all’osservazione di una giovane amica: “Ma perché non fai come fanno tutti? Scrivi le domande e ti fai rispondere per mail!”.

Fino al 7 giugno, nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, è allestita la mostra itinerante Inferno (1914-1918) di Tom Porta. Settanta opere, tra tele di grandi dimensioni e disegni, che rievocano la Prima guerra mondiale attraverso il viscerale accostamento tra scene dal taglio cinematografico e citazioni dell’Inferno dantesco. Ce la racconta lui stesso – affabulatore scanzonato all’apparenza, nella sostanza artista di spessore e mente fine – nella sua casa-studio, dove vive insieme a un pitone e a un dragone barbuto australiano, tra caschi di Iron Man e memorabilia assortiti.

Nel mese di giugno del 1961, sul «Settimo giorno»1 escono tre articoli in cui Emilio de' Rossignoli, momentaneamente accantonati divi del cinema e principesse, svela, forse per la prima volta, il suo interesse per l'occulto, sicuramente con l'intenzione di promuovere la prossima pubblicazione di Io credo nei vampiri, prevista per il settembre dello stesso anno: La vera magia è il privilegio di pochi (6 giugno), I vampiri hanno lasciato la leggenda per entrare nella cronaca (13 giugno) e I fantasmi dei nostri tempi non disdegnano la televisione (20 giugno).

“Gentilissimo Signor De' Rossignoli, la Rizzoli, dopo molte tergiversazioni e molte lentezze, ha risposto di no a DOTTORE IN STRAGE…” Così, il 16 dicembre 1974, l’agenzia letteraria Linder comunicava a Emilio De Rossignoli il fallimento delle trattative con l’editore milanese, proponendogli di tentare con Longanesi: dopo questa lettera, però, di Dottore in strage - come ha ricostruito, qualche mese fa, Anna Preianò - si perdono le tracce. Ma è proprio così?

Instancabile poligrafo, gran maestro di cucina redazionale, lettore insaziabile, collezionista compulsivo di ritagli e bizzarrie, compositore sopraffino capace di far risuonare tutte le corde dell'animo, dalla commozione all'orrore, dal sorriso al disgusto: oggi vogliamo ricordare Emilio de' Rossignoli come giornalista, la professione alla quale si dedicò sempre con eleganza e senza far chiasso, tanto che anche di questa sua attività non è rimasta memoria.

La Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori custodisce un patrimonio archivistico imponente e di grande valore documentario, nel quale spicca il fondo Erich Linder (1924-1983), protagonista di trent'anni di storia dell'editoria italiana. Sotto la sua guida, infatti, l'ALI (Agenzia Letteraria Internazionale) divenne una delle più importanti non solo d'Europa, ma del mondo, arrivando a rappresentare autori come Brecht, Mann, Salinger, Calvino, Volponi, Arbasino. Alla fine degli anni Settanta, della sua "scuderia" facevano parte circa diecimila scrittori di diverse nazionalità. Attraverso i carteggi tra l'agenzia, gli autori e le case editrici, l'archivio, organizzato in serie annuali, testimonia l'influenza e il ruolo determinante di Linder nel panorama editoriale italiano. E in quei faldoni ricchissimi – che mi auguro siano interrogati anche da giovani e seri studiosi, e non solo da cacciatori di bizzarrie – ha lasciato una traccia anche lui, Emilio de' Rossignoli...

Negli ultimi mesi ci siamo dedicati con cura ed entusiasmo alle ricerche biografiche su Emilio De' Rossignoli. È un lavoro lungo e complicato: strade che sembrano promettenti imboccano un vicolo cieco; ipotesi plausibili alla fine si arenano... Insomma, ci vorranno altro tempo e tanta pazienza. Ma abbiamo fatto alcuni passi avanti, che vogliamo raccontare anche se ancora non siamo arrivati a un vero punto di svolta, alla chiave che apre la porta segreta.

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